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LA TRANSIZIONE NEOFEUDALE

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di Giorgio Cattaneo

Sui media in questi giorni ha bordeggiato a lungo lo sfavillante mega-yacht di Mark Zuckerberg, fotografato al largo delle coste italiane. Il “principe nautico” del gossip balneare 2024 si chiama Launchpad (rampa di lancio). Per dimensioni, il lussuoso natante rivaleggia con le avveniristiche fregate Fremm, vanto della marina militare italiana. Imponenza e stazza: numeri che lo avvicinano persino al cacciatorpediniere Caio Duilio, schierato nel Mar Rosso per fronteggiare la minaccia, di marca iraniana, rappresentata dagli Houti yemeniti.

Non teme confronti, il leggiadro Launchpad, con le sue 13 cabine extralusso, il suo campo da basket, la sala cinema, la piscina, il beach club e ben due ponti per l’atterraggio degli elicotteri. Il palazzo galleggiante, in origine costruito per il miliardario russo Vladimir Potanin (poi impossibilitato dalle sanzioni), può ospitare 24 persone e 48 membri d’equipaggio. Pagato 300 milioni di dollari, ne costerebbe 35 ogni anno: si stima che consumi 750 litri di carburante per ogni ora di navigazione, alla faccia della transizione green. Come direbbe il Marchese del Grillo: scusate gente, ma io so’ io, e voi…

Facili sarcasmi, naturalmente. Puro divertimento, per la letteratura complottistica di grana grossa: “Ma come, e poi ci fanno la morale sulla CO2 e ci espellono dalle Ztl?”. Sgombrato il campo da qualsiasi bigottismo pauperistico, cioè quel sentimento che sconfina nell’invidia inconfessabile (e che costò carissimo all’italico Berlusca, facendo felici e prosperi i suoi tanti detrattori), resta in primo piano l’altro bigottismo, quello dei boy scout che evocano la Fine del Mondo e non si accorgono di cantare nello stesso coro di anime candide come Macron e la soave Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare, appena rieletta a capo dell’Ue.

Non si accorgono, i gretoidi, che può cambiare all’occorrenza l’arrangiamento musicale, ma non la melodia di fondo. Iniziarono a suonarla i musicanti umanitari della Trilaterale, quando nel 1975 – in compagnia dell’immacolato Gianni Agnelli – ci spiegarono che troppa libertà fa male alla salute. Da allora si inventarono di tutto: le crisi petrolifere, i golpe, i terrorismi, le guerre imperiali, le tempeste speculative degli spread. Formidabile zootecnia, destinata al bestiame umano: a cui oggi si rivolgono le ultime sofisticate trovate, convalidate col ditino alzato dal camice onnisciente degli scienziati ortodossi.

Per i colleghi eterodossi, inclusi i Premi Nobel, non c’è più posto in prima fila (Montagnier docet), così come Zichichi, Rubbia, Franco Prodi; messo all’angolo persino John Clauser, Nobel per la Fisica grazie alla scoperta dell’entanglement: ostinato, Clauser, nel sostenere che l’origine antropica delle bizze climatiche sia soltanto “pseudoscienza giornalistica”, sia pure corroborata da legioni di servizievoli addetti ai lavori, pronti a maneggiare – ad usum delfini – i più svariati modelli probabilistici, per la gioia delle Regine del Tua Culpa).

L’espressione latina è dell’indimenticabile fratello maggiore Fabrizio De André, tratta dalla sua magistrale Domenica delle Salme. Lo sfondo evocato è volutamente quello religioso, cupo e incombente: come a ricordare quale sia la vera matrice di tante, troppe narrazioni regolarmente concepite a danno dei molti per assolvere i pochissimi, sempre gli stessi. Qualche anno fa, il sociologo Luciano Gallino parlò di “lotta di classe a rovescio” per descrivere il nuovo feudalesimo in atto, brutalmente finanziario e mediatico, ora anche ecologistico e bellico. Letture per adulti, però: fuori dalla portata dei baby-contestatori climatici.

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  • Redazione

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