
Chi sono i complottisti? Quelli che denunciano i complotti o quelli che i complotti li progettano e li attuano a danno dell’umanità?
Tra i complottisti c’è anche una parte dei media che, vivendo di pubblicità, è al servizio delle multinazionali che la pubblicità la mettono a disposizione di chi la distribuisce secondo criteri di fedeltà.
Ormai la menzogna è diventata la prassi comune dell’informazione di regime, ossia di quell’informazione che ci vuole convincere che tutto quanto deciso dalla techno-finanza è per il bene del pianeta e, conseguentemente, dell’umanità.
Riguardo al Covid, chi osava qualche tempo addietro affermare che era un prodotto di laboratorio era un complottista.
Illustri scienziati si sono prostrati al potere delle multinazionali e della techno-finanza per spiegare che chi osava dire la verità era un pazzo da rinchiudere.
Il fatto è che la verità, prima o poi, viene a galla e allora da rinchiudere dovrebbero essere, oggi, i progettisti e i realizzatori del complotto e i propagandisti della menzogna, che hanno ingannato per il solito motivo: potere e denaro.
Ora veniamo a sapere che gli Stati Uniti hanno condiviso prove “sbalorditive” con il Regno Unito al culmine della pandemia di Covid-19 che suggerivano una “alta probabilità” che il virus fosse fuoriuscito da un laboratorio cinese.
Lo rivela il quotidiano “The Telegraph”, secondo cui durante una riunione dell’alleanza fra servizi di intelligence nota come gruppo Five Eyes (Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Nuova Zelanda e Australia) svoltasi a gennaio del 2021 era stata discussa la questione.
In particolare, gli Stati Uniti riferirono che la Cina aveva nascosto le attività militari e di ricerca sui coronavirus in un laboratorio di Wuhan.
Secondo il “Telegraph”, in una precedente telefonata, l’allora segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, presentò delle prove a sostegno di tale teoria all’ex ministro degli Esteri britannico Dominic Raab e agli omologhi di Canada, Nuova Zelanda e Australia.
Due fonti dell’ex amministrazione presidenziale guidata da Donald Trump – all’epoca al potere negli Usa – hanno parlato con il “Telegraph” e accusato Raab e il governo britannico di aver ignorato la teoria della fuga del virus dal laboratorio a causa delle reticenze espresse dall’equipe sanitaria del governo che, all’epoca, sosteneva fermamente un’evoluzione naturale del virus.
“Abbiamo visto diverse informazioni e abbiamo pensato che fossero, francamente, sbalorditive”, ha detto un ex funzionario Usa che ha lavorato con l’intelligence e l’ex segretario Pompeo. “Ovviamente è emersa l’alta probabilità che si trattasse effettivamente di un virus fuoriuscito da un laboratorio”, ha detto la fonte, secondo la quale un documento del dipartimento di Stato indicava il “costante ostruzionismo” da parte della Cina dopo la scoperta del virus e accusava i funzionari di Pechino di “grossolana corruzione e inettitudine”.
La ricerca, inoltre, rivelò per la prima volta che ufficiali militari cinesi avevano lavorato presso l’Istituto di virologia di Wuhan negli anni precedenti la pandemia e che alcuni ricercatori del laboratorio si erano ammalati poco prima che si registrassero i primi casi di contagio da Covid a Wuhan. I due ex funzionari statunitensi hanno spiegato che all’epoca dei fatti il Regno Unito ignorò le prove presentate dagli Stati Uniti perché il governo di Londra etichettò le informazioni sulla potenziale fuoriuscita del virus dal laboratorio come una “questione politica statunitense radioattiva” alimentata dal disaccordo pubblico tra gli scienziati governativi e Donald Trump.
Il fatto è che a fornire il know how e i finanziamenti al laboratorio cinese sono stati gli Stati Uniti d’America.
E’ stato, infatti, Anthony Fauci a finanziare il Wuhan Institute of Virology per sviluppare virus pericolosi per l’uomo attraverso ricerche tecnicamente definite “gain of function”, vale a dire la mutazione di virus in laboratorio in modo che diventino pericolosi e mortali per l’uomo.
Josh Rogin, commentatore del Washington Post, ha chiamato Anthony Fauci “il padrino della cupola del gain of function” e ha spiegato che Fauci ha riattivato le ricerche sul “gain of function” negli USA nel 2018, all’insaputa della Casa Bianca, dopo che Obama le aveva già vietate nel 2014. Inoltre, sempre nel 2014, ha continuato a finanziare il laboratorio di Wuhan che potrebbe averle usate per ricerche di tipo “gain of function”.
Cosa sono gli esperimenti “gain of function”?
Si chiamano “gain of function” (guadagno funzionale) gli esperimenti che consistono nel prendere un virus dal mondo animale e modificarlo in modo che possa contagiare anche l’uomo, spesso rendendolo più contagioso e più pericoloso.
Negli Stati Uniti esistono 11 laboratori “gain of function”, formalmente creati per prevenire possibili virus derivanti da salti naturali e di fatto impegnati a creare virus che probabilmente a Madre natura non verrebbe mai in mente di produrre.
Gli esperimenti vengono eseguiti su topi umanizzati e altre cavie e sono estremamente pericolosi. Per tale motivo devono essere eseguiti in laboratori con un elevato livello di sicurezza e sottostare a controlli molto rigorosi. E’ facile per chi lavora in questi laboratori essere contagiato, soprattutto da virus che si trasmettono per via aerea come i coronavirus. I contagiati portano quindi il virus all’esterno contagiando altri e provocando potenzialmente un’epidemia.
Di fatto gli 11 laboratori sono centri di sperimentazione di armi batteriologiche e questo è un delitto contro l’umanità. Un delitto peggiore di quello dell’uso delle atomiche, in quanto più insidioso, nascosto, camuffabile da epidemia naturale.
La produzione di esperimenti “gain of function” è stata vietata negli Stati Uniti nel 2014, ma, a quanto pare, Anthony Fauci ha fatto in modo che proseguissero e che, nell’impossibilità di eseguirli negli States, fossero eseguiti altrove e, guarda caso, in Cina, nel laboratorio di Wuhan.
Fauci ha ricoperto il ruolo di responsabile del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) – l’istituto nazionale per le malattie infettive e le allergie – dal 1984, servendo sotto sei diversi presidenti degli Stati Uniti ed ha avuto un ruolo determinante nel finanziare ricerche di tipo “gain of function” sia negli Stati Uniti, sia in Cina.
“Secondo documenti che sono emersi dall’inizio della pandemia – afferma Roberto Mazzoni, giornalista italiano che scrive dalla Florida – appare molto probabile che il Wuhan Institute of Virology, considerato potenzialmente l’origine della pandemia COVID-19, fosse impegnato in esperimenti di tipo “gain of function” in parte finanziati indirettamente dagli Stati Uniti e possibilmente dall’agenzia gestita da Anthony Fauci. Lo stesso Fauci ne parla nelle sue email scritte subito dopo l’esplosione della pandemia che sono state pubblicate come parte di un pacchetto di 3.200 email desecretate”.
In buona sostanza Fauci, secondo quanto affermano deputati e senatori Usa, riportando dati, testimonianze, documenti, avrebbe dato soldi a un tal Peter Daszak, “presidente di lungo corso della non-profit EcoHealth Alliance che ha l’obiettivo dichiarato di prevenire pandemie, ma che si è scoperto aver versato in passato oltre mezzo milione di dollari proprio al Wuhan Institute of Virology per condurre ricerche potenzialmente collegate al “gain of function”. Questi soldi provengono in origine dall’agenzia gestita da Fauci. Nelle email di Anthony Fauci desecretate se ne trova proprio una di Daszak in cui ringrazia Fauci di aver escluso pubblicamente fin da subito la possibilità che il virus fosse sfuggito dal laboratorio.
Peter Daszak è stato anche il referente americano per l’ispezione farsa condotta a Wuhan da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità all’inizio del 2021, composta da ispettori selezionati personalmente dal governo di Pechino.
Nella relazione finale, naturalmente, Daszak e compagni hanno escluso categoricamente la possibilità che il virus avesse avuto origine nel laboratorio, ma sono stati subito smentiti da centinaia di altri scienziati che hanno sollevato un tale clamore che lo stesso Tedros, Segretario dell’OMS, ha disconosciuto il risultato dell’indagine e ha dichiarato che non si può escludere che il virus sia uscito dal laboratorio.
Il senatore Usa Rand Paul, durante un interrogatorio di Anthony Fauci ha rivelato che per anni, il dottor Ralph Baric, un virologo negli Stati Uniti, ha collaborato con il dottor Shi Zhengli del Wuhan Virology Institute, condividendo le sue scoperte su come creare super virus. Questa ricerca sul “gain of function” è stata finanziata dal NIH (National Institutes of Health). La collaborazione tra gli Stati Uniti e l’Istituto di virologia di Wuhan è dunque nota e accertata.
I dottori Baric e Shi, secondo Rand Paul, hanno lavorato insieme per inserire la proteina spike (punta di lancia) del virus del pipistrello nella base strutturale del virus mortale della SARS e poi usare questo super virus artificiale per infettare le cellule delle vie respiratorie umane.
Come scrive Politico, Peter Daszak, presidente del gruppo di ricerca EcoHealth Alliance, che i sostenitori della teoria della fuga di dati dal laboratorio Covid sospettano di aver innescato la pandemia, ha affrontato gli interrogatori in un’audizione della Camera Usa mercoledi scorso.
Sebbene nessun parlamentare lo abbia accusato direttamente di aver scatenato una malattia che ha ucciso milioni di persone in tutto il mondo, repubblicani e democratici della sottocommissione selezionata della Camera sulla pandemia di coronavirus hanno criticato Daszak e il suo gruppo per non aver rispettato le regole federali per i beneficiari. E lo hanno incolpato per mancanza di trasparenza riguardo alle collaborazioni del suo gruppo con l’Istituto di virologia di Wuhan in Cina sulla ricerca sul coronavirus.
L’insieme della notizie, di qua e di là dell’Atlantico, fa mergere un disegno che coinvolge Anthony Fauci, scienziati dei laboratori “gain of function” dove si creano virus mortali, connivenze con i silenzi colpevoli della Cina.
Un disegno che andrebbe portato davanti ad un tribunale internazionale per crimini contro l’umanità.
Chi sono i complottisti?
Nella fotografia Peter Daszak





