
di Gianvito Caldararo
Le elezioni europee sono ormai imminenti, ma i vari candidati non affrontano alcun tema sul tappeto dell’Europa. E tale adempimento non viene assolto neanche dai vari leader che si sono candidati, che se eletti non andranno in Europa. Infatti, la Schlein del PD è impegnata a sottoscrivere il referendum della CGIL, provocando la spaccatura del suo partito. Come pure Calenda di Azione che è peraltro ossessionato di Renzi, che pure lo fece risorgere dal nulla e portandolo sulla poltrona di ministro (uno degli esempi di ingratitudine mai avvenuto nella politica italiana).
La Giorgia, invece, è impegnata in una forsennata campagna di esaltazione del “culto della personalità”, che evocano una memoria che non gli dovrebbe appartenere. Tutti i suoi interventi sono una continua esaltazione del leader/capo, al punto che i suoi elettori e fans la considerano infallibile come una divinità.
L’avvocato del popolo e leader del M5S, Conte, è impegnato a difendere le sue due creature: il reddito di cittadinanza e il Superbonus 110%. Chi tra i candidati parla di Europa sono sia la Bonino che Renzi, i quali sono riusciti a mettere su un progetto che mira ad una nuova Europa e a cancellare la fallimentare e negativa esperienza della presidente Ursula von der Leyen.
Renzi è quello ha sottolineato che l’Europa in questi ultimi decenni ha perso molto terreno rispetto agli Stati Uniti, alla Cina e all’India, cioè ai nuovi colossi dell’economia mondiale.
In questi tempi, ritorna prepotente il tema della pace e della “Unità dell’Europa”, che lo statista italiano Craxi, affrontò il lontano 11 aprile 1984, in un poderoso discorso in occasione della cerimonia di apertura del XV Stati generali dei Comuni d’Europa. Craxi disse: “L’istinto dei popoli è di gran lunga il miglior sale della terra: se saremo capaci di assecondarlo, non mancheremo di trovare il giusto sentiero da percorrere. Avviene spesso che ai desideri dei popoli non corrispondano subito risposte adeguate, che i processi per dare forme istituzionali ai desideri e alle volontà dei singoli siano lunghi, faticosi e tormentati”.
Con il vigore che non gli mancava, sottolineava: “Non ci scoraggeremo per questo: l’unità dell’Europa è una esigenza per la pace nel mondo e per lo sviluppo dei singoli popoli europei. L’Europa unita avrebbe capacità e forza sufficienti per porsi come grande interlocutore e grande mediatore dei conflitti che tengono con il fiato sospeso i popoli e condannano molti di loro al sottosviluppo, alla miseria e alla fame”. Evidenziava di come “L’esperienza politica dell’Europa, la sua cultura, la sua civiltà, la sua credibilità presso i paesi del Terzo Mondo possono dare forza straordinaria a una sua politica estera sempre meglio armonizzata, a una sua azione politica concordata e coerente”.
La realtà odierna, invece, dice che l’Europa non ha saputo svolgere alcun ruolo di interlocutore, meno che mai di mediatore dei conflitti, ma è rimasta ferma in una politica in direzione di una transizione ecologica confusa e contraddittoria. Mentre è stata interamente assente sul piano della politica estera. I leader politici italiani, parlano di temi politici domestici e ignorano, forse per incapacità e incompetenza, i grandi temi europei, che quanto meno si riscontrano nel programma che sostiene la lista “Stati Uniti d’Europa”, dove i candidati, se eletti, andranno in Europa a sostenere le citate tematiche.
L’Italia continua a commettere il solito errore, cioè mandare in Europa persone poco autorevoli e, in molti casi, non attrezzati per il ruolo che richiede quello di parlamentare europeo.
Povera Italia.





