
di Alessandro Roazzi
La vicenda Decaro mi suscita una sensazione molto sgradevole. Riemerge da destra un comportamento inaccettabile: distruggere gli avversari. Si dirà: non è’ stato forse un Metodo giustizialista brevettato cinicamente negli ambienti di potere di certa sinistra postTangentopoli?
Non mi importa è sempre, sempre da rifiutare. Sempre da condannare, sempre da negare per opporre quella tradizione di sinistra che vuole cambiare le cose, non scambiare per nemici chi ha idee diverse.
Se non altro per due motivi: non abbiamo più una dignitosa classe dirigente e una lotta politica basata su veleni inevitabilmente impedisce di ricostruirla.
In secondo luogo se c’è un distacco fra politica e cittadini invece di ridurlo c’è il concreto pericolo che aumenti ancora.
Mistero chi poi andrà’ a votare, neanche i parenti dei candidati? Naturalmente è cambiata la rilevanza di queste vicende con un peso mediatico spostato a destra, la quale si sente forte per usarla come un ingiusto machete.
Inutile però fare del moralismo, si tratta della conseguenza di un uso dei media che in questi anni non ha risparmiato opzioni discutibili e quindi non permette a nessuno di scagliare la prima pietra.
Detto questo però siamo comunque in presenza di un costume politico deplorevole, anch’esso da rinnegare. Del resto basta guardare a ciò che avviene nel mondo: fake news e complottismi mediatici che fanno sussultare anche grandi potenze.
L’unica domanda che mi viene in mente è allora: quanto dobbiamo aspettare perché una sinistra profondamente diversa da quell’agglomerato di clan che ha campato nell’ultimo trentennio sull’assunto che appariva il meno peggio, riprenda le battaglie vere, contro l’odio in politica, e per un confronto su proposte politiche che recuperino una credibilità oggi seppellita da ambiguita’ d’ogni segno?
E’ l’unica strada per fermare la destra. Mugugni, moralismi, invettive invece rischiano di creare ulteriori smottamenti. Non mi pare il caso.





