
Ormai in questo esordio di terzo millennio la guerra cognitiva si avvale del linguaggio della suburra e degli angiporti.
Ve lo ricordate il Marchese del Grillo, con quel suo magistrale: “Io so io e voi non siete un cazzo”? Ebbene lui è diventato il paradigma, il maestro, il campione della nouvelle vague comunicativa.
Progresso in purezza.
Lo hanno ben capito i leader di questo Occidente in declino, i quali, da veri leader quali sono, ne fanno sfoggio, calandosi nella suburra e negli angiporti con grande naturalezza.
Il campione del “Premio suburra 2024” è Joe Biden, il quale vanta una vera e propria collezione di insulti.
A San Francisco, Joe Biden, presidente della più potente nazione del mondo, che intende essere il faro di luce del pianeta, ha detto, papale papale (!): “Dobbiamo occuparci di un pazzo figlio di puttana come Putin e preoccuparci della guerra nucleare, ma la vera minaccia esistenziale per l’umanità è il cambiamento climatico”.
Non contento, in altra occasione, ha definito Putin un “macellaio” e un “tiranno”.
Non è mancato anche un insulto a Bibi Netanyahu. Joe non si fa mancare nulla.
Secondo Nbc, il presidente Usa in privato avrebbe parlato di Netanyahu come «quel ragazzo», definito in più occasioni «uno stronzo».
Un leader minore, molto minore, il presidente della Campania, in fase imitativa del grande Joe, ha dato della “stronza” a Giorgia Meloni che è il presidente del Consiglio italiano.
Non vincerà la gara, ma è entrato in lizza.
A tentare di accedere alla palmeres della suburra ora ci prova un altro leader mondiale, niente meno che il vicario di Cristo, il quale, papale papale (!) ha detto ai vescovi: “C’è un’aria di frociaggine in giro che non fa bene”.
A quanto ha appreso Adnkronos, le parole pronunciate dal Papa nell’incontro di lunedì scorso a porte chiuse con i Vescovi italiani sono state: “Guardate: c’è già un’aria di frociaggine in giro che non fa bene. C’è una cultura odierna dell’omosessualità rispetto alla quale chi ha un orientamento omosessuale è meglio che non sia accolto” in seminario perché “è molto difficile che un ragazzo che ha questa tendenza poi non cada, perché vengono pensando che la vita del prete li possa sostenere, ma poi cadono nell’esercizio del ministero”.
Sono queste le parole precise, riportate da AdnKronos e anticipate da Dagospia, che certamente hanno fatto “sussultare” gli stessi vescovi, come confermano loro stessi, ma che il Pontefice ha utilizzato per mettere in guardia i presenti sul fatto che quello che per la cultura di oggi sembra la cosa più normale, per il ministero ordinato non lo è, esponendo i giovani al rischio di “cadere”.
Mentre Joe Biden non si scusa e tira dritto verso la vittoria del “Premio suburra 2024”, il Papa, gesuiticamente, si scusa per la frase sui gay e afferma: “Non volevo offendere, nella Chiesa c’è spazio per tutti”. Quindi anche per la “frociaggine?”.
Il portavoce del Vaticano, Matteo Bruni, chiarisce ulteriormente: “Il Papa non ha mai inteso offendere o esprimersi in termini omofobi e rivolge le sue scuse a coloro che si sono sentiti offesi per l’uso di un termine, riferito da altri”. Il Vaticano prosegue sottolineando che “Papa Francesco è al corrente degli articoli usciti di recente circa una conversazione, a porte chiuse, con i vescovi della Cei”, nel corso del quale ha usato il termine “frociaggine” che ha scatenato una bufera.
Capito bene? Dare del frocio ad un omosessuale non è esprimersi in termini omofobi e non è un’offesa. Se lo dice il Vaticano perché non prenderne atto, data l’alta cattedra dalla quale proviene la precisazione.
Il Pontefice, come raccontano all’Adnkronos alcuni vescovi presenti all’incontro a porte chiuse, ha utilizzato l’espressione rispondendo ad una ulteriore domanda di un paio di vescovi che, forti della Ratio sui seminari che lo scorso novembre ha portato l’Assemblea ad approvare una mozione favorevole all’accoglienza nei seminari per chi ha tendenze omosessuali, hanno fatto notare la circostanza al Papa che già si era espresso con il no all’ingresso in seminario per i giovani preti con tendenze omosessuali.
La gara, comunque è aperta.





