Home Cronaca MELONI A TRIPOLI E BENGASI NEL SOLCO DEL PIANO MATTEI

MELONI A TRIPOLI E BENGASI NEL SOLCO DEL PIANO MATTEI

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La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni ha compiuto ieri una missione lampo a Tripoli e Bengasi in un momento cruciale per la Libia.

L’ex Jamahiriya del defunto colonello Muhammar Gheddafi, infatti, è alle prese con una profonda crisi politica ed economica, acuita dalle recenti dimissioni dell’inviato delle Nazioni Unite, Abdoulaye Bathily, e dalla feroce contesa dei governi rivali dell’est e dell’ovest per l’accaparramento delle ingenti risorse petrolifere e del gas dl Paese membro dell’Opec.

In questo scenario, la visita di Meloni nei due principali centri di potere della Libia, Tripoli e Bengasi, dove ha incontrato il premier del Governo di unità nazionale Abdulhamid Dabaiba, il capo del Consiglio presidenziale Mohamed Menfi e il comandante dell’Esercito nazionale Khalifa Haftar, assume una particolare valenza simbolica e conferma l’impegno dell’Italia per la stabilità e l’unità della Libia, a sostegno gli sforzi di mediazione per arrivare a elezioni presidenziali e parlamentari.

Un impegno a 360 gradi, quello dell’Italia non solo in Libia in tutto il Nord Africa, che mira a creare partenariati egualitari attorno a progetti concreti individuati di comune intesa. Non è un caso in occasione della visita di Meloni a Tripoli – accompagnata dal ministro dell’Università e la Ricerca, Anna Maria Bernini, dal ministro della Salute, Orazio Schillaci e dal ministro dello Sport e i Giovani, Andrea Abodi – siano state firmate tre dichiarazioni d’intenti in materia di cooperazione universitaria e ricerca, salute, sport e giovani nella cornice del Piano Mattei per l’Africa.

L’intesa tra Italia e Libia sulla cooperazione universitaria e la ricerca mira a promuovere la cooperazione nei principali programmi multilaterali, quali Erasmus+, al fine di aumentare la mobilità di studenti, professori, ricercatori e personale tecnico amministrativo. Con la dichiarazione di intenti sullo sport, inoltre, l’Italia intende aiutare la Libia a realizzare e riqualificare le infrastrutture sportive di base nelle comunità locali, con particolare attenzione alle aree rurali e decentrate al fine di garantire il diritto allo sport alle diverse fasce della popolazione. Infine, con la firma nel campo della salute, l’Italia favorirà l’accesso alle terapie indifferibili in ospedali italiani a cittadini libici, soprattutto in età pediatrica, ai quali non risulti possibile assicurare trattamenti adeguati in Libia.

Interessante, anche, il settore dello sviluppo del sistema sanitario libico, anche alla luce delle forme di collaborazione pubblico-privato in campo sanitario esistenti in Italia.

L’Italia è il secondo fornitore della Libia, con il 14,5 per cento di quota di mercato, e il quinto mercato di destinazione dell’export libico, con una quota di mercato del 9,5 per cento. L’interscambio commerciale nel 2023 si è assestato a 9,067 miliardi di euro, mentre nel mese di gennaio 2024 c’è stato un aumento del 29,0 per cento anno su anno. Eni è storicamente presente in Libia e continua a investire nel Paese nordafricano, come confermato dall’interesse per lo sviluppo del giacimento gasiero NC7 di Hamada, nel bacino di Ghadames, considerato di “importanza strategica” dalle autorità libiche con riserve stimante di circa 56,6 miliardi di metri cubi di gas. A questo si aggiunge un forte interesse delle imprese italiane, in particolare per quanto riguarda le grandi opere e le infrastrutture. Basti pensare, ad esempio, al progetto “dell’autostrada della pace”, teso a collegare la Libia orientale e occidentale, concordato a grandi linee nel Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione firmato da Italia e Libia a Bengasi il 30 agosto del 2008. Inoltre, un consorzio italiano sta ricostruendo l’Aeroporto internazionale di Tripoli e diverse imprese italiane iniziano a essere presenti nelle diverse regioni libiche. Tuttavia, per far fruttare pienamente questo potenziale che già esiste sono necessarie condizioni di sicurezza e di certezza legale su cui si dovrà lavorare insieme.

La gestione dei fenomeni migratori è stato un tema chiave dei colloqui della presidente del Consiglio. Fonti italiane riferiscono che la cooperazione nel contrasto ai flussi migratori illegali “ha prodotto significativi risultati”. A tal riguardo, vale la pena sottolineare il calo di oltre il 48,6 per cento dei migranti sbarcati in Italia dalla Libia dall’inizio dell’anno. Secondo quanto appreso da “Agenzia Nova”, almeno 9.271 persone sono arrivate in Italia in modo irregolare via mare dalla Libia al 6 maggio, rispetto ai 18.022 migranti sbarcati nello stesso periodo dello scorso anno. Il presidente Meloni ha sottolineato “l’esigenza di continuare sulla strada avviata, ampliando ulteriormente la cooperazione, anche in un’ottica regionale”. Non a caso, lo scorso 2 maggio il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha tenuto una riunione con ministri degli Interni di Libia, Tunisia e Algeria per discutere del sostegno italiano a quelle nazioni per il contrasto al traffico di esseri umani, anche attraverso un approccio condiviso regionale.

Una nota diffusa dal Governo di unità nazionale libico sulla piattaforma online “Hakomitna” (il nostro governo) ha spiegato che il primo ministro del Governo di unità nazionale della Libia, Abulhamid Dabaiba, e la presidente Meloni hanno tenuto oggi a Tripoli un incontro bilaterale “per discutere di una serie di questioni politiche, di sicurezza ed economiche, la più importante delle quali era la necessità di sostenere gli sforzi delle Nazioni Unite per tenere elezioni presidenziali e parlamentari in conformità con leggi giuste”. Le parti hanno passato in rassegna anche “gli sforzi profusi dai due paesi nella lotta alle migrazioni irregolari”, aggiunge la nota libica, spiegando che “si è deciso di tenere a fine ottobre un Forum economico italo-libico a Tripoli per sostenere il settore privato di entrambi i Paesi”. In un messaggio sul suo profilo X (ex Twitter), Dabaiba ha dato il benvenuto alla premier Meloni, parlando di “colloqui fruttuosi” tra Italia e Libia “per migliorare le prospettive di cooperazione congiunta tra i nostri due paesi”.

Da parte sua, il capo Consiglio presidenziale libico Menfi, ricevendo Meloni e la delegazione ministeriale al suo seguito, ha sottolineato l’importanza della cooperazione bilaterale congiunta in tutti i settori e il lavoro per svilupparla a beneficio degli interessi dei due popoli. Menfi ha sottolineato in una nota l’importanza del Trattato di Amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia firmato a Bengasi il 30 agosto, del completamento della strada Musaed-Ras Jedir e dell’ingresso delle imprese italiane in tutte le zone del Paese, in particolare nei progetti di ricostruzione esistenti nell’est, nell’ovest e nel sud del Paese. Il capo del Consiglio presidenziale ha evidenziato l’importanza del proseguimento della consultazione e della cooperazione nei settori della lotta al terrorismo e della migrazione clandestina e dell’unificazione delle istituzioni militari. Da parte sua, secondo lo stesso comunicato, Meloni “ha sottolineato la necessità di rafforzare la cooperazione tra i due paesi, soprattutto nei settori dell’istruzione, della ricerca scientifica, della sanità, dello sport, degli investimenti e della ricostruzione, oltre che riguardo alla migrazione irregolare e alla criminalità organizzata, aggiungendo la volontà dell’Italia di sostenere il processo politico in Libia e impegnarsi positivamente per realizzare il desiderio dei libici di arrivare alle elezioni”.

Dopo la tappa a Tripoli, la presidente del Consiglio è ripartita, senza la delegazione ministeriale al seguito, diretta a Bengasi per incontrare il generale Haftar, comandante in capo dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Enl). Con l’80enne “feldmaresciallo” libico (il massimo rango militare, equivalente a un generale a cinque stelle), Meloni dovrebbe parlare dell’importanza di far progredire il processo politico, preservando l’unità delle istituzioni libiche, e di lavorare per porre fine alla presenza di forze straniere sul suolo libico. Vale la pena ricordare, al riguardo, la presenza in Libia degli ex combattenti del gruppo Wagner ingaggiati da Haftar e ora inquadrati nel Corpo militare russo in Africa. E’ opportuno citare, al riguardo, il recente attacco di RansomHub, un gruppo di hacker russofoni, ai terminali di Eni a Mellitah, la struttura controllata paritariamente dalla compagnia energetica italiana e dalla National Oil company libica, dalla quale parte il gasdotto che porta in Italia il gas estratto nel Paese nordafricano.

L’Italia, spiegano fonti italiane, tiene a essere presente in tutta la Libia e a lavorare con tutti i diversi attori libici: un impegno non nuovo e che vede anche la presenza del consolato generale a Bengasi, riaperto nel 2021 (il primo ad essere riaperto dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2020). Del resto, il generale Haftar aveva già incontrato Meloni a Palazzo Chigi il 3 maggio del 2023. Con Haftar, che nell’aprile del 2019 ha tentato di conquistare Tripoli con la forza, causando un conflitto civile concluso con il cessate il fuoco nell’ottobre del 2020, Meloni discuterà anche della ricostruzione di Derna, colpita nel settembre 2023 da una devastante alluvione, ricordando l’impegno immediato dell’Italia, attraverso le Forze armate, la Protezione civile e gli aiuti umanitari, e sottolineando come il mondo imprenditoriale italiano possa offrire competenze preziose per l’attività di ricostruzione.

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