
di Giulio Galetti
L’altra sera abbiamo assistito a una dimostrazione plastica di come e quanto la rappresentazione della realtà sia influenzata da chi detiene il controllo dei mezzi di informazione.
Rispetto a un racconto che vorrebbe masse maggioritarie esprimersi nella condanna di un paese e del suo popolo si é verificato un fatto inatteso: Israele ha vinto l’Eurofestival, almeno secondo il voto popolare espresso per Eden Golan e il brano presentato “Hurricane”, attraverso milioni di preferenze che sono arrivate ai centralini di Malmö.
Durante il festival, le esibizioni della cantante israeliana erano state disturbate da fischi e proteste provenienti da ProPal, presenti in sala, interessati a dare una dimensione “politica” a una evento che é contraddistinto dall’unità dei popoli nella gioia della musica.
Tali manifestazioni di dissenso erano state registrate dai due conduttori italiani (Corsi e Maionchi) come fossero fisiologia ovvia, come un contrappasso naturale, ci mancava solo un “So’ Ragazzi” per giustificare l’indegna gazzarra.
Ci ha pensato il voto popolare a smentire i contestatori e i sostenitori della ineluttabilità di una condanna che si vorrebbe unanime verso Israele. Tanto generalizzato non deve essere questo “sentiment” contro il popolo israeliano se arriva a premiare Eden Golan che si esibisce sotto la stella di David, costretta, tra l’altro a cambiare la canzone “October Rain” all’ultimo momento, in quanto gli organizzatori giudicavano troppo divisivo il testo presentato.
Ebbene ci ha pensato il voto popolare a stabilire dove si trova il “sentiment” premiando con un plebiscito Israele e immediatamente dopo l’Ucraina.
Ci hanno pensato le Giurie “tecniche” ad aggiustare il risultato smentendo del tutto la classifica, ma non é certo una cosa nuova…





