di Giavito Caldararo
Dalla Prima alla Repubblica ad oggi abbiamo assistito al continuo degrado del linguaggio in politica, sia a livello parlamentare che nel sistema degli Enti locali (Regioni, Province e Comuni ). Nella Prima Repubblica la polemica si caratterizzava con dotte e auliche citazioni in latino e greco. Con l’avvento della Seconda Repubblica, del leghismo e del Berlusconismo, quale frutto velenoso della stagione di “Mani pulite”, in politica si diffondono parolacce, offese sconce e male parole, come afferma il giornalista politico Roberto Gressi, come specchio del Paese. E Tullio De Mauro, sospettava che questi fenomeni erano la manifestazione di una classe politica incapace di “usare le risorse più appropriate della lingua . E sulle parolacce in Parlamento diceva che “non sono la causa, ma l’effetto di una tendenza generale del Paese”.
Giuseppe Prezzolini, autore di “Le grandi nemiche”, sosteneva che “il linguaggio è un impoverimento del pensiero”. Mentre Karl Kraus, geniale scrittore austriaco e grande autore satirico, affermava: “il linguaggio deve essere la bacchetta del rabdomante che scopre sorgenti di pensiero”. E buona parte dei nostri politici, anziché utilizzare “le risorse più appropriate della lingua italiana”, fanno uso della parolaccia, che la Treccani significa parola sconcia, volgare oppure blasfema . E sarà il leghista Umberto Bossi , che darà avvio a quello che diventerà un vero “Catalogo Tricolore” della parolaccia, quando in direzione della parlamentare socialista, che aveva avanzato il sospetto che la Lega volesse armarsi, disse: “Boniver, bonazza, la Lega è sempre armata, di manico”.
Sarà Silvio Berlusconi, che rivolto alla deputata Rosy Bindi dirà: “è più bella che intelligente”. Lo stesso Berlusconi, avrà la sfacciataggine di dare dei “coglioni agli italiani che votano a sinistra”. Anche Massimo D’Alema, rivolto a Renato Brunetta, basso di statura, parlamentare e ministro di Forza Italia, ma già collaboratore del ministro socialista Gianni De Michelis, dirà la seguente grave e offesa frase: “E’ un energumeno tascabile”. Seguiranno le scuse. Sarà lo stesso D’Alema, durante una trasmissione televisiva, che verso il giornalista Alessandro Sallusti, che lo accusava di utilizzare un immobile con fitto agevolato, dirà: “vada a farsi fottere, lei è un bugiardo e un mascalzone”. Ancora il leghista Umberto Bossi, in uno scontro con l’on. Casini, affermerà: “è uno stronzo, quel che rimane dei democristiani, di quei furfanti e farabutti che tradivano il Nord”.
Nel catalogo tricolore della parolaccia, non poteva mancare la vivace on.le Daniele Santanchè, che parlando del leader Gianfranco Fini, disse: “Umanamente è una merda”. Sarà poi il turno di Roberto Giachetti, che durante i lavori in direzione del PD in direzione di Roberto Speranza, gli rivolgerà la seguente frase: “Hai la faccia come il culo”. Non poteva mancare Vittorio Sgarbi, che in Parlamento e in televisione, non manca occasione per arricchire il suo linguaggio con le più volgari parolacce. Dal palco del Maxxi, il Museo Nazionale delle arti del XXI secolo, dirà : “che cazzo vuoi, ma chi cazzo sei, coglione testa di cazzo”.
L’attuale ministro Roberto Calderoli, sarà il protagonista di una offesa gravissima rivolta a Cecile Kyenge, ministra per l’integrazione nel Governo Letta: “Quando vedo Cecile Kyenge, penso a un orango”. Anche qui seguirono le scuse: “era una battuta, magari infelice”. Nel catalogo non potevano mancare gli esponenti del M5S, che guidati dal noto “Vaffa” di Grillo, saranno i protagonisti di un linguaggio condito da parolacce e offese gravissime. Come quella del pentastellato Massimo Felice De Rosa, che in commissione Giustizia, rivolto alle parlamentari del PD, dice: “Siete qui solo perché brave a fare pompini “. Poi giungiamo ai nostri tempi e registriamo il caso di Vincenzo De Luca, governatore della Regione Campania che dà della stronza alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il povero De Luca, subirà la replica della Meloni, che in visita istituzionale in Campania, gli dirà : Eccomi, sono la stronza, come sta ” ? Abbiamo il caso di Nino Strano, parlamentare di AN e poi del Terzo Polo, che ricolto al collega Nuccio Cusumano, gli dice: “Sei un cesso corroso”. E poi il famoso vaffa di Salvini alla ministra Fornero. Non poteva mancare il pentastellato Malio Di Stefano, sottosegretario di Stato e fedelissimo di Di Maio, che rivolto alla on.le Laura Boldrini, dice: “donna senza dignità, zombie”.
Assisteremo poi ad un Di Battista, che molto agitato, darà del “fascista” ad un timido Roberto Speranza. E a proposito di volgarità, il giornalista Beppe Severgnini è stato invitato al convegno di Ravenna su “Prospettiva Dante”, ha detto che parlerà del “perchè in tanti, oggi, ricorrono alla volgarità” ? ” Perchè molti non riescono a mettere in fila quattro frasi senza dire stronzo, merda e vaffanculo (scusate ma è necessario). Per certe persone, sottolinea Severgnini, “Turpiloquio è una parola troppo elegante”. E come ci ricorda il giornalista del Corriere della Sera, Roberto Gressi, Tullio De Mauro, scomparso nel gennaio 2017, affermava: “Abbiamo fatto un lavoro di accertamento del vocabolario di alta frequenza in uso in italiano, confrontabile con quello fatto negli anni Settanta e Ottanta. Ebbene, a trent’anni e più di distanza una delle novità più clamorose è che emergono un bel gruppo di male parole. Certo, esistevano anche prima, ma era piuttosto marginali: non apparivano negli scritti né sui giornali, ma prevalentemente nell’avanspettacolo”. La realtà è che la parolaccia va sempre più godendo di una fama e diffusione crescente, come se fossimo in presenza di Coprolalia, cioè la tendenza impulsiva a pronunciare parole oscene o della patologica sindrome di Tourette. Forse è il caso di coinvolgere in un’azione di risanamento del linguaggio sia la scuola, la famiglia, il giornalismo, la televisione e le istituzioni.




