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LA LIBERTÀ DI STAMPA

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di Giuseppe Augieri

La libertà di stampa appartiene ai diritti fondamentali dell’uomo fin dalla prima assemblea delle Nazioni Unite. Conoscere è un diritto, ed è un potere: da Socrate, a Bacone, a Kant, a Gramsci, a Confucio. E nelle parole di Gesù: la verità vi renderà liberi. Perché il legame osmotico tra verità e libertà di poter far conoscere è inscindibile.
La libertà di stampa si può misurare attraverso diversi indicatori. Tra essi la diversità di canali media presenti in un Paese, la tutela dei giornalisti e la protezione delle fonti. Alla libertà di stampa sono collegate alcune libertà (o diritti) essenziali al mestiere del giornalista: ad esempio la libertà di ricercare la verità, il divieto di censura, l’indipendenza dei media e la libertà di pubblicare giornali o riviste. Se si esaminano tutti questi dati, il valore “libertà di stampa” dovrebbe essere quasi un dato oggettivo. In ogni caso oggettivabile.
Invece.
Arriva, in origine delle polemiche con la UE sulla libertà di stampa, il report del Media Freedom Rapid Response (MFRR), l’organizzazione che monitora le violazioni della libertà di stampa e dei media negli Stati membri dell’Ue. Il report è il frutto della “missione urgente” svolta a Roma il 16 e 17 maggio scorsi. Si legge nel report: “Negli ultimi anni, in Italia si è assistito ad un costante declino della libertà dei media, segnato da attacchi e violazioni senza precedenti, spesso partiti da rappresentanti pubblici nel tentativo di mettere a tacere voci critiche. L’interferenza politica nei media pubblici e l’uso sistematico di intimidazioni legali contro i giornalisti da parte degli attori politici da tempo definisco il rapporto tra media e politica in Italia. Tuttavia, negli ultimi due anni queste dinamiche hanno raggiunto livelli allarmanti”…. E, per evitare fraintendimenti si aggiunge: “Da quando la coalizione di estrema destra guidata da Giorgia Meloni è entrata in carica nell’ottobre 2022, la libertà di stampa è stata sottoposta a una crescente pressione, con attacchi senza precedenti e violazioni spesso fatte partire da esponenti politici nel tentativo di marginalizzare e silenziare le voci critiche”. Sarebbe interessante sapere le fonti di queste “verità”.
Insomma negli ultimi due anni vi sarebbero livelli allarmanti in Italia. Il collegamento con il Governo di centro destra è stabilito senza alcun dubbio. Con tanto di giudizio politico: “estrema destra”. Una opinione e non una analisi. Che dunque questo report abbia un sottofondo politico è, per usare un eufemismo, molto probabile. Testimonia il tutto il gongolare de “la Repubblica” nel pubblicare la lettera inviata a Ursula Von Der Leyen. Perché è chiaro da sempre a tutti che “la Repubblica” fa politica. Ed è giusto, purché – a proposito dell’amore per la verità – questa cosa non la si nasconda.
Sta di fatto che una prima parte delle affermazioni di MFRR – in tutto il mondo le libertà di stampa è sempre più messa in discussione – sono condivise da tutte le istituzioni internazionali che si occupano di libertà di stampa: Freedom House, Reporters Without Borders, ed anche IARI (Istituto Analisi Relazioni internazionali). Con pesanti richiami alla Turchia ed alle situazioni americane. Ed infine sono condivise dal WPFI (World Press Freedom Index) che, aldilà delle opinioni, ha il compito istituzionale di MISURARE questa libertà.
Ebbene, secondo il WPFI, in Italia l’anno drammatico è stato il 2022 quando l’Italia ha perso 17 posizioni nella graduatoria internazionale passando dal 41mo al 58mo posto, ultima in Europa. Negli ultimi due anni l’Italia è risalita al 41mo posto (2023) e poi al 46mo posto (2024). E questo ultimo arretramento di 5 posizioni non ha nulla a che fare – dice espressamente il report – con la libertà dei giornalisti e dell’informazione. Negli ultimi due anni, dunque, le dinamiche sono state di segno positivo. Almeno per la matematica.
Se esse si ritengono allarmanti, è questo ad essere davvero allarmante. Se anche su questioni, che afferiscono ai diritti fondamentali del cittadino, che andrebbero rese anodine, perché determinano giudizi popolari che solo una democrazia agonizzante potrebbe avere interesse a deviare dalla verità, se anche su questa consecutio di valori si gioca a fare demagogia e propaganda politica, questo è preoccupante. E l’aver lanciato questo macigno in Europa, in questi momenti, con le situazioni che sobbollono, con le difficoltà che vive l’Italia (non solo Meloni) dice di una strategia politica precisa. Inaccettabile per me, in ogni caso perché contro l’Italia. L’aver svelato il complotto che era dietro i sorrisetti del 2011 non è servito a nulla, pare. Di nuovo armi cariche nelle mani di chi ha interesse a vederci soccombere. Fingendo siano giochi.
Qualche mio compagno direbbe che, ancora una volta, cerco di dire la mia con spirito di “equidistanza”. Forse è una ramanzina, ma io confermo. Sono un uomo libero. Anche dalle ideologie: che posseggo ma che non accetto mi posseggano.

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  • Redazione

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