di Giuseppe Augieri
La passione di Cristo. Il Vangelo di oggi racconta, perché nessuno dimentichi, il tradimento, la menzogna, il processo-farsa, le torture, la morte. Le tre croci sul Golgota, il pianto e lo strazio della Madre.
Immagini potenti: e nella mia mente hanno richiamato quelle della striscia di Gaza, dell’Ucraina. Per ultimo quelle del teatro di Mosca. Non croci, ma tanti morti innocenti. Strazio e non solo di madri.
Shalom: pace. Prima di tutto. Subito. Tutto il resto viene dopo.
Non ha senso continuare a parlare e lasciare che le parole restino nell’aria, a mezz’altezza, a fare solo “scandalo”. Le voci che si sono levate non hanno avuto seguito. Alcune sono state addirittura zittite. Si parla, fiumi di parole e nessuna azione concreta.
Anzi, voglie di riarmo, non più celate da linguaggi burocratici. Basta parlare. Se non c’è alcun programma di pace, possa il silenzio gridare un no, nelle menti di chi sta abituandosi alle stragi, ad accettare l’idea stessa della guerra.
No ad una indifferenza rispetto alla quale forse solo atti eclatanti ed ispirati alla pace, e compiuti in pace, possono rappresentare ancora una speranza di risveglio.
Silenzio come preghiera, ma anche come tremenda condanna; per porre una domanda senza veli: Francesco oggi lo ha fatto. Non l’omelia: un silenzio che ha fatto parlare più di cento omelie.




