
di Mauro J. Barbieri
Secondo uno studio condotto da Banca Ifis, l’industria manifatturiera, la moda, l’artigianato e il
turismo hanno un impatto significativo sull’economia italiana, rappresentando un terzo del PIL
nazionale e mostrando una crescita del 19% rispetto al 2022.
Il concetto di “economia della bellezza” comprende un’ampia gamma di settori produttivi e attività
economiche che si dedicano alla creazione e valorizzazione di prodotti, servizi ed esperienze che
migliorano il benessere e la qualità della vita delle persone, oltre ad avere un impatto positivo sul
bilancio pubblico.
Il centro studi di Banca Ifis ha approfondito questo tema nella sua quarta edizione dello studio
“Economia della Bellezza”, presentato durante il convegno “Valorizzare il Made in Italy attraverso
il turismo: una strategia per lo sviluppo dei territori” organizzato da Federturismo-Confindustria
presso il Senato.
Secondo il report, settori come il turismo culturale e paesaggistico, la meccanica, l’agroalimentare,
l’automotive, la moda e l’artigianato hanno generato ben 595 miliardi di euro solo nel 2023,
registrando un aumento del 19% rispetto all’anno precedente, quando la cifra si attestava sui 500
miliardi. Questo incremento di fatturato rappresenta il 74% dell’intera crescita economica italiana.
Complessivamente, il contributo dell’economia della bellezza al Pil è del 29,2%, dimostrando
l’immensa portata e l’effetto trainante di questo settore sull’economia nazionale, in aumento rispetto
al 26,1% registrato nel 2022.
Grande attenzione è dedicata alla maestria della produzione italiana. L’importanza delle competenze
dei maestri d’arte nei settori della moda, dell’arredamento, dell’orologeria e della gioielleria è
evidente, sia in Italia che nei mercati internazionali.
Nonostante la diminuzione del numero di imprese artigiane, che è stato del 35% dal 2000 ad oggi,
quelle ancora in attività contribuiscono da sole al 54% del fatturato dell’intero settore manifatturiero
italiano, generando ricavi annui di circa 88 miliardi di euro nel 2023.
Al secondo posto si colloca il turismo culturale e naturalistico, un segmento di grande importanza
che registra un aumento di valore aggiunto di 19 miliardi di euro nel 2023, avendo un impatto
positivo sull’intero sistema produttivo. Questo non solo riguarda la filiera del settore, ma anche
l’occupazione e l’immagine stessa del made in Italy. Un esempio lampante di questa dinamica è il
settore agroalimentare, che ha confermato la sua rilevanza già nel 2022 grazie anche al turismo. Nel
corso dell’ultimo anno, le vendite dei prodotti ortofrutticoli sono aumentate del 17% e quelle a base
di carne del 9%.
Grande attenzione è rivolta anche alla moda, che nel mese di ottobre ha registrato un notevole
aumento di accessi ai suoi siti di moda e di e-commerce, ben 13,5 milioni. Allo stesso modo, il
settore cosmetico ha registrato una crescita nelle vendite nonostante i rincari delle materie prime
causati dall’inflazione. L’export ha avuto un ruolo fondamentale per il raggiungimento di questi
risultati, rappresentando quasi il 50% del fatturato. L’occupazione nel settore testimonia questo
successo, con 155.000 lavoratori nell’intera filiera.
Vi sono anche buone notizie per l’industria automobilistica italiana, che ha affrontato forti difficoltà
di approvvigionamento accentuate dalle tensioni geopolitiche. Nonostante ciò, sono state registrate
1,5 milioni di nuove immatricolazioni e un generale aumento del 13% nel mercato europeo.
Mentre emergono dati negativi (-11 miliardi sul 2022) nel settore delle aziende purpose-driven, che
mirano a creare un impatto positivo sulla società e l’ambiente, e non solo a generare profitti, un
trend interessante viene rilevato nel rapporto. Nonostante i costi aggiuntivi, c’è un crescente
interesse da parte dei consumatori verso i valori della sostenibilità sociale e ambientale. Infatti,
nell’ultimo anno, ben 3.000 aziende in più hanno adottato un approccio purpose-driven.
Questa tendenza è anche evidente nel modello produttivo italiano, che unisce con maestria le
competenze artigianali con una visione imprenditoriale. Questa combinazione conferisce al made in
Italy un carattere distintivo che ha conquistato l’80% dei consumatori intervistati dal centro studi.
Secondo loro, i valori fondamentali del concetto di lusso sono rappresentati dall’artigianalità e dalla
personalizzazione, che si traducono in qualità, tradizione e unicità.
Così importante è l’attaccamento al made in Italy che il 92% degli intervistati italiani e il 76% dei
consumatori stranieri (soprattutto provenienti da Cina, Stati Uniti e Regno Unito) si dichiarano
disposti a spendere cifre considerevoli per un prodotto made in Italy.





