di Giuseppe Augieri
Abbiamo un’idea di quanti sono gli errori giudiziari in Italia? Le statistiche parlano di 222 errori in 32 anni. Dato rassicurante, ma falso. Per capire cosa succede davvero, bisogna mettere insieme sia le vittime di ingiusta detenzione sia quelle di errori giudiziari in senso stretto. Non solo queste ultime, le 222 persone condannate in via definitiva e poi assolte con un processo di revisione.
Ebbene, dal 1991 al dicembre 2023 i casi sono stati 31.397 (nota bene: in questo totale manca il dato complessivo degli errori giudiziari del 2023). Questo numero include sia le vittime di ingiusta detenzione (coloro che subiscono una custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari, salvo poi venire assolte) sia chi subisce un vero e proprio errore giudiziario (persone condannate con sentenza definitiva che vengono assolte in seguito a un processo di revisione). E si parla, in correlazione, della spesa complessiva dello Stato. Gigantesca, tra indennizzi e risarcimenti veri e propri: 960 milioni 781 mila euro. Ma questi ultimi sono numeri che non significano niente rispetto al valore umano della dignità.
In definitiva “errori giudiziari” è espressione interpretata sempre in modo ristretto. Ma, anche da parte di chi, giustamente contestando il senso restrittivo di “risultati dei processi di revisione”, comunque si limita a considera errori i provvedimenti che hanno comportato una limitazione anche temporanea della libertà personale si restringe il campo. Si salta a piè pari la pletora – che più che raddoppia quel numero citato – di comunicazioni giudiziarie, di avvisi di garanzia, di accuse pubbliche poi risoltesi in un non luogo a procedere. Ma che intanto hanno mandato in un inferno i malcapitati interessati: con tanto di specifica condanna preventiva su colpe inesistenti. E gossip sulla vita sua e dellepersone a lui vicine.
Chiunque abbia avuto la sventura, per se personalmente o per familiari o per amici, di capitare in questi gironi danteschi sa cosa significa: amicizie allontanate, gravi disagi familiari, qualche caso di malcelato bullismo nei confronti dei figli più piccoli, talvolta perdita del lavoro, blocco della carriera. Ed una vergogna che ti resta attaccata addosso e che segna la vita come poche ingiustizie possono fare.
Quando io difendo la presunzione di innocenza, quando io accuso l’informazione di atti di sciacallaggio, quando io mi domando perché l’errore di un giudice – umano ed inevitabile ma talvolta segnatamente gravato da pregiudizio o da smanie diverse – non debba essere messo sotto accusa, lo faccio anche perché queste cose le ho viste con i miei occhi: e non posso dimenticarle.
E quando dalle considerazioni sul piano umano si passa a quelle su piano politico – e dalla empatia personale si passa all’analisi sociale – in me viene rafforzata l’ipotesi che, visti i numeri che si riferiscono soprattutto a persone impegnate in politica, si capisce perché c’è la fuga delle migliori energie dai partiti e l’allontanamento popolare dalla politica. E, come finale, l’astensione.
Convalidando la mia tesi sul cane che si morde la coda.




