Home Politica estera MEDIO ORIENTE, L’ORA DELL’ATTESA

MEDIO ORIENTE, L’ORA DELL’ATTESA

0

di Cosimo Risi

Il Medio Oriente con il fiato in sospeso. Le trattative convulse fra le parti con l’aiuto dei mediatori. La missione di Antony Blinken nella regione. Le telefonate di Joe Biden con il Presidente di Egitto e l’Emiro del Qatar. La decisione del Principe ereditario saudita Mohammed bin Salman di riconoscere lo Stato d’Israele. La reazione dei dirigenti di Hamas, a Doha e Gaza, alle ipotesi di mediazione.

Il momento è convulso. L’ultima proposta per il rilascio degli ostaggi reca una firma nascosta quanto pesante. La appone metaforicamente il Segretario di Stato nell’ennesima missione nella regione. Blinken ribadisce di persona agli interlocutori quanto il suo Presidente da detto al telefono a Mohammed al-Sisi e Tamim al-Thani: la proposta sul tappeto è la più generosa mai formulata, a Hamas la responsabilità di accettarla o rifiutarla con le conseguenze del caso. Hamas si limiterebbe a considerarla una base di lavoro e non la soluzione. Le consultazioni fra i suoi dirigenti sono rese obiettivamente difficili dalle condizioni in cui operano quelli asserragliati a Gaza.

I piani militari delle IDF per entrare a Rafah, l’ultima roccaforte di Hamas nel sud della Striscia, sono pronti, attendono il via libera del Governo. Per l’approvazione si attende l’esito della trattativa sugli ostaggi. Per liberare i superstiti, prima i soggetti più fragili e le donne, Israele si impegnerebbe al cessate il fuoco. Della sua  durata si discute: se a tempo determinato come vorrebbe la parte israeliana o a tempo indeterminato come vorrebbe la controparte. Per esigenze tattiche e non solo il Primo Ministro ripete che Israele non può essere privato della vittoria, e cioè della disgregazione di Hamas.

L’interesse profondo di Benjamin Netanyahu e Yahia Sinwar potrebbe essere di tirarla per le lunghe. Gli ostaggi entrerebbero nel grande gioco della sopravvivenza politica di Netanyahu e della testimonianza politica di Sinwar. Quest’ultimo cercherebbe il martirio quasi uno “zelota religioso”, ipotizza il quotidiano Haaretz con riferimento agli ebrei zeloti che si immolarono a Masada per non consegnarsi ai Romani.

In seno al Gabinetto di guerra,  Benny Gantz e Gadi Eisenkot si sono impegnati a liberare gli ostaggi sulla base di un ragionevole compromesso con la controparte e poi chiedere le elezioni anticipate. Vorrebbero ribaltare il Governo di destra a favore di una coalizione centrista che comprenda  Yair Lapid, l’immediato predecessore di Netanyahu.

L’Arabia Saudita decide di aderire agli Accordi di Abramo per il mutuo riconoscimento fra il Regno e lo Stato d’Israele. Una mossa storica di cui si discute la tempistica: procedere subito o attendere novembre?

Il mese di novembre ha una sua carica escatologica. Biden succederà a se stesso o tornerà Trump? Biden sostiene Israele ma con toni apertamente critici dei metodi, non nasconde il fastidio per quel Governo. A giudicare dal precedente mandato, Trump sarebbe totalmente allineato.

L’Unione europea si esprime sulla crisi con la presa di posizione di alcuni stati membri che si apprestano a riconoscere lo Stato di Palestina. La mossa sarebbe simbolica e comunque coerente con la formula due popoli – due stati.

La Corte penale internazionale starebbe per spiccare i mandati di arresto nei confronti di alcuni dirigenti israeliani per presunti crimini di guerra. Ad essere colpiti sarebbero il Primo Ministro, il Ministro della Difesa, il Capo di Stato Maggiore. La reazione di Netanyahu è lapidaria: il mandato sarebbe intriso di “antisemitic hate crime”. Sarebbe esso stesso un crimine: ma di odio antisemita.

Netanyahu rilancia così l’antico e sempre attuale tema dell’antisemitismo. Le manifestazioni che si susseguono nelle università europee e americane tendono a mescolare antisionismo e antisemitismo: la critica al sionismo che occupa le terre altrui e la critica all’ebraismo in quanto tale. David Grossman svela l’equivoco. Per lo scrittore, Israele è il solo paese al mondo di cui si critica, anche legittimamente, la politica estera per metterne in discussione l’esistenza.  

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui