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IL CASO TELEGRAM E L’ARRESTO DI DUROV

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di Sergio Restelli

il controllo su uno degli strumenti di comunicazione più potenti e controversi dell’era digitale. Telegram: un asset strategico di primaria importanza.

La vicenda legata all’arresto e al successivo rilascio su cauzione di Pavel Durov, fondatore e CEO di Telegram, ha scatenato un’ondata di preoccupazione non solo in Francia, dove è avvenuto il fermo, ma anche, e soprattutto, in Russia.

La preoccupazione nasce dalla rilevanza strategica che Telegram ha acquisito per Mosca, specialmente nell’ambito delle operazioni militari e di intelligence.

Telegram è molto più di un semplice social media o un’app di messaggistica per la Russia.

Grazie alla sua crittografia avanzata e alla capacità di supportare gruppi e canali con milioni di utenti, è diventato uno strumento cruciale per le comunicazioni interne ed esterne del Cremlino.

In particolare, durante il conflitto in Ucraina, Telegram ha permesso alle forze russe di superare le limitazioni dei sistemi di comunicazione ereditati dall’epoca sovietica, che si sono dimostrati inadeguati di fronte alle esigenze moderne di trasferimento rapido e sicuro di informazioni.

Questa app ha consentito alle forze armate russe di mantenere una linea di comunicazione relativamente sicura e meno vulnerabile alle intercettazioni da parte dell’esercito ucraino e dei suoi alleati.

Le capacità di Telegram di inviare messaggi criptati e di gestire grandi quantità di dati in tempo reale sono state essenziali per il coordinamento delle truppe, per il controllo degli spostamenti e persino per il puntamento di artiglieria, attraverso sistemi di guida avanzati.

Ma l’importanza di Telegram non si ferma qui.

L’applicazione è stata utilizzata anche per operazioni di sabotaggio e attività di intelligence condotte dalla Russia in Europa.

La facilità con cui è possibile creare e gestire canali anonimi su Telegram ha permesso all’intelligence russa di orchestrare campagne di disinformazione e di destabilizzare governi europei, interferendo nelle dinamiche politiche interne di diversi Paesi.

L’app, spesso criticata per la sua mancanza di moderazione e per l’uso che ne viene fatto da parte di gruppi criminali e organizzazioni terroristiche, si è quindi rivelata un’arma a doppio taglio.

Da un lato, la sua flessibilità e la resistenza alla censura l’hanno resa popolare tra attivisti e oppositori politici in tutto il mondo; dall’altro, la stessa mancanza di controllo rigoroso ne ha fatto uno strumento ideale per operazioni clandestine.

L’arresto di Pavel Durov in Francia, sebbene apparentemente legato a questioni legali riguardanti la gestione dell’app, ha avuto implicazioni ben più vaste. L’attenzione del governo russo al fermo del CEO di Telegram è stata altissima, segno di quanto Mosca consideri critica la piattaforma per i suoi interessi strategici.

Aleksey Rogozin, consigliere della Duma ed ex dirigente dell’industria militare russa, ha scherzato dicendo che l’arresto di Durov equivale all’arresto del “comandante per le comunicazioni delle forze armate russe”.

Questa battuta, pur con un tono leggero, riflette una verità inquietante: senza Telegram, le capacità comunicative e operative delle forze russe subirebbero un duro colpo.

La situazione è resa ancora più complessa dal contesto geopolitico in cui si inserisce questo evento.

L’Unione Europea ha da tempo messo nel mirino Telegram per la sua mancanza di trasparenza e per il ruolo che gioca nella diffusione di contenuti estremisti e di disinformazione.

L’arresto di Durov potrebbe essere interpretato come una mossa di pressione nei confronti della Russia, colpendo indirettamente uno dei suoi strumenti più preziosi.

L’esito di questa vicenda rimane incerto. Durov, che ha sempre cercato di mantenere una posizione indipendente dalle pressioni governative, potrebbe trovarsi ora in una situazione estremamente delicata, dovendo bilanciare le richieste delle autorità francesi ed europee con le aspettative del governo russo.

In ogni caso, ciò che emerge con chiarezza è che Telegram, da semplice app di messaggistica, si è trasformato in un asset strategico di primaria importanza, tanto da rendere il suo fondatore un personaggio chiave in una partita geopolitica di grande rilievo.

Se la Russia dovesse perdere l’accesso o il controllo su Telegram, le sue capacità operative, specialmente in ambito militare e di intelligence, potrebbero risentirne gravemente, complicando ulteriormente la già difficile situazione in Ucraina e nel contesto delle relazioni internazionali.

Il 42% della disinformazione sulla guerra in Ucraina arriva da Telegram. E’ l’analisi di Newsguard, la piattaforma che monitora la disinformazione online, che è stata in grado di identificare l’origine delle false informazioni circolare sulla piattaforma di proprietà di Pavel Durov, arrestato il 24 agosto a Parigi e ora in libertà condizionata.

Dall’inizio della guerra tra Russia e Ucraina nel febbraio 2022, NewsGuard ha smentito 243 narrazioni false o fuorvianti relative al conflitto. Di queste, la piattaforma è stata in grado di identificare le origini di 117. “Delle 117, abbiamo scoperto che 50 provenivano da Telegram. Ciò significa che il 42% delle narrazioni smentite, con origine identificabile è stato ricondotto a Telegram”, afferma NewsGuard.

Tra queste, un video del presidente ucraino Zelensky in una conference call che mostra cocaina sulla sua scrivania; un documento segreto della Nato che stava pianificando una guerra contro la Russia; dozzine di mercenari francesi uccisi a gennaio scorso da un missile russo a Kharkiv. Secondo NewsGuard, le affermazioni che hanno avuto origine su Telegram seguono uno schema chiaro: alcuni video erano progettati per imitare in maniera credibile i media occidentali, tra cui la Bbc. “Queste false affermazioni provengono da varie fonti, tra cui il canale ufficiale del Ministero della Difesa russo, influencer pro-Cremlino e politici pro-Cremlino ucraini.

Tuttavia, il gruppo più numeroso di fonti è costituito da canali “pro-Cremlino anonimi”, osserva NewsGuard che ha chiesto spiegazioni a Telegram tramite il canale Press Team ma non ha ricevuto risposta. 
In questo scenario, sarà interessante osservare come si evolveranno le dinamiche intorno a Telegram e al suo fondatore, e quali mosse verranno messe in atto dalle varie potenze coinvolte per assicurarsi il controllo su uno degli strumenti di comunicazione più potenti e controversi dell’era digitale.

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  • Redazione

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