
di Lucio Leante
Al processo di Palermo contro Salvini viene al pettine un vecchio nodo politico della democrazia italiana: l’uso della giustizia per fini politici non solo e non tanto da parte di PM politicizzati e/o protagonisti, ma soprattutto da parte del PD e degli altri partiti di sinistra. Questi ultimi, infatti, in Senato a maggioranza autorizzarono il paradossale processo forse senza rendersi conto che autorizzavano così i magistrati a esercitare, sotto una maschera giudiziaria, un potere discrezionale di controllo (politico) sugli atti politici e quindi sull’intera classe politica (anche quella di sinistra, come è già avvenuto con la caduta del primo governo Prodi e poi con la famiglia Renzi).
Significativo è il fatto ministro dell’Interno che succedette a Salvini, Luciana Lamorgese, bloccó più navi e più sbarchi di quanto non avesse fatto Salvini, ma nessun magistrato ha mai pensato di metterla sotto processo per sequestro di persona. Dov’è la differenza?
Viene il sospetto che Salvini sia stato sottoposto ad un diverso ed iniquo trattamento non solo e non tanto per essere “un puzzone di destra”, ma anche e soprattutto per essere (a differenza della caratura tecnica e dei modi discreti, felpati e puramente amministrativi della Lamorgese) un uomo politico. Che, in quanto tale, cercava (legittimamente) di lucrare consensi con l’esposizione mediatica propria e la spettacolarità delle sue decisioni. Significativo è anche il fatto che i grandi media hanno partecipato attivamente alla stigmatizzazione di Salvini (e alla parallela beatificazione della Lamorgese).
Di questa mia interpretazione sembra una prova la motivazione esplicita dei magistrati dell’accusa che dicono: Salvini ha impedito lo sbarco di circa 140 persone su una nave “solo per motivi politici di consenso”. Come se fosse quella presunta motivazione, quell’obbiettivo (fisiologico in ogni uomo politico) a costituire il vero reato: l’aver fatto politica. Lamorgese invece ne ha bloccari molti di più, ma “non faceva politica”.
Fino a quando durerà l’alleanza (politica) tra una parte del mondo politico (la sinistra) e la parte più politicizzata e protagonista dei procuratori italiani, con la connivenza subalterna della grande stampa, la politica e la democrazia in Italia resteranno bloccate perché sottoposte alla spada di Damocle di inchieste giudiziarie, tra l’altro, sospette di pretestuosità e “doppiopesismo”.
La sinistra crede di avvantaggiarsene nel breve periodo, ma non puó sperare che i processi contro i suoi avversari sostituiscano per sempre le elezioni ed il responso delle urne. La gente è stanca del suo uso politico della giustizia e non si fa più incantare dalle sirene dell’antipolica giudiziaria e giustizialista. La politica giudiziaria della sinistra, poi, paralizzando la politica nel suo insieme, alla fine si ritorce anche contro la sinistra politica stessa a tutto vantaggio del cosiddetto “circo mediatico-giudiziario” che è l’unico a trarne davvero utili concreti.





