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I CORTIGIANI DELL’ELISEO E GLI INTERESSI DELL’ITALIA

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La pubblicazione di una sorta di lista di proscrizione contenente i nomi di politici e di giornalisti ritenuti filo israeliani e anti palestinesi ha riproposto all’attenzione  alcune questioni da tempo sottaciute che riguardano i cugini francesi, le loro politiche neo coloniali fallimentari, i loro sogni senescenti di grandeur, la loro idea di essere il faro dell’Unione Europea nonostante abbiano, per usare un eufemismo, le pezze al culo. 

La lista di proscrizione ha riportato in piena visibilità l’esistenza di Nuovo Partito Comunista Italiano che ha una sede nei pressi di Parigi e che si dichiara erede delle Brigate Rosse, nonché dell’ala secchiana del vecchio Pci. 

L’esistenza di un erede delle BR in Francia ripropone la questione, mai risolta, della protezione accordata da Parigi ai terroristi rossi condannati in Italia e espatriati nell’Exagon e della presenza a Parigi di un centro di coordinamento del terrorismo, l’Hyperion-Superclan, dove terroristi di vari paesi si sono scambiati informazioni e armi e dove i rapporti con i palestinesi delle varie fazioni aderenti all’OLP sono stati costanti. 

Non è, pertanto, un caso che il Nuovo Partito Comunista Italiano, che si dichiara erede delle BR, abbia pubblicato un elenco di politici e di giornalisti ritenuti sionisti, dal momento che le BR hanno ricevuto, in più occasioni, come è acclarato dalle indagini, armi dall’OLP. 

Le esternazioni del NPCI, se richiedono misure di intelligence e di sicurezza, necessitano altresì di una presa di posizione politica chiara nei confronti dell’Eliseo, che non può continuare a proteggere il terrorismo rosso italiano e a fingere di non sapere che a Parigi c’è un cervello internazionale del terrorismo. 

Nel saggio di Silvano De Prospo e Rosario Priore: “Chi manovra le BR” (Ponte alle Grazie), i due autori sostengono che “ fornire protezione ai latitanti può essere stata una leva utilizzata a proprio favore, per infiltrare e controllare direttamente il terrorismo. Per destabilizzare le democrazie dei paesi limitrofi così da rendere più facile e agevole il ritorno a una politica estera di supremazia, che avrebbe fatto della Francia stessa un paese guida in Europa, capace di confrontarsi direttamente con Russia e Stati Uniti. Posizione degna di una grande potenza quale la Francia è sempre stata nei secoli”.

“È in tal modo – aggiungono i due autori –  che la Francia avrebbe utilizzato la politica di asilo nei confronti dei movimenti eversivi europei per perseguire una politica estera «originale e prestigiosa», ma anche per attuare politiche economiche a favore della propria industria”.

“Con la crisi energetica scoppiata nel 1973 a seguito della Guerra dello Yom Kippur – scrivono ancora i due autori -, la Francia non nascose le proprie simpatie verso i paesi arabi (simpatie non gradite agli Stati Uniti) che l’avevano portata a ospitare a Parigi una sede di rappresentanza dell’Olp”. 

Se guardiamo all’attualità, la questione, sia pure con le dovute differenze, si ripropone. 

Francia in crisi economica e politica. Francia cacciata dalle ex colonie africane. Francia sostenitrice in prima linea delle politiche assurde dell’Unione Europea che destabilizzano intere aree produttive e industriali. Francia che fa il gradasso con la Russia senza avere la forza di contrastarne la sostituzione in Mali, Burkina Faso, Niger. Francia che subisce l’iniziativa italiana del Piano Mattei. 

“Riguardo l’approvvigionamento energetico – scrivono Prospo e Priore- la Francia era stata messa fuori gioco in Algeria (una delle colonie francesi) dalla politica petrolifera dell’Eni attuata da Enrico Mattei, politica che «assestò un colpo mortale agli interessi francesi e inglesi». Dopo Mattei, anche la politica estera di Aldo Moro entrerà «in conflitto con tutti coloro che avevano interessi forti e consolidati nel mediterraneo» costringendo la Francia a guardare con interesse lo scenario palestinese”.

Ci risiamo? 

La domanda non è retorica, ma politica e riguarda, in primo luogo, i cortigiani italiani dell’Eliseo, i corifei delle macroniadi, gli aspiranti alla Legion d’Onore, quelli che guardano Oltralpe perché hanno una perenne endemica disistima del proprio paese. 

Macron, dopo aver dichiarato la morte cerebrale della NATO, nel tentativo di mettersi alla testa di una forza militare europea con il suo ombrellino atomico, ha fatto marcia indietro e si è proposto come punta di lancia nella politica degli avventuristi europei nel conflitto ucraino, ossia nella guerra per procura tra USA e Russia. 

Dopo aver disastrato la Libia in combutta con inglesi e con l’amministrazione Obama, ovviamente a danno dell’Italia, dopo aver tentato di sostituire l’Italia nei rapporti con l’Egitto, sfruttando in tempo reale in caso Regeni, dopo aver giocato contro l’Italia grazie all’Asse franco tedesco, ora in rovina, Parigi ora che fa? Ci regala di nuovo le BR? 

La questione dei rapporti con Parigi va affrontata per quella che è, senza veli e desecretando documenti che facciano chiarezza sui rapporti francesi a danno degli interessi italiani. 

In questo modo si frustrano anche gli entusiasmi dei cortigiani italiani che sembrano frequentare Parigi come fosse il faro di luce erede di un illuminismo che è ormai da tempo archiviato dalla svendita del trinomio Libertà, Fraternità, Uguaglianza alle logiche tecno-finanziarie. 

 

 

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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