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BIPOLARISMO O RITORNO AL CENTRO?

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Giuseppe Augieri, su questo numero del giornale, si chiede per quale motivo dobbiamo rassegnarci al bipolarismo e per quale motivo assistiamo al naufragio della cultura progressista.

I due interrogativi sono interessanti e suscitano alcune riflessioni.

La risposta al primo interrogativo necessita, per essere data, della risposta al secondo.

Il naufragio della cultura progressista è tale in quanto il progressismo non è una cultura di sinistra, ma un’ideologia che ha nelle sue radici il fabianesimo socialista, che condivide molti aspetti del nazismo e del comunismo, a cominciare dall’eugenetica, per arrivare al malthusianesimo, ed ha un’idea elitaria del governo delle masse. Niente e che fare con la democrazia.

Nel loro Fabian Society, Francesco Mastrobattista e Eugenio Miccoli scrivono: “Lo storico Matthew Ehret così scrive della Fabian: ​La Fabian Society venne fondata nel 1884 da una cricca elitista di propagandisti darwiniani, che vedeva nel sistema recentemente elaborato da Karl Marx il perfetto veicolo per rendere popolare la logica di Darwin. In effetti tutti i suoi aderenti erano ferventi razzisti, ossessionati dalla missione che si erano dati di convincere l’umanità a sottomettersi ad una pulizia razziale, secondo le idee elaborate dal darwinismo sociale di Herbert Spencer e l’eugenetica di Francis Galton. Spencer e Galton erano entrambi fortemente influenzati dallo X Club di Thomas Huxley, in quell’epoca responsabili unici della politica scientifica imperiale. Ancora: ​Quello dei fabiani non era altro che uno stratagemma per collocare la volontà delle classi inferiori sotto una più ingombrante influenza di un’oligarchia dirigente, con la promessa di un «socialismo democratico» e agitando un ideale ingenuamente utopistico di «fine della Storia»”.

L’influenza della Fabian Society è arrivata anche in ambito italiano, in quanto le sue idee permearono quelle del gruppo di Giustizia e Libertà dei fratelli Rosselli e poi quelle del Partito d’Azione.

L’importanza dell’organizzazione è tornata a crescere soprattutto dopo le elezioni del 1997, che hanno portato Tony Blair a Downing Street.

Con Tony Blair la Fabian society ha ricominciato ad accrescere il numero dei suoi membri e il premier le ha riconosciuto l’importanza nell’aver ispirato la così detta third way, ovvero la ricerca di un compromesso tra le politiche liberali e quelle socialiste.

Senza studiare cosa sia la Fabian Society è difficile capire che cosa sia il progressismo, in quanto il progressismo è un suo figlio diretto, così come è figlio del wokismo americano.

Il naufragio della cosiddetta cultura progressista è dovuto al fatto che il progressismo si è andato progressivamente smascherando, così che i lupi travestiti da agnelli sono ora ampiamente riconoscibili.

Fabian

Uno dei motivi per il quale il progressismo naufraga è evidente anche nel tentativo, postumo e quantomeno zoppo, di accreditare Forza Italia nell’ambito del fabianesimo, con la pubblicazione del libro su Tony Blair, facendo del politico inglese un paradigma per la leadership.

Tony Blair

Schiacciare Forza Italia sul progressismo fabiano è opera davvero sorprendente, dal momento che il partito che fu di Silvio Berlusconi è da sempre nella famiglia del Partito popolare europeo il quale, se lo vogliamo chiamare con il suo nome, è un partito di centro democristiano che, a quanto pare, sta sempre di più guardando a destra.

Se si guarda la politica con uno sguardo più ampio che quello di casa nostra, si capisce che in Europa sta avvenendo uno spostamento del centro (che è grande e che ha riscosso la maggioranza dei voti, ossia del centro democristiano), verso destra, il ché non significa l’estrema destra e che in questa destra è compreso il partito Ecr dei conservatori della Meloni, che solo in Italia continua ad essere ritenuto fascista.

Se vogliamo avere un esempio emblematico di cosa sia il centro, anche in Italia, pensiamo a Raffaele Fitto, il quale nasce democristiano, approda in Forza Italia e ora in Fratelli d’Italia.

L’Italia, governata da Giorgia Meloni, manderà a rappresentarla in Commissione un uomo politico democristiano, di centro destra, come lo furono molti democristiani della Prima Repubblica che governarono il Paese.

Se non si capisce questo non si capisce cosa sta accadendo.

La Francia del povero Macron, cacciato dal Sahel, incarica il gollista Barnier, che guarda a destra, perché la sinistra o sedicente tale è progressista, wokista, green e come tale propositrice di una politica ispirata dalla tecno-finanza che nulla ha a che fare con gli interessi popolari.

Il progressismo è elitario e antidemocratico, è il riferimento delle élite dei tecnocrati, dei burocrati, degli ottimati e delle follie di una cultura che ben poco ha a che fare con la realtà.

Il progressismo è regressione. Basta vedere cosa accade in Germania.

A contrastare il progressismo non c’è la destra, secondo una logica bipolare finta: progressisti, fascisti. No. A contrastare il progressismo ci sono i democristiani di sempre, ai quali si sono alleati e si stanno alleando i conservatori.

Il progressismo ha di fronte a sé il centro democristiano e al centro non c’è spazio per nessun altro.

Altro che bipolarismo, siamo al centrismo, solo che il centro non guarda più alla fuffa socialista e verde, anche se finge di farlo in Europa, ma è in virata verso la destra conservatrice.

Se non la smettiamo di ragionare con il paraocchi di comodo dell’antifascismo, ci troveremo tutti democristiani (di centro o di destra). Anzi. E’ già così.

Nella fotografia, Manfred Weber, presidente del Partito popolare Europeo e Giorgia Meloni, presidente dei Ecr.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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