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GLI UTENTI DEL MONDO DIGITALE SEMPRE PIU’ INDIFESI

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di Ugo Busatti

Solo nel 2023 gli hacker hanno effettuato 11 mila attacchi, inventandosi 538 nuove varianti di virus. Dal 2020, le perdite delle aziende, fra soldi dei ricatti, riparazione danni, nuovi sistemi di sicurezza, sono arrivate a 28 miliardi di dollari.
Un vecchio proverbio recita:” fatta la legge trovato l’inganno” e questa degli hacker é una realtá figlia della smania di digitalizzazione ed ora ancora peggio della Intelligenza artificiale.
É lo stesso Fondo Monetario Internazionale a lanciare l’allarme tanto da dedicare al criptocrimine un intero capitolo del loro Rapporto sulla Stabilità finanziaria globale presentato in questi giorni nell’assemblea annuale del Fondo a Washington.
Criptocriminali che usano criptovalute per fare ricatti ad aziende, banche, istituzioni governative. Si dice che ormai i criptocriminali si organizzano con i fornitori di servizi, organizzazioni alle quali pagare il pizzo per ricevere servizi di ogni tipo. Si dice che esistono dei veri e propri supermarket dei virus e dei malaware che consentono di acquistare prodotti finiti e pronti da usare per i propri ricatti, e che prendano parte dei profitti degli stessi.
Sono mondi particolari, a me del tutto estranei dato che a malapena riesco ad accendere un portatile. E questo é un’altro degli incubi che ci stanno apparecchiando con questa corsa alla digitalizzazione. “L’impotenza digitale” di noi utenti di fronte ai problemi di “sistema”. Che siano dovuti a incapacitá, ad attacchi di hackers, a posizionamenti negativi dei pianeti, resta che troppe volte ci troviamo di fronte a procedure complesse che non riusciamo a portare a termine, e che vanno dagli interminabili interrogatori prima di poter parlare con un “umano” dei centralini delle grandi aziende, alle richieste di documenti o di autorizzazioni o di qualunque altro obbligo da assolvere imposto da questa nuova forma di attacco alla nostra tranquillitá.
Da un lato dunque procedure sempre piú complicate, dall’altro criminali che bloccano tali procedure e ci lasciano sospesi nel nulla. E per evitare questo, le aziende e le banche devono ricorrere ad altri specialisti, gli hacker “buoni” che sono in grado di contrastare quelli ” cattivi”.
Ed ovviamente a pagare il conto alla fine, come al solito, siamo noi, non solo per i disservizi, ma perché ci ricaricano i costi.

Autore

  • Redazione

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