
di Nicola Leone
La sedia per sederci, il tavolo per appoggiare gli oggetti; e la politica a cosa serve?!
La funzione della politica è di apportare tutta una serie di operazione che mettano in equilibrio i principali soggetti economici, le Famiglie e le Imprese.
La politica quindi regola gli equilibri economici del Sistema Stato.
Equilibrio declinato sotto diverse forme negli anni sino all’odierno Stato Assistenziale nel quale i partiti e la politica in genere tutelano il proprio elettorato e quindi attraverso il consenso persegue la rielezione.
Iniziamo con lo Stato liberale delle prime e successive industrializzazioni: privilegiava le imprese al fine di creare e sviluppare l’equilibrio economico e sociale. Il benessere e la crescita dell’economia era nelle mani delle imprese. Le aziende producono e l’economia cresce. L’intento era buono ma i risultati squilibravano a danno delle famiglie, non ancora considerate nel fondamentale ruolo di consumatori.
Le disuguaglianze tra imprenditori troppo ricchi e operai troppo poveri portarono a una situazione diametralmente opposta con lo Stato pianificato. Nessuna mano invisibile che regola il mercato ma tutto era programmato e pianificato per lustri.
Intento buono ma risultati deleteri anche in questa situazione, non essendoci incentivi a produrre di più. Un po’ alla posto fisso di Checco Zalone cioè.
Col dopoguerra le posizioni si compendiano nel compromesso dello Stato misto con tutto privato tranne i servizi essenziali pubblici: trasporti, istruzione, sanità, difesa etc.
Anni Settanta arrivano le rivendicazioni studentesche e dei lavoratori: che senso ha permettere l’accesso agli studi a tutti quando poi mancano le reali e concrete opportunità professionali: futuri notai saranno solo i figli di notai, idem farmacisti etc. per cultura, tradizioni e capacità imprenditoriali oggettive. Ecco quindi lo Stato sociale degli Anni Settanta che ha corretto alcuni aspetti dell’equilibrio economico tra Famiglie e Imprese. Il sistema BRICS infatti vede opportunità di investimento e crescita economica in paesi a elevata popolazione, potenziali consumatori che innescano il ciclo virtuoso.
Preistoria. Oggi non viviamo nulla di tutto questo. La situazione attuale mi piace definirla dello Stato Assistenziale. La politica è sempre più di professione. Ottime scuole formano i politici di domani istruendoli ed educandoli alla presenza mediatica. Le vecchie tecniche del volantinaggio nei mercatini rionali è compassata con la sfida Occhetto-Berlusconi. Manca quindi una visione di equilibrio macroeconomico. I partiti coltivano il proprio orticello di voti in modo schietto e semplificativo, ma al tempo miope. Il partito dei pensionati propone di aumentare le pensioni, quello dei dipendenti di aumentare gli stipendi, quello delle imprese di abbassare le tasse. Tutti a propugnare i loro interessi elettorali tralasciando il ruolo fondamentale dell’EQUILIBRIO tra i principali soggetti economici Famiglie e Imprese.
Non a caso il maggiore partito politico è quello dell’astensionismo con la schiacciante maggioranza assoluta. Il distopico partito dell’astensione lascia libertà di elezione e rielezione a microscopico partiti politici che con pochi fedelissimi riescono a perseguire conferma e riconferma elettorale.
In fiduciosa attesa di un migliore equilibrio auspichiamo una maggiore e consapevole partecipazione elettorale erga omnes.





