
di Marco Della Luna
Nel confronto bellico, la Russia si sta rivelando parte resistente e vitale, anzi resiliente, materialmente come moralmente, di un Occidente nel complesso malato e agonizzante come l’Amfortas di Wolfram von Eschenbach, diviso tra nichilismo e mistificazioni. E’ per questo, che gli avvelenatori dell’Occidente ci scagliano contro di essa in una novella Crociata.
L’Occidente sta agonizzando. I suoi assassini lo avvelenano, in modo pianificato, probabilmente perché esso (USA in testa) è divenuto inefficiente o superato come piattaforma e modello della loro dominazione plutocratica globale. Prima di dire chi siano costoro -quelli per cui si arrabattano le Giorge, le Ursule e i Draghi- dirò come lo stanno facendo. Dopo di ciò, sarà superfluo fare i loro nomi.
Una sentenza esemplare
Prenderò le mosse dalla recentissima sentenza (inappellabile) della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo emessa il 9 Aprile scorso dalla Grand Chambre nella sede di Bruxelles accogliendo il ricorso di Verein Klima-Seniorinnen Schweiz (Associazione elvetica Anziane per il Clima) contro la Svizzera (ricorso nr 53600/20), per ritenuta violazione degli artt. 8 (rispetto della vita privata e familiare e 6 (accesso a un tribunale nazionale) [1]
Il ricorso, presentato alla Corte EDU dopo la vana adizione dei giudici nazionali svizzeri, richiedeva di accertare la violazione da parte della Svizzera del diritto fondamentale alla salute, previsto all’art. 2 della CEDU, e quello alla vita privata e familiare di cui all’art. 8, che le ricorrenti imputavano alla mancata adozione da parte dello Stato elvetico di provvedimenti legislativi e amministrativi volti a contrastare il cambiamento climatico, che si era impegnato ad assumere aderendo ai trattati internazionali, con la conseguenza di un asserito peggioramento delle loro condizioni di vita dovuto all’anomalo innalzamento delle temperature. Il ricorso domandava altresì la condanna dello stato all’adozione di atti legislativi e amministrativi per evitare l’aumento delle temperatura media globale di oltre 1,5°C, riducendo le emissioni di gas serra. La sentenza, facendo riferimento ad alcuni trattati internazionali tra cui l’Accordo di Parigi, dice che gli stati membri della CEDU devono «raggiungere la neutralità carbonica [cioè la condizione in cui si rimuovono dall’atmosfera tanti gas serra quanti se ne emettono] entro i prossimi tre decenni in linea di principio». Allo stesso tempo non ha indicato misure precise al governo svizzero, proprio perché farlo sarebbe andato oltre le sue competenze. La Corte di Bruxelles ha ritenuto anche la violazione dell’art. 6 della CEDU, che stabilisce il diritto a un equo processo attraverso i giudici nazionali.
Una causa simile è stata intentata pure in Italia da varie associazione e individui italiani hanno chiesto a un giudice civile di condannare lo stato italiano per l’inottemperanza agli obblighi di riduzione delle emissioni di CO2 assunti in sede internazionale ed europea, pregiudicando diritti fondamentali della persona, come quello alla salute, e anche del diritto a conservare le condizioni di vivibilità delle generazioni future. Anche il giudice italiano ha ritenuto di non potersi pronunciare per non violare la discrezionalità spettante al potere politico. Ma ora, proprio a questo riguardo, la sentenza del 9 Aprile cambia lo scenario, affermando che gli Stati sono obbligati a contrastare il mutamento climatico con specifiche azioni, e soprattutto con l’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica mediante le misure comprese nella Green Transition, iniziando con la net zero, l’imposizione cioè dell’efficientamento energetico totale degli edifici. Nel mondo, le cause giudiziarie circa il clima sono più che raddoppiate dal 2017 ad oggi.
La sentenza in esame ha inoltre stabilito che i ricorsi di questo tipo possano essere presentati soltanto da organismi esponenziali dei diritti lesi, e non da singole persone fisiche, perché queste dovrebbero provare, nella causa, di essere state direttamente danneggiate dalle omissioni dello Stato in fatto di tutela climatica. La Corte ha stabilito che se, invece, a fare ricorso sono le associazioni o altri enti esponenziali di interessi diffusi, a queste ultime non viene richiesto di dimostrare che i loro membri, o le persone a nome delle quali hanno presentato il ricorso, abbiano lo status di “vittima” ex art. 34 CEDU!
La giurisdizione della menzogna
La sentenza in parola contiene ed applica gran parte degli strumenti di assassinio dell’Occidente. Anticipo che gli organismi internazionali, come la detta Corte, l’ONU, l’OMS, l’UE, la NATO, il FMI, la BCE sono tra i principali esecutori dell’assassinio.
Torniamo alla sentenza. E’ assurda come sentenza, ma è efficiente per distruggere. Essa è un coacervo di falsi presupposti, violazioni del diritto e violazione della logica. Un concentrato di veleni.
Innanzitutto, è evidentemente assurdo (e nessuno lo può credere) affermare che la mancata esecuzione di alcune delle clausole dei trattati in questione, da parte di uno Stato minuscolo come la Svizzera, con una piccola popolazione e una modesta dimensione industriale, possa avere un’influenza percettibile e dannosa sul clima e sulla salute dei suoi abitanti.
In secondo luogo, è palese che la Corte ha condannato la Svizzera senza prova concreta di un qualsiasi effetto nocivo sull’associazione o i suoi membri o altri degli inadempimenti della Svizzera.
In terzo luogo, ha Corte ha recepito le tesi – false e come tali ben dimostrabili – dell’ideologia green, ossia che l’emissione di CO2 abbia un effetto serra e stia innalzando la temperatura globale.
La temperatura media terrestre è sempre stata mutevole, con cicli di diversi secoli, con fasi ascendenti o discendenti di oltre un secolo. Duemila anni fa, come pure nel Medioevo, era più alta di oggi. Considerare solo periodi di decenni è una scelta di disonestà metodologica. L’era industriale è iniziata durante una fase di temperatura ascendente, che statisticamente dovrebbe finire tra qualche decennio. Perciò imputare l’ascesa alle emissioni industriali è arbitrario, anzi è mistificazione.
L’anidride carbonica costituisce oggi 42 parti per milione dell’atmosfera (in passato è stata molto più presente), e di queste 42 parti per milione solo una frazione, forse 16 parti al massimo, può riferirsi all’attività umana. Perciò attribuire a questa variazione i mutamenti climatici è pure una mistificazione.
Inoltre, in base alla Legge di Henry, la quota di un gas sciolta nelle acque e quella presente nell’atmosfera, a parità di pressione e temperatura, sono costanti; se la temperatura sale, la prima cala e la seconda aumenta; quindi, l’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera è probabilmente dovuto al riscaldamento dei mari, a sua volta dovuto a fattori naturali.
I rimedi a questo falso problema imposti dalla Green Transition sono altrettanto fasulli, per più ragioni.
I paesi occidentali che dovrebbero eseguirla producono circa ¼ delle emissioni globali; ridurre a metà o anche a zero tale quota, evidentemente non cambierebbe molto; ma imporre tale riduzione ai soli paesi “virtuosi”, con i costi industriali che essa comporta, semplicemente indurrebbe molte imprese a delocalizzare la produzione dall’Occidente al resto del mondo, peggiorando da noi il declino e la disoccupazione senza un’apprezzabile riduzione delle emissioni globali. La Corte di Bruxelles, con la sua sentenza condanna la Svizzera, e domani ogni altro paese occidentale, a caricare la sua industria di costi tali, che, se non scaricati sui contribuenti, indurranno la delocalizzazione – deindustrializzazione, a danno dell’Occidente e senza vantaggio per il pianeta. E’ così che ci stanno uccidendo.
L’automozione elettrica è inattuabile perché richiederebbe la triplicazione dell’elettricità prodotta. Il suo evidente scopo è quello di demolire l’industria automobilistica occidentale e soprattutto di limitare gradualmente la libertà di circolazione, in vista anche l’istituzione della famigerata città dei 15 minuti.
Inoltre comporterebbe un aumento, e non un calo, di emissioni carboniche, perché è due volte più energivora della moderna automozione termica, esigendo la costruzione di centrali, la combustione di petrolio, la realizzazione di una capillare rete di distribuzione – senza contare i costi ambientali per l’estrazione delle terre rare per costruire le batterie, le implicazioni del loro smaltimento e soprattutto il fatto che solo il 5% delle emissioni di particolato di un’autovettura viene dalla combustione, mentre il 95% viene dalle frenate e dagli pneumatici; e che le autovetture elettriche, avendo un peso molto superiore, emettono di conseguenza più particolato.
I cappotti termici hanno pure un elevato impatto ambientale di produzione e di smaltimento, e hanno già dato prova di fragilità alla grandine, di propensione al distacco per effetto del differenziale di dilatazione termica, di produzione di sacche di umidità tra sé e i muri, le quali sono fonti di insalubri infiltrazioni e muffe.
Potrei continuare e completare lo smascheramento dell’ideologia che guida la sentenza in esame, parlando della campagna di chiusura delle stalle per via della CO2 nei peti del bestiame e dei disincentivi all’agricoltura per sostituirla con impianti fotovoltaici, mentre il cibo naturale viene sostituito con insetti e carne sintetica prodotta con mRNA, che si sa avere un effetto cancerogeno.
E che dire della intrusiva campagna di vaccinazione di massa con pretesi vaccini mRNA, che ormai sono risultati inefficaci ai fini dell’immunizzazione e altamente nocivi, campagna appoggiata dall’occultamento sistematico dei dati sugli effetti avversi e sull’inefficacia? Non pochi ricercatori prevedono che gran parte dei soggetti effettivamente vaccinati morirà entro 5 o 10 anni dall’inoculazione, con ulteriori, forse fatali ripercussioni per il mercato immobiliare!
Tra le altre mistificazioni con cui la plutocrazia ci governa, non posso poi non ricordare il darwinismo (biologico e) sociale (lotta e selezione del più forte) e il neomalthusianesimo, due ideologie pseudoscientifiche, già ampiamente confutate, che hanno legittimato e guidato numerose e sistemiche misure finanziarie adottate per soffocare, anzi sabotare l’economia produttiva, citando specificamente (una tra molte) l’abolizione concertata in Occidente della separatezza della banche di credito e risparmio da quelle di azzardo speculativo, che ha portato alla crisi del 2008; il salvataggio delle banche coi soldi pubblici, ma senza ripristinare la separatezza, in modo che il business delle bolle si possa ripetere, come si sta ripetendo. Infatti il mercato finanziario, quello che da tempo viene accettato dalla nostra tecnocratica governance come regolatore ottimale delle scelte di politica economica, genera tanti più profitti per i suoi operatori quanto più ampie e frequenti sono le sue oscillazioni, cioè quanto più forti e frequenti sono le crisi. Quindi le sue “richieste” non sono affatto regolatori ottimali, ma il contrario; ed esse vengono obbedite perché si impongono con la violenza del rating, dello shorting, del definanziamento, nonché mediante le sovvenzioni ai decisori istituzionali. Ricordo che l’idea del mercato come ottimale regolatore, ottimale distributore delle risorse e dei redditi, ottimale preventore e riassorbitore delle crisi, si riferisce non al mercato finanziario, ma a quello produttivo (a condizione che sia trasparente anziché opaco, libero e non mono- od oligopolistico, come invece ampiamente è), il quale, almeno sulla carta, può svolgere quelle funzioni, in quanto esse sono funzionali alla massimizzazione dei profitti. Nel caso del mercato finanziario, che oggi è circa 15 volte più grande, numericamente, di quello produttivo, la massimizzazione dei profitti richiede invece l’opposto.
E la predominanza anche culturale del mercato finanziario e della sua logica, da un lato ha sospinto la deindustrializzazione dell’Occidente, in alleanza con l’ideologica Green, e dall’altro sta riportando la concentrazione elitaria della ricchezza e la diffusione della povertà verso rapporti che si credevano, ingenuamente, superati per sempre dalle “conquiste” del secondo dopoguerra in Italia, e del primo in USA. E i titolari dei partiti sedicenti di sinistra, sponsorizzati da personaggi come Soros, hanno abbracciato questo liberismo finanziario anche più dei loro colleghi sedicenti di destra, e si dedicano alle campagne per i diritti sostitutivi (lgbtqx), l’accoglienza, l’integrazione, l’antifascismo. Silenzio invece sulle iniquità socioeconomiche. E da quando la propaganda atlantica soffia per la guerra, hanno persino smesso di recitare il pacifismo. Nessuno forza politica si oppone perché l’intelligenza artificiale, combinata con l’intercettazione globale delle comunicazioni (Five Eyes) e i droni killer, conferisce alla plutocrazia di Rothschild & C. la capacità di individuare e reprimere ogni resistenza organizzata. (continua)





