
Raffaele Fitto, Fratelli d’Italia e Ecr, ossia membro dei due partiti guidati da Giorgia Meloni, assume uno dei sei ruoli apicali nella nuova Commissione europea.
Per i gufi della sinistra gallo-rosso-verde, che volevano l’Italia esclusa, messa in un angolo, ostracizzata, la notte è davvero oscura.
L’Italia non è isolata e non è isolata nemmeno Giorgia Meloni.
“L’Italia – ha detto Ursula von der Leyen – è un Paese importante e fondatore dell’Ue e questo dev’essere riflesso nella composizione del Collegio”.
“Il Parlamento europeo – ha aggiunto – ha 14 vice presidenti, tra cui due dell’Ecr. E mi sono basata su questo per la composizione del Collegio, che riflette l’importanza dell’Italia”.
Non è isolata l’Italia, con buona pace dei gufi di sinistra. Non è isolata Ecr, con conseguenze che vedremo in seguito e che fanno capire che la situazione politica europea è in movimento.
Si profila una Commissione molto diversa dalla prima guidata da von der Leyen.
Non ci sono personalità come quelle di Thierry Breton, dell’ideologo del green Frans Timmermans e anche di Margrethe Vestager, in grado di porsi come contraltare alla presidente, la quale si emancipa da ogni tutela, quella di Macron in primis, e ribadisce la sua autonomia dalle correnti interne al PPE che, con grande fatica, la avevano indicata come ‘Spitzenkandidat’ nelle ultime elezioni.
L’operazione Fitto è, oltre alla considerazione dovuta all’Italia, la vicepresidenza esecutiva a un commissario espressione della destra conservatrice europea e rappresenta un bilanciamento significativo della Commissione.
Forse la sinistra italiana, ora, la smetterà di cantare il ritornello dell’antifascismo nei confronti di Giorgia Meloni, che con la nomina di Fitto si conferma leader europea dei conservatori.
La sinistra italiana dovrà, prima o poi, convincersi che i conservatori esistono e che non tutto quello che non va bene al Pd, al M5S e ai cespugli verdi è fascismo.
La nuova composizione della Commissione non è destinata a passare come acqua fresca, in quanto sposta chiaramente l’asse politico europeo e aprirà contraddizioni con socialisti e verdi, due forze politiche perdenti ovunque e, soprattutto, ridotte ai minimi termini nella Germania di Sholz.
Due settimane fa era arrivata l’irritazione dei Liberali sul posizionamento di Ecr nella futura Commissione e la scorsa settimana c’è stato l’ultimatum dei Socialisti, accompagnato dalla forte contrarietà dei Verdi.
Rimane il fatto che a Raffaele Fitto è stato assegnato l’incarico di vicepresidente esecutivo con una delega importante e un portafogli ingente, circa 378 miliardi e la sua nomina rappresenta un successo pieno della partita giocata dal governo Meloni.
Con la vicepresidenza esecutiva Fitto, oltre a gestire le sue deleghe, agisce a nome del presidente e coordina, come supervisore (nel precedente mandato era il ruolo di Dombrovskis), gli altri Commissari che hanno deleghe nella sua area di competenza. Nel caso di Fitto si tratta di materie di interesse strategico, tanto per l’Europa quanto per l’Italia, come agricoltura, trasporti e turismo, pesca e blu economy.
Come chiarito nella “mission letter” di von der Leyen, che contiene le regole di ingaggio, Fitto dovrà “garantire che l’Ue continui a supportare riforme e investimenti di lunga durata che contribuiscano direttamente a rafforzare la crescita europea”.
La Coesione vale nel complesso circa 378 miliardi (di cui circa 43 per l’Italia) per il ciclo 2021-2027, ai quali poi si aggiungeranno le risorse per il futuro ciclo di programmazione – ancora non quantificabili, ma presumibilmente di entità simile – che la prossima Commissione sarà chiamata a definire insieme con gli Stati membri.
Ora la sinistra rosso-giallo-verde guferà, cercando di spiegarci che la delega a Fitto non è questo e non è quello e che poteva essere questo o quello.
La realtà è quella che è: l’Italia non è isolata e non lo è Giorgia Meloni.
Ai gufi rimane da gufare e….tanti saluti.





