
C’erano i DS, Democratici di sinistra, c’era anche il Pds, il Partito dei democratici di sinistra, poi per strada si è persa la sinistra e si è arrivati al Pd, Partito democratico (senza sinistra).
La sinistra è rimasta un’indicazione stradale: gira a sinistra, svolta a sinistra, alla tua sinistra.
Figlio di un matrimonio morganatico tra ex comunisti ed ex democristiani di sinistra (si fa per dire), a differenza degli esseri normali che nascono, come è noto, sotto i cavoli, il Pd è nato sotto l’ulivo (non sott’olio), grazie alla fecondazione artificiale di Massimo D’Alema e di Romano Prodi e con l’utero in affitto della finanza bianca.
Per circa trent’anni la chimera ulivista ci ha rovinati scientemente, svendendo l’Italia e rendendoci proni ad un’Unione Europea che è risultata, come risulta, solo una banca e una burocrazia, gestita da politici inetti, che hanno ridotto il sogno del padri dell’Europa unita in una manicomio green e woke.
Ora, come spesso avviene anche agli umani, siamo entrati nel periodo della regressione.
Con l’arrivo di Elly Schlein e con le ultime rivelazioni di Adnkronos, è ormai evidente che il Pd ha fatto il percorso all’inverso.
Da Partito democratico (PD) a Partito di Soros (Pds) per poi arrivare direttamente ad essere “Di Soros” (DS).
La regressione è un meccanismo di difesa inerente all’organizzazione libidica, che consiste nel ritorno a uno stadio precedente dello sviluppo o dell’Io, in risposta a una frustrazione della soddisfazione libidica. Senza identità propria, il Pd, ha sostituito la sinistra con Soros.
Insoddisfatta la libido del potere, a causa di una montante protesta che si sostanzia in un voto a destra, unica direzione rimasta in assenza della sinistra, la regressione del Pd, avendo abbandonato la sinistra, si rivolge alla S di Soros, ossia al simbolo della svendita all’incanto della sinistra e di ogni logica di sinistra, al potere finanziario speculativo.
Amen.





