
di Angelo Ciccarella
L’Italia oggi è quasi un non luogo, è un non esistere, se non come teatrino per trafficanti a caccia di voti, danaro, potere; uno Stato nel cui ventre molle si agitano spaventosi vermi di putrefazione in luogo di degne creature al servizio dello Stato medesimo.
Noi cittadini siamo in balia della delinquenza e della corruzione del Palazzo, e vivacchiamo tramortiti sull’orlo di una guerra definitiva.
La degenerazione dei costumi, l’immoralità fatta passare per libertà, l’intercambiabilità di genere, sono sintomi del declino inarrestabile di un popolo e della sua storia.
Cosa ci accomuna più? Voglio dire, cosa fa di noi degli italiani? Il cibo, la cultura, il grande passato? Temo che tutto sia ridotto a mera propaganda per scopi turistici. Il filo rosso con la tradizione italica è da tempo interrotto.
Le frasi fatte dei nostri referenti istituzionali, la retorica gonfia di niente, gli sforzi dei politicanti per mantenere in piedi la baracca-Italia, sono destinati a naufragare verso una fine vergognosa più che gloriosa.
In questo ha ragione Evola. Sta a quei pochi esseri, fedeli ad una tradizione, rimanere in piedi tra le rovine, pronti a ricevere quelle forze dall’Alto per la trasfigurazione finale.
Spero di farne parte, e penso pure voi che con somma pazienza seguite i miei pensieri. Imperativo per noi è di rimaner desti durante questa lunga, buia notte aspettando l’alba.
Non sarà facile. La vita è dura e non lascia che poche vie d’uscita. Basta non farsele scappare.





