
di Marco Pugliese
Germania: sprofondo rosso (come i bilanci di stato e società) e treni in ritardo (linee vecchie e 45 miliardi dallo Stato per innovare…)
La Germania, un tempo locomotiva d’Europa (grazie al gas russo), ora arranca come un vecchio treno a vapore. Nessuno stupore dopo il settembre 2023 e la scoperta del buco da (stimati, poi sarà da vedere) 800 miliardi a bilancio. Eppure la (ex) potente nazione teutonica è costretta a svendere i suoi gioielli di famiglia come una nobildonna decaduta.
Volkswagen, orgoglio dell’industria tedesca, oggi minaccia chiusure e licenziamenti. E cosa fa il governo tedesco? Se ne sta lì, paralizzato, blaterando di pareggio di bilancio mentre la Cina si mangia il mercato.
Non c’è tempo nemmeno per un sospiro, Unicredit si è lanciata su Commerzbank, la seconda banca tedesca, le fa l’occhiolino e prova l’opa. E il governo? Ah, il governo! Diviso, confuso, incapace di decidere se vendere la sua banca “gioiello” o tenersi stretto quel che resta del suo impero finanziario.
E che dire delle Deutsche Bahn? Un colosso dai piedi d’argilla, sommerso dai debiti come un ubriaco dalle bottiglie vuote. Cosa fa? Vende Schenker, il suo braccio logistico, ai danesi di Dsv, affare da 14.3 miliardi I danesi, capite? Come se i vichinghi fossero tornati a saccheggiare le coste tedesche! I treni della società che dal 94 gestisce le ferrovie tedesche sono cronicamente in ritardo, provocando una crisi sociale e culturale in un paese abituato a essere icona di precisione e puntualità. Gli svizzeri fermano alla frontiera i loro convogli in ritardo: «con quelli italiani non abbiamo questo problema». Bile e 45 miliardi dallo Stato per ammordernare le ferrovie (ovviamente rimaste pubbliche…) che finiranno a debito o no? Chissà se le austere regole Ue volute da Berlino valgono davvero per tutti…
Ma il colmo, il vero colmo, è vedere la Bundesbank – sì, proprio lei, la guardiana inflessibile del marco, pardon, dell’euro – che benedice questa svendita come se fosse una manna dal cielo. “Abbiamo bisogno di banche forti”, dice. Peccato che queste banche “forti” abbiano sempre più l’accento estero.
E Olaf Scholz? Dov’è? Cosa fa? Si nasconde dietro il suo ministro delle finanze, quel Lindner che sembra uscito da un manuale di economia degli anni ’50, aggrappato al suo pareggio di bilancio come un naufrago a un relitto.
Intanto, la Cina ride. Byd, il gigante cinese dell’auto elettrica, assume a più non posso mentre Volkswagen licenzia. È questo il futuro della Germania? Vendere i gioielli di famiglia per comprare le batterie cinesi?
Forse è ora di svegliarsi dal sogno dell’austerità e ricordare che l’economia, come la vita, non è un foglio di calcolo. È sangue, sudore e, sì, anche un po’ di follia.
Scholz, se ci sei batti un colpo. Prima che sia troppo tardi e la Germania si ritrovi a essere non più il cuore pulsante d’Europa, ma il Paese che trascinerà la Ue in una crisi irreversibile (Draghi lo ha capito…).
Tabella aiuti di Stato alle banche…





