
di Angelo Giubileo
La Canzone di Bacco
“Munnu ha statu e munnu è”. Si tratta della versione di un antico proverbio siciliano, altresì noto anche nelle mie terre, che oltre due millenni e mezzo fa assistirono allo sbarco di tanti non ancora sedicenti “orientali”. Eppure venivano dall’est.
Nei tempi correnti, assistiamo invece ad un altro fenomeno, per cui l'”occidente” dovrebbe fare ammenda dei propri errori o peccati, fino a “cancellare” del tutto la propria “cultura”, invasiva e colonizzatrice (cancel culture).
Ma in tutto questo bailamme di fine e inizio secolo, emerge, come sempre è stato ed è, la contraddizione di chi intende farsi portavoce del Verbo, di una verità che dovrebbe essere evidente per tutti, ad est come a ovest,ma così non è affatto.
Infatti, da sempre, la contraddizione, il peccato, l’errore sono figli dell’idea; al punto che Plutarco accusava Platone di aver ampliato, con la propria teoria delle idee, la confusione del linguaggio. Cosa già altresì ampiamente nota agli scrittori della Genesi biblica.
Allo stesso modo, è accaduto e accade oggi, con le idee di una “sinistra mondiale”, idee sconfitte dalla realtà, respinte dagli individui di una società solo ideale (Thatcher docet), idee che si ripropongono in una forma diversa: non abbiamo cambiato la società, allora cambiamo l’umanità!
Basterebbe leggere con un minimo di attenzione il libro della Arendt, “Vita activa”, e scoprire in esso (e non solo) il germe della teoria che non divide più il genere umano tra due diverse specie: maschi e femmine.
Prendendo come riferimento il testo del Vangelo di Matteo (19, 5), a differenza del racconto del Genesi citato, la Arendt argomenta riguardo alla “condizione” di un unico genere umano piuttosto che di un genere diviso in due diverse specie (salvo eccezioni, dovute come sempre alla natura).
E allora, nasce, anche da qui, l’idea che si possa, “arti-ficial-mente”, superare la propria condizione naturale, e in particolare sessuale.
L’arti-ficio in questione non riguarda più soltanto un prodotto dell’idea, ma diventa esso stesso un prodotto realizzabile per mano, e quindi un manu-fatto, dell’ingegneria genetica e dell’Intelligenza “artificiale”, a partire già dagli odierni cyborg di ultima generazione e prima della definitiva cancellazione dell’umanità e l’avvento di una nuova specie.
Ma: “munnu ha statu e munnu è”. Così che, all’apice della teoria, riemerge come il sole e la nottola di Minerva, quel “nemico” che vuole piuttosto man-tenere la propria condizione (salvo eccezioni). E allora, al tempo stesso della Arendt, scriveva Martin Heidegger: “Ma se l’essere, nella sua stessa essenza, man-tenesse l’essenza dell’uomo (…) Allora all’uomo (n.d.r.: maschio e femmina) non resta che poetare l’enigma dell’essere”…
Munnu ha statu, munnu è. Chi vuol essere lieto, sia: di doman non c’è certezza.





