Home Politica estera VILTA’ E GUSTO DI DISTRUGGERE NON SONO AMMESSI

VILTA’ E GUSTO DI DISTRUGGERE NON SONO AMMESSI

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di Vito Schepisi

Pusillanimitas et cupio dissolvi non licet  (Viltà e gusto di distruggere non sono ammessi)

Certe situazioni richiedono prudenza, serietà, moderazione e consapevolezza della responsabilità nazionale.
Questa Europa, per come s’è mossa, non è sempre piaciuta agli italiani, sia a destra che a sinistra.
E smentirlo sarebbe da ipocriti!
Le ragioni sono diverse, ma se le più sono politiche, molte altre sono legate ai pregiudizi e/o ai complessi di coloro che si sentono grandi raddoppiando i volumi delle cose od anche, come accade ai nostri cugini d’oltralpe, addobbando i musei coi saccheggi delle opere d’arte.
l’Italia ha una forza intellettuale (arte, cultura, letteratura, storia) ed una motivazione morale (culla del Cristianesimo e centro universale della più popolosa e diffusa appartenenza etico-religiosa del mondo) che nessun paese europeo ha mostrato in maggior quantità.
Il Belpaese, inoltre, è tra gli ispiratori e tra i fondatori dell’integrazione europea.
L’Italia brilla per genialità e per creatività e rilascia quella grande impronta di buon gusto e di qualità, grazie al suo “Made in Italy”, conosciuto ed apprezzato in quasi tutti gli angoli della Terra.
Questa nostra Penisola che si protende verso il Mediterraneo, per attestarne una centralità anche geografica, ha sempre saputo recuperare i disastri dei periodi storici più scellerati, vincendo le retoriche, i tradimenti, i cambia-casacche e le furie iconoclastiche del dissenso nichilista e violento. Con grandi ferite, ma con coraggio e determinazione, ha sconfitto il terrorismo, ispirato e manipolato da ideologie repressive e illiberali.
Le discriminazioni e le ondate di delegittimazione, però, stanno evidenziando, ancor oggi, l’aspetto più stupido, più ipocrita e più cinico, soprattutto quando le violenze, persino quelle verbali, e gli orrori cambiano valenza a seconda delle mani, delle voci e delle idee di chi li mette in atto.
La legittimità, pertanto, per un ruolo di rilievo nella Commissione Europea sarebbe, pertanto, nella forza delle cose.
La vera croce d’un Paese non è tanto la povertà, ma è il prevalere delle scelte ideologiche.
Quando la follia prende il sopravvento, s’aggiunge, per ignoranza e/o per imbecillità, l’inconsapevolezza delle conseguenze.
Le masse, obnubilate dalle parole d’ordine e dal dominio del populismo che fa diventare tutto colpa, egoismo ed omissione, si trasformano in strumenti d’odio e violenza.
L’ideologia in questo caso diventa come un fiammifero che dà fuoco alla miccia per infiammare le piazze.
Non è solo, pertanto, per l’insieme della stupidità e dell’ignoranza, se l’Europa, anziché essere l’Unione di Stati di un Continente, s’è spesso trasformata in una competizione tra paesi, rincorrendo le ragioni politiche dell’uno o dell’altro, e subendo l’ostracismo che sorge da quei contrasti che traggono origine dagli opportunismi nazionali.
Ci sono esperienze di civiltà differenti in Europa.
Anche gli usi ed i costumi hanno origini diverse e se, per un motivato moto d’orgoglio, fosse possibile ricordare il profondo solco culturale che pone spesso l’Italia al centro d’una consolidata civiltà occidentale, non si giustificherebbero le eccessive attenzioni (per lo più discriminatorie) da parte dei partner europei.
l’Europa avrebbe una prateria su cui proseguire, senza discriminazioni, nel suo percorso d’integrazione, in perfetta sintesi con le regole della rappresentatività (meno discriminatorie), guardando alle complessive esigenze di tutti e valutando le priorità.
Il recente rapporto Draghi ne ha pure tracciato il peso, i modi e la strada, indicando persino questioni su cui nel passato veti e presunzioni hanno impedito di valutare ratio e percorso per scelte diverse.
Continuare, invece, a porre veti in modo evidente o per interposte persone, sarebbe squallido.
I veti confliggono col principio della pari dignità d’ogni nazione ed incrementano il rischio di far perdere quota all’intera “vision” europea, introducendo persino il pericolo d’un percorso all’inverso.
In questo contesto, in Italia, s’è avvertito con chiarezza il fastidioso stridore dei tentativi di alcuni partiti d’opposizione in pressione per retrocedere l’Italia verso ruoli di livello inferiore.
Un tentativo che appare al momento sventato, ma che per quanto nauseante non andrebbe sottovalutato.
Gli italiani ne devono essere consapevoli.
La democrazia è fatta perché tutte le forze politiche e sociali garantiscano al Paese ogni successo e bene, a prescindere da chi sia stato delegato dal popolo a rappresentarlo.
Pusillanimitas et cupio dissolvi non licet, in una sana realtà democratica.

 

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