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LA VERA GUERRA IBRIDA, TRA ATLANTOPITECHI E ERECT..RUS

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di Frvmentarivus
In Europa si parla sempre più spesso di “ATTACCHI IBRIDI”, ma ciò che viene costantemente ignorato è che la vera guerra ibrida non è fatta di droni, sabotaggi e cavi tranciati. È una guerra dell’informazione, una guerra per il controllo della narrazione, e l’Occidente, con i suoi Atlantopitechi, dovrebbe cadere puntualmente nella trappola tesa dai Russi.
Fiamme, esplosioni e misteriosi sabotaggi vengono subito bollati come operazioni orchestrate dal Cremlino, senza neanche una prova concreta. Ma è davvero questa la mano nascosta di Putin che alimenta la paura in Europa? È davvero la Russia, il grande burattinaio dietro ogni singola violazione di uno spazio aereo NATO? Oppure siamo noi a voler vedere sempre e solo l’orso russo dietro ogni incidente? Forse, la risposta è più complessa, ma troppo spesso viene semplificata in favore di una narrazione che fa comodo a certi poteri.
Prendiamo ad esempio i recenti eventi in Romania e Polonia, dove i droni Shaheed, di fabbricazione iraniana ma utilizzati dai Russi, hanno violato lo spazio aereo di queste nazioni. I media gridano all’”aggressione”, ma la realtà è che gli F-16 rumeni non hanno abbattuto quei droni: li hanno semplicemente scortati fuori dai confini nazionali, rimandandoli in Ucraina, dove avrebbero continuato a seminare distruzione. In un mondo in cui si inneggia alla fermezza contro Mosca, perché una nazione NATO avrebbe dovuto lasciare intatta una potenziale minaccia? Forse perché il vero obiettivo non era mai l’attacco fisico, bensì la reazione mediatica che ne sarebbe derivata.
Il motivo è chiaro: l’Occidente, quello di chi sa fare il suo mestiere, non quello dei vari Guru da social network, si rifiuta di cadere nel tranello del Cremlino. Non abbattiamo droni, non reagiamo a provocazioni palesi perché sappiamo che ogni nostro passo sarebbe parte del piano di Mosca, che mira a farci scatenare reazioni spropositate. Non è un incidente, è un piano. Un piano che mira a manipolare l’informazione e creare una narrativa che frammenti l’unità tra i paesi NATO, indebolendo la nostra capacità di sostenere l’Ucraina in una fase cruciale. Certo l’Atlantipitecus Simplex vorrebbe far “caciara”, lo stesso attribuisce a Putin anche quello che per nulla lo e’, figuriamoci i droni! Articolo Cinque! Articolo Cinque! Che “fresconi”! meno male che i nostri quadri dirigenti non sono cosi’ “fresconi come questa povera gente minus habens!
Dall’altra parte dello schieramento troviamo gli Erect..Rus, i tifosi pro-Cremlino che vedono in ogni reazione tiepida dell’Occidente la prova che “l’Occidente è debole”, che “la Russia ha vinto”. Ma si sbagliano. La debolezza apparente è solo un’astuzia. I governi occidentali hanno imparato a giocare questa partita: sanno che i sabotaggi e gli attacchi fisici sono poca cosa rispetto all’impatto mediatico che possono generare, ed a parte qualche giornalaio da strapazzo, se ne guardano.
In fondo, gli attacchi ibridi di Mosca non mirano a distruggere fisicamente. Non è questo l’obiettivo. Il vero scopo è far sembrare l’Europa sotto attacco, è creare panico, il che è piantare il seme del dubbio tra l’opinione pubblica Occidentale moderata, convincendoli che la guerra stia arrivando a casa loro, facendoli credere che sarebbe meglio difendersi dai droni piuttosto che continuare a sostenere l’Ucraina. È una guerra di narrazione, e Mosca vuole essere l’unico narratore. E’ il gioco opposto di quello che fanno gli orchestratori d’Occidente!
Eppure, mentre le provocazioni si susseguono e i droni volano sui campi della Romania, il vero successo della strategia occidentale sta nel non reagire. Non permettiamo a Putin di avere la prima pagina. Non diamo spazio alle sue manipolazioni. Così, mentre gli Erect..Rus sbraitano che “l’Est è implacabile” e gli Atlantopitechi gridano che “l’ovest deve fare di più”, la realtà è che la guerra ibrida si combatte silenziosamente, non con missili o proiettili, ma con una comunicazione accuratamente calibrata.
Lo so che questo non piace ai Primati d’Assalto dei social network, ma e’ cosi’.
 

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  • Redazione

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