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LEGGERE DANTE NECESSITA DI UN’APPROFONDITA CONTESTUALIZZAZIONE

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di Dario Sardo

“LA COMMEDIA DI DANTE È IL PIÙ BEL LIBRO DELLA LETTERATURA MONDIALE, È UN LIBRO CHE TUTTI DOBBIAMO LEGGERE.

NON FARLO SIGNIFICA PRIVARCI DEL DONO PIÙ GRANDE CHE LA LETTERATURA POSSA OFFRIRCI”. JORGE LOUIS BORGES.

Dante è innanzitutto uomo del medioevo. Va studiato accuratamente in senso filologico e soprattutto va contestualizzato.

Rimando, a titolo d’esempio a quanto ho trattato a proposito della profezia di Maometto eretico in quanto scismatico.

Nel medioevo era diffusa la leggenda, attestata dagli antichi commentatori, della Commedia, secondo la quale il profeta sarebbe stato dapprima un prete cristiano divenuto poi apostata …

È evidente che questo è un dato storico errato per noi contemporanei, ma non lo era per un intellettuale del Trecento.

A scuola Dante va studiato meglio, i programmi ministeriali prevedono ad esempio pochissimi canti del Paradiso. Uno studio, non approssimativo, di Dante necessita di conoscere la storia, la filosofia e la teologia medievale. E sempre e comunque la lettura di Dante va inserita nel vasto orizzonte del sapere e della religione cristiana che ne costituisce la radice culturale.

Ma non è necessario essere cristiani per leggere Dante. Migliaia di atei, agnostici o appartenenti alle altre religioni da sette secoli a questa parte leggono Dante, tradotto in tutte lingue.

Ora qualcuno vorrebbe, far passare l’immagine di un Dante nemico dell’Islam.

Nulla di più sbagliato: si veda, ad esempio il libro “Dante e l’Islam: l’escatologia islamica nelle Divina Commedia” di Miguel Asim Palacios che costituisce, tra i molti altri, un eloquente esempio della pervasiva influenza della cultura araba sul medioevo cristiano.

Basti citare l’aristotelismo “letto” e interpretato da Averroè, basti pensare all’introduzione dei numeri arabi da parte per matematico pisano Leonardo Fibonacci.

Applicando il filtro di censure acritiche, di fatto non si fa altro che alimentare l’atteggiamento di contrapposizione culturale, in cui lo scambio di idee è impossibile perché senza dialogo.

Faccio un esempio paradossale:

allora anche gli ebrei dovrebbero cancellare Shakespeare perché, se leggiamo «Il mercante di Venezia», si potrebbe accusare il Bardo di manifesto razzismo contro questo popolo (il mercante è uomo avido e va punito..).

Shakespeare non è razzista, egli tratteggia uno splendido sfondo storico di una Venezia del tempo del ghetto (si noti l’importanza del termine riferita al testo e la sua contestualizzazione geo-politica).

Un altro esempio circa la necessità di una lettura filologicamente corretta del testo dantesco associata alla più che opportuna contestualizzazione storica, credo possa essere un breve passaggio della mia lettura della figura di Maometto e Fra Dolcino  (https://youtu.be/cnAZe-kXdi0?si=UGvWt19K_eTYYybE).

Il canto XXVIII segna la ripresa tema eresiarco con il riferimento ad un altro personaggio emblematico coevo a Dante – fra Dolcino – che il poeta incontra dopo avere lasciato il cerchio degli eretici ed essere giunto con Virgilio al fondo delle Malebolge dove troviamo i seminatori di scandalo e di scisma i quali, avendo portato nel mondo divisioni e lacerazioni, ora sono orrendamente squartati e mutilati secondo la legge del contrappasso: “E tutti li altri che tu vedi qui, seminator di scandalo e di scisma fuor vivi, e però son fessi così. Un diavolo è qua dietro che n’accisma sì crudelmente, al taglio de la spada rimettendo ciascun di questa risma”. Inf., XXVIII, 34-39.

Dante inserisce Maometto tra i «seminatori di scandalo e di scisma» perché nell’occidente medievale circolava la leggenda che egli fosse stato in origine un prete cristiano – secondo altri addirittura un papa mancato – ma poi spinto allo scisma dalla sua sete di potere e – da qui – la considerazione medievale dell’Islam visto come un’emanazione eretica della Chiesa di Roma. La convinzione di un Maometto apostata appare del resto documentata anche dai primi commenti sulla Commedia.

Eugenio Montale ebbe a dire: “Commedia è e resterà l’ultimo miracolo della poesia mondiale. Lo fu perché era ancora possibile alle forze di un uomo ispirato, o per dir meglio lo fu per una particolare congiunzione degli astri nel cielo della poesia oppure dobbiamo considerarla come un fatto miracoloso, estraneo alle possibilità umane?”

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  • Redazione

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