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IL GIOCO SPORCO DEI GUERRAFONDAI

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L’Isis-k ha rivendicato l’attacco armato alla sala concerti di Mosca. Ipotesi confermata anche dall’intelligence degli Stati Uniti.

La Casa Bianca ha condannato l’attacco terroristico alla sala da concerto di Mosca e ha indicato nell’Isis un “nemico comune”. La battaglia contro il terrorismo islamico viene prima di tutto: “L’Isis è un nemico comune che deve essere sconfitto ovunque”.

Queste le parole della portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre. La diplomatica ha evidenziato inoltre che la presidenza americana “condanna fermamente l’atroce attacco terroristico di Mosca”, che ha colpito “civili innocenti”.

Partiamo da qui, dall’Isis.

Chi è l’Isis?

Prendo in prestito quanto scrive Difesa online, ove si evidenzia che dietro alle figure di primo piano dell’Isis ci sono “numerosi elementi di primo livello che hanno servito sotto Saddam. Lo stato maggiore dell’Isis è formato da ex soldati tra ufficiali, agenti segreti e funzionari dell’antiterrorismo del rais”.

Uno di questi è un ex maggiore dell’esercito di Saddam: Saud Mohsen Hassan, conosciuto con gli pseudonimi di Abu Mutazz e Abu Muslim al-Turkmani, il quale è stato arrestato nel 2000 e tenuto prigioniero nel campo ‘Bucca’, principale centro di detenzione per i membri della rivolta sunnita, gestito dagli Stati Uniti. Quelle prigioni divennero degli enormi incubatori che consentirono ai terroristi di entrare in contatto con gli ex soldati di Saddam, compresi i membri della Guardia Repubblicana e la forza paramilitare dei Fedayeen.

Da dove nasce la rivolta degli ex di Saddam? Dall’aver consegnato l’Iraq all’Iran, a seguito di una guerra messa in atto da Bush Jr. sulla base di una menzogna colossale.

Ora vediamo chi è l’Isis-K (Khorasan), quello che avrebbe realizzato la strage di Mosca.

L’Isis-K è noto anche come Isis-KP, è stato fondato meno di un decennio fa da una costola di Al-Qaeda e si finanzia con il narcotraffico. È lo stesso gruppo che aveva colpito l’Iran a inizio anno durante la commemorazione dell’ex capo delle Guardie Rivoluzionarie, Qassem Suleimani. L’Isis-K è diventato un attore non statale con un piccolo esercito e un controllo nell’area di Jalalabad, in Afghanistan.

Anche in questo caso, dunque, siamo in presenza di uno dei regali fatti al mondo dall’insipienza degli Usa, capaci di attivare guerre, salvo scappare a gambe levate lasciando mano libera a gruppi armati di vario genere.

La cellula Khorasan nasce dunque dall’unione di combattenti dell’Isis vero e proprio più alcune fazioni di taliban e jihadi assortiti compreso il Jundullah, gruppo anti-sciita che opera principalmente contro l’Iran, e il Ttp, i cosiddetti Taliban pakistani che combattono contro Islamabad.

L’Iskp o Isis-K si è ufficialmente formato nel 2017 dalla scissione dell’Isis Levante, divisosi in due fazioni: una guidata da Ustad Moawya e un’altra guidata da Aslam Faroqqi. Gli uomini di Farooqi, a capo dell’Isis-K, erano principalmente pakistani e gestiti da remoto dall’Isi, i servizi segreti militari, che forniva supporto finanziario e logistico finanziario dando rifugio ai combattenti nelle aree tribali del Pakistan. L’Isis-K avrebbe legami con la Lashkar-e-Toiba, con il Tehrik-e-Taliban Pakistan, con i Taliban e con la rete Haqqani: il meglio, se così si può dire, della jihad pakistana e anche un pezzo dell’attuale governo afghano.

Cartina pakistan

Il motivo dell’odio contro la Russia è dovuto al fatto che lo Stato islamico è il nemico sul campo di battaglia in Siria, dove Bashar al-Assad combatte contro tutti i sunniti ribelli, di cui i più importanti sono proprio quelli dell’Isis-K”. C’è poi il fatto che la Russia, come gli Stati Uniti, dialoga con i talebani, che in Afghanistan sono i rivali numero uno dei Khorasan, ma a questi motivi si intreccia anche il rapporto tra Russia e Hamas e con l’Iran.

E qui arriviamo al crocevia che interessa tutti i focolai di guerra in atto, tra i quali principalmente quello ucraino e quello tra Hamas e Israele che interessa gli equilibri complessivi del Medio Oriente.

In questa palude, ecco il punto sul quale riflettere, giocano tutti coloro che intendono alimentare i focolai di guerra e che tentano di ostacolare ogni possibile percorso di dialogo, di stabilizzazione del mondo e della ricerca di un nuovo equilibrio multipolare.

Gli attentatori sono dei mercenari di quarta serie, ossia un pugno di disperati disposti, per quattro soldi (10 mila euro) a distruggere vite e ad essere catturati e distrutti.

Non è impossibile che se anche fossero esfiltrati in Ucraina, chi li stava attendendo li avrebbe eliminati per eliminare le prove.

Secondo i servizi di sicurezza russi, i sospettati avevano “contatti” in Ucraina e ad attenderli ci sarebbe stato Abdulhakim Shishani, uno dei leader dei radicali dell’Idlib, il cui gruppo comprende criminali fuggitivi della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI). La fotografia del comandante militante internazionale è stata scattata nella zona di confine vicino alla regione di Belgorod, durante un attacco avvenuto pochi giorni fa.

L’Idlib in Siria è l’ultima ridotta dell’Isis.

Idlib22

Chi ha interesse a fomentare la guerra ha materiale sufficiente ovunque per continuare a creare elementi capaci di innalzare la tensione, in un momento nel quale parrebbe che Usa (o almeno una parte degli Usa) e Russia si stiano parlando per attivare una possibile tregua e una conseguente trattativa.

In base a quanto riportato da funzionari Usa al New York Times, l’intelligence statunitense aveva raccolto informazioni proprio questo mese secondo cui la Russia era un obiettivo terroristico del ramo dello Stato islamico con sede in Afghanistan, che accusa il Cremlino per gli interventi di Mosca in Afghanistan, Cecenia e Siria.

Il monito dei servizi segreti al Cremlino sul possibile attentato fa supporre che la collaborazione tra le due super potenze nella lotta al terrorismo islamico non si sia interrotta.

Inoltre l’attentato chiama in causa il dossier ucraino.

La Russia sabato ha messo a segno il più grande attacco degli ultimi mesi contro le infrastrutture energetiche ucraine, ma gli Stati Uniti non hanno invitato Kiev a rispondere con la stessa veemenza. Anzi. La Casa Bianca ha chiesto al Paese di Zelensky a non colpire raffinerie di petrolio in territorio russo perché questo potrebbe causare un aumento del prezzo del greggio. Questa la ricostruzione del Financial Times: “Gli Stati Uniti hanno esortato l’Ucraina a fermare gli attacchi alle infrastrutture energetiche russe, avvertendo che gli attacchi dei droni rischiano di far salire i prezzi globali del petrolio e provocare ritorsioni, secondo alcune fonti. I ripetuti avvertimenti di Washington sono stati consegnati agli alti funzionari del servizio di sicurezza statale ucraino, la SBU, e alla sua direzione dell’intelligence militare, nota come GUR”. Nonostante le sanzioni occidentali, la Russia continua a rappresentare un importante esportatore e i prezzi del petrolio sono già aumentati del 15 per cento quest’anno fino a toccare gli 85 dollari al barile”.

E’ del tutto evidente, anche ai sordi e ai ciechi, che Usa e Russia non intendono superare un certo livello di conflitto e che, anzi, puntano a mettere in atto misure di contenimento che aprano la strada ad un possibile cessate il fuoco, primo atto di un avvio di trattativa.

E’ anche del tutto evidente che in Ucraina, dove ormai sono presenti manine di ogni genere e dove le manine sono attive sin dal 2014, quando Victoria Nuland e George Soros hanno attivato la rivolta arancione, è possibile che ci sia chi non abbia alcuna intenzione di addivenire ad alcuna trattativa e prosegua, nonostante la realtà, a voler continuare la guerra fino all’ultimo uomo.

In questa prospettiva guerrafondaia vanno cercati i veri mandanti che manovrano per mantenere destabilizzata l’Europa, così come manovrano per tenere destabilizzato il Medio Oriente.

Forse per capire chi siano si dovrebbe seguire il cartello che c’è sulle auto gialle degli aeroporti, sostituendo la scritta con: “Follow the money”.

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  • Redazione

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