
di Alessandro Roazzi
Suggerimento per la Schlein e i capi clan del Pd: andatevi a leggere Sindacato e riformismo, scritti e discorsi di Bruno Buozzi (trucidato il 4giugno 1944). Raccolta curata da Aldo Forbice. Per voi certo ci sarà il fastidio di avere a che fare con un altro grande socialista, però forse capireste, ma non è’ sicuro, cosa vuol dire riformismo, coraggio, amore per libertà.
Quando si trattò di costruire il nuovo sindacato unitario, la Cgil, Grandi ed altri dirigenti cattolici fecero, come si poteva in guerra, una sorta di sondaggio nelle fabbriche per capire chi era ancora il più popolare sindacalista: era Bruno Buozzi senza alcun dubbio malgrado l’esilio, il carcere e il confino.
Che il Pd o la sinistra lo dimentichino anche nell’ottantesimo anniversario della morte è assolutamente normale: se il socialismo va rimosso, la memoria dei suoi grandi interpreti del passato è imbarazzante, un nemico da sfuggire come la peste. Non vi è stato, del resto, nessun ricordo memorabile del centenario di Matteotti da parte del Pd o della Schlein figurarsi.
Ciò non toglie che se si vuole essere riformisti là si trovano le migliori ragioni. Anzi fatevene una ragione… Se non fosse stato trucidato, la verità ancora non è del tutto nota sull’eccidio, probabilmente Buozzi sarebbe divenuto il primo Segretario generale della nuova Cgil dopo esserne stato l’ultimo con l’avvento della dittatura.
Non a caso Di Vittorio dopo la sua morte scrisse al gruppo dirigente del PCI rassicurandoli sul fatto che le idee di Buozzi riproposte dai suoi compagni socialisti non avrebbero avuto seguito. Anzi ci avrebbe pensato lui a rappresentare anche i sindacalisti socialisti… almeno questo lo fece…
Ecco forse l’attuale dirigenza del Pd potrebbe almeno recuperare questa lezione, invece di continuare a cancellare la parola socialismo ed ignorare grandi protagonisti come Buozzi.
Sempre che ne siano capaci.





