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UCRAINA TRA DISINFORMAZIONE, INTOSSICAZIONE, PROPAGANDA E REALTÀ

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Partiamo dalla cronaca di questi ultimi giorni. La Russia avanza in Ucraina, dà Kiev per spacciato e svolge esercitazioni con armi atomiche.

Descritta così la situazione introduce due messaggi di disinformazione tesi a creare paura, sconcerto, in una logica da guerra cognitiva che oggi conta più di quella condotta con le armi.

Cosa dice la cronaca?

L’unità Gostri Kartuzi delle forze speciali Omega della Guardia nazionale ucraina ha dichiarato venerdi sera di essere stata costretta ad abbandonare alcune posizioni nel nord della regione di Kharkiv per il pesante assalto russo e che aree popolate sono passate sotto il controllo nemico.

Mosca rivendica la conquista di: Borisovka, Ogurtsovo, Pletenevka, Pylnaya e Strelechya, villaggi di confine nel Kharkiv, mentre un altro insediamento, Keramik, è stato conquistato nel Donetsk.

Da Messaggero

Fin qui la realtà.

Ora vediamo gli elementi di guerra cognitiva.

Il Cremlino dà gli ucraini per spacciati: “La situazione sta cambiando rapidamente e, di fatto, porta a un collasso totale per Kiev”, tuona il portavoce di Vladimir Putin, Dmitry Peskov.

Una fonte militare di Kiev fa sapere che le forze russe sono avanzate di un chilometro in territorio ucraino e stanno cercando di “creare una zona cuscinetto” a Kharkiv e nelle vicine regioni di Sumy per prevenire attacchi al territorio russo.

Il collasso totale è disinformazione e intossicazione, due elementi facenti parte della guerra cognitiva.

Cosa ci racconta in merito lo statunitense ISW (l’Institute for the Study of War), uno degli osservatori più autorevoli, anche se, ovviamente di parte, come tutti gli osservatori.

“Le forze russe – osserva ISW – stanno conducendo operazioni offensive relativamente limitate lungo il confine russo-ucraino nell’oblast settentrionale di Kharkiv e hanno continuato a ottenere guadagni tatticamente significativi in ​​aree probabilmente meno difese. Le dimensioni riportate degli elementi russi impegnati in queste operazioni limitate e del gruppo di forze russo schierato lungo il confine nell’Ucraina nord-orientale indicano che le forze russe non stanno portando avanti un’operazione su larga scala per avvolgere, accerchiare o conquistare la città di Kharkiv in questo momento”.

Avanzata russa 2

“Il portavoce del gruppo delle forze ucraine Khortytsia, il tenente colonnello Nazar Voloshyn, ha dichiarato – scrive ISW – che le forze russe stanno cercando di avanzare in aree che erano già contese come “zone grigie”, suggerendo che le forze ucraine non hanno mantenuto posizioni durature in molti dei piccoli insediamenti di confine che le forze russe hanno sequestrato”.

E’ evidente che l’Ucraina è sulla difensiva ed è altrettanto evidente che la Russia sfrutta la debolezza di Kiev per ridefinire i confini degli oblast che ha formalmente annesso, anche nel tentativo di creare una zona cuscinetto con il territorio russo in funzione di un possibile ingresso dell’Ucraina nella Nato. Inoltre, con la stessa logica, sta cercando di creare una zona cuscinetto vicino a Karkiv.

Conquistare la seconda città dell’Ucraina non è impresa facile per la Russia, la quale, ed eccoci giunti ad un altro aspetto della guerra cognitiva, ad ogni piè sospinto mostra la sua forza atomica, con l’intento di impaurire e di rispondere alla guerra cognitiva della cancellerie occidentali, alcune delle quali minacciano un intervento nel caso di sfondamento delle linee rosse (linee che cambiano di volta in volta, come i parametri delle emissioni nell’aria o dei livelli di intervento dei farmaci).

Il Presidente russo ha ordinato al Ministero della Difesa di condurre una serie esercitazioni per valutare la prontezza delle forze nucleari “non strategiche”.

In particolare, le manovre riguardano il test e il necessario settaggio delle procedure relative a preparazione, supporto e dispiegamento di ordigni nucleari tattici e prevedono il coinvolgimento delle forze missilistiche e navali del Distretto Militare Meridionale.

Il messaggio è: se ci volete attaccare sappiate che siamo disposti a tutto.

Siamo anche qui in presenza di guerra cognitiva.

Un uso delle atomiche tattiche in territorio ucraino, prossimo tra l’altro alla Russia, renderebbe quel territorio inutilizzabile per molto tempo e l’uso delle atomiche strategiche significherebbe un olocausto mondiale che nessuno vuole.

Le esercitazioni non sono l’uso di atomiche, ma controllo delle procedure e un mostrare bandiera a scopo di deterrenza. Oltre la deterrenza la narrazione è disinformazione tesa ad impaurire il nemico.

E qui arriviamo alla questione focale di questa riflessione: la guerra cognitiva.

Giuseppe Gagliano, esperto in materia, scrive che “in linea di massima, la tecnica sovversiva gioca costantemente sul manicheismo e sullo scontro tra valori positivi e valori negativi, caricando beninteso il bersaglio di valori negativi”.[1]

Questo avviene in quanto il principio fondamentale che sorregge l’insieme della teoria della guerra cognitiva è che le masse “sono sottomesse al principio dell’imitazione, alla suggestionabilità e pensano per immagini: con la massa, basta mostrare e non serve dimostrare, poiché l’immagine prevale sullo scritto”.[2]

In base a questo assunto, chi vuole operare con lo strumento della guerra cognitiva “cercherà di associare delle parole a delle idee da far passare, col fine di creare dei riflessi condizionati”.[3]

La parola atomica associa immediatamente l’immagine della distruzione totale, in un mondo che non è più quello di Hiroshima e Nagasaki, quando la bomba era posseduta solo dagli Usa (gli unici, per ora, ad averla usata contro popolazioni civili).

Mosca, usando la parola atomica e sbandierando esercitazioni conduce una guerra cognitiva che tende a indurre paura, se non terrore, nelle masse occidentali.

Parola, immagine, terrore.

C’è da chiedersi per quale motivo l’Occidente, anziché rispondere in modo adeguato, veicoli, con i media main stream, ossia con la stampa asservita alla propaganda della cupola finanziaria speculativa, un’amplificazione dalle narrazione russa.

Prima di fornire una risposta possibile e plausibile, soffermiamoci ancora per poco sui concetti fondamentali della strumentazione della quale si avvale la guerra cognitiva.

Giuseppe Gagliano ci fornisce la seguente classificazione:

  • La propaganda è la trasmissione a un pubblico di un’informazione che dev’essere percepita come l’espressione della sola verità esistente. Si presenta a volto scoperto, anche quando mente. Finge di rivolgersi alla nostra intelligenza ma ottiene il massimo dell’efficacia quando mira alle nostre facoltà irrazionali.
  • La pubblicità è la trasmissione, a un pubblico il più vasto possibile o al contrario mirato, di un messaggio la cui verità o falsità non costituisce l’interesse essenziale e il cui scopo non è informare ma influenzare. È il fatto di esercitare un’azione psicologica sul pubblico, con uno scopo diretto.
  • L’intossicazione è un’azione che punta all’avversario e che consiste nel fornirgli informazioni sbagliate che gli faranno prendere delle decisioni cattive per lui e buone per l’
  • La disinformazione è una manipolazione dell’opinione pubblica, a fini politici, con un’informazione trattata da mezzi deviati.

Grazie allo schema di Gagliano possiamo apprezzare l’idea che la propaganda relativa al green e all’emergenza climatica, voluta dalla cupola finanziaria speculativa, che ha comportato come effetto reale l’impoverimento della capacità manifatturiera dell’Occidente, la delocalizzazione produttiva, la perdita del controllo delle materie prime e delle fonti energetiche, con il corollario dell’ideologia woke (cancro dell’anima occidentale) sia fallita, perché è fallita la strategia sottostante e che sia necessario cambiare completamente la narrazione e, in questo, c’è una convergenza tra il racconto russo e quello di chi, preso atto del fallimento, deve avviare un’altra storia.

Ci soccorre ancora Gagliano: “Come noto lo sviluppo della società dell’informazione ha modificato profondamente il quadro dei conflitti. L’affermazione di John Arquilla e David Rundfeldt, esperti della guerra in rete (netwar) alla Rand Corporation, dà il la a quest’altro dibattito. Infatti, secondo gli analisti americani non è più chi ha la bomba più grossa che prevarrà nei conflitti di domani, ma chi racconterà la storia migliore. In quest’ottica, gli americani hanno parlato, dal 1997, del concetto chiave di information dominance. Definita come lo spiegamento nello spazio che garantisce i mezzi di meta-controllo, di prevenzione, di prelazione e di coercizione, questa dottrina avrebbe la vocazione di plasmare il mondo attraverso l’armonizzazione delle pratiche e delle norme internazionali sul modello americano”.[4]

Ora, quale è la “storia migliore”?. E’ quella che la Russia intende invadere l’Europa. Storia alla quale hanno subito risposto lituani e polacchi, Macron e in parte i tedeschi, vedendo all’interno della storia il viraggio necessario del business dal green e dall’emergenza climatica al riarmo.

Ecco la nuova storia: il riarmo, con lo spostamento di interessi finanziari colossali dal green, che non tira più, all’industria bellica che, con la guerra in Ucraina ha mostrato tutte le sue debolezze, in gran parte, anche queste dovute alla demenziale delocalizzazione e alla perdita di controllo delle materie prime.

Su Rivista Italiana Difesa, il 10 maggio scorso, Igor Markic, scriveva: “A seguito di dichiarazioni roboanti (non ripercorreremo le cifre che si smargiassavano, sia a livello UE che USA, circa gli incrementi produttivi che si volevano raggiungere nell’arco di pochi mesi), molti passi indietro (i lunghi mesi della cessazione del supporto americano), e qualche iniziativa benefica (quella capeggiata da Praga per l’approvvigionamento di munizionamento di epoca sovietica qua e là per il mondo), assistiamo al momento a qualche bagno di realtà che, purtroppo, conferma le difficoltà occidentali nel ristabilire una capacità di un certo livello dopo 30 anni di oblio”.

Dura realtà, che fa giustizia delle chiacchiere dei politici Dem e UE, giustamente definite “smargiassate”.

Il quadro che ci fornisce Rivista Italiana Difesa è chiaro.

Gli Stati Uniti “producevano una media di circa 14.000 proietti da 155 mm il mese nel febbraio del 2022, cifra che, ad ottobre del 2023 era giunta sui 28.000 proietti, con l’obiettivo di arrivare su una produzione media di 60.000 per le mensilità del 2024, 80.000 per il 2025, e 100.000 per il 2026. Ebbene, al marzo del 2024, la produzione è stata… ancora di 28.000 proietti. È d’altronde vero che, per questo maggio, probabilmente si raggiungerà la cifra di 36.000 proietti, perché, a seguito del conclamato ritardo nel raggiungimento dei detti obiettivi produttivi, recentemente l’allocazione di fondi originaria di 3,1 miliardi di dollari è stata aumentata a ben 6 miliardi di dollari, destinati in larghissima parte al potenziamento del noto impianto di Scranton. Ma non solo. Imprese polacche, canadesi e indiane sono state contrattualizzate dal Dipartimento della Difesa, con l’obiettivo di raggiungere capacità persino più ambiziose di quelle delineate in precedenza, riferibili addirittura al conseguimento di livelli produttivi pari a 70.000-80.000 proietti al mese per la fine del 2024, e ai 100.000 mensili entro l’estate del 2025. A occhio e croce ci sembrano obiettivi molto ambiziosi, considerato che, se nel 1992 il comparto industriale della Difesa americano impiegava 3,4 milioni di lavoratori, tale cifra è oggi scesa ai soli 1,1 milioni, compensata solo in parte dall’automazione dei processi produttivi”.

Riguardo agli altri Paesi occidentali – prosegue l’analisi di Rivista Italiana Difesa – , “le cifre più consolidate le abbiamo per Canada, Finlandia, Repubblica Ceca e Regno Unito, ciascuno in grado di produrre non più di 20.000 proietti mensili, e per la Germania, oramai vicina a una produzione di 60.000 proietti al mese con l’obiettivo di raggiungere una cifra mensile di 91.000 nel 2027”.

Gran parte di queste produzioni serviranno a rimpinguare le scorte e, pertanto, non andranno a Kiev e, in ogni caso, scrive Rivista Italiana Difesa siamo “distanti non soltanto dall’esigenza di circa 7 milioni annui di proietti da 155 mm valutati come necessari all’Ucraina per vincere la guerra, ma anche a quella di 4,2 milioni annui considerati a il minimo indispensabile a garantirle una capacità operativa di sopravvivenza”.

La stessa musica, secondo RID, riguarda i Patriot: la Lockheed Martin ha prodotto circa 550 missili all’anno per tale sistema, destinati ad aumentare a 650 entro la fine del 2024.

Le batterie ucraine hanno però consumato una media di circa 160 missili ogni mese, la cui esigenza, se perpetuata, si tradurrebbe a una necessità di ben 1.960 missili l’anno.

“Insomma – conclude Rivista Analisi Difesa – da questi 2 soli esempi (prima o poi parleremo anche di carri armati, semoventi, aerei, droni, ecc.) ribadiamo ciò che abbiamo suggerito altre volte: non sarà possibile supportare significativamente l’Ucraina, e nemmeno garantire una ricostruzione delle capacità belliche NATO, senza un concertato sforzo di tipo roosveltiano volto a una politica di riarmo di ampio respiro”.

Ed ecco che, magicamente, la storia narrata dai russi e quella narrata dalla cupola finanziaria speculativa coincidono, consegnando non ad nuovo ordine mondiale multipolare concordato un riassetto degli equilibri del mondo, ma ad una corsa alle armi che garantisca gli investimenti che si ritirano dal green e dal giocattolo del clima.

Non v’è dubbio che l’Occidente deve riacquistare un livello decente di deterrenza tradizionale, ma un conto è farlo accelerando forsennatamente gli investimenti, sotto la pressione della narrazione della paura e un altro conto è farlo in un lasso di tempo credibile e non confliggente con il mantenimento di livelli di reddito e di welfare delle popolazioni europee ed americane.

Il fatto è che la cupola finanziaria speculativa, con i suoi corifei e lacchè, da tempo punta all’impoverimento delle masse occidentali e al loro instupidimento.

 

[1] Giuseppe Gagliano, Guerra cognitiva, disinformazione e movimenti sociali, Cesudec (Centro studi strategici Carlo De Cristoforis).

[2] Giuseppe Gagliano, Guerra cognitiva, disinformazione e movimenti sociali, Cesudec (Centro studi strategici Carlo De Cristoforis).

[3] Giuseppe Gagliano, Guerra cognitiva, disinformazione e movimenti sociali, Cesudec (Centro studi strategici Carlo De Cristoforis).

[4] Giuseppe Gagliano, Guerra cognitiva, disinformazione e movimenti sociali, Cesudec (Centro studi strategici Carlo De Cristoforis).

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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