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CRAXI E LA “GRANDE RIFORMA”

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di Gianvito Caldararo

Mentre il dibattito politico è concentrato sul disegno di legge costituzionale di Renzi, noto come il “Sindaco d’Italia”, e quello del Governo Meloni, denominato del “Premierato”, entrambi miranti alla elezione a suffragio universale e diretto del Presidente del Consiglio, il pensiero va alla grande intuizione di Bettino Craxi per la “Grande Riforma”.

Per molti storici e autorevoli esponenti Craxi, veniva considerato come un segretario di transizione, di scarso peso e sotto tutela. Invece, Craxi saprà impartire al PSI un profondo rinnovamento e un nuovo protagonismo politico, nonostante la rilevante forza elettorale della DC e del PCI.

I primi punti centrali della sua azione politica furono, esattamente i seguenti: la rimozione del noto “lodo Bobbio” e la conferenza programmatica di Rimini del 1982. Come evidenzia Ugo Finetti, “Norberto Bobbio, insieme a Lucio Colletti, era tra i protagonisti della contestazione dell’ideologia marxista, leninista e gramsciana che ispirava e vantava il PCI”. Il limite di Bobbio era, pur nell’incalzare i comunisti, quello di limitare l’autonomia socialista. Infatti, sosteneva che “criticare i comunisti sì, ma mai compiere un passo da soli e senza i comunisti. Senza i comunisti – sottolineava Bobbio – non c’è salvezza”. In concreto attribuiva ai socialisti “un ruolo da educatori del comunismo al socialismo liberale”. Una strada ricca dal punto di vista culturale, ma sterile dal punto di vista politico. Infatti, i comunisti non hanno mai inteso accogliere e condividere una evoluzione socialdemocratica.

Con Craxi, i socialisti pongono fine al tabù del “nulla e mai senza i comunisti”, che aveva imprigionato il PSI di De Martino, mettendo in soffitta “la via italiana al socialismo” di marca togliattiana. E quando Craxi, annuncia che la corrente di maggioranza si chiamerà “riformista”, insorgerà il vecchio Riccardo Lombardi, richiamando la messa al bando di tale termine e ricordando che, al massimo, nella tradizione del PSI ci si poteva chiamare “riformatori”.

In cosa consisteva la differenza tra “riformisti” e “riformatori”? il riformatore, secondo la visione di Lombardi, era tutto “nazionalizzazioni e programmazione, è la via italiana al socialismo”, intesa – come afferma Finetti – “progressiva estensione del capitalismo monopolistico di Stato”. Come diceva Lenin: “Dalle finestre dell’edificio del capitalismo di Stato – compagni! – è il socialismo che vi guarda”.

La risposta di Craxi sarà la importante conferenza programmatica di Rimini del 1982, “che segna l’approdo programmatico di una risposta socialista che si coniuga con la cultura liberale e cattolica per dar vita ad un’azione che consente alla società italiana di fuoriuscire dalla deindustrializzazione”. Dalla citata conferenza programmatica emergerà la nota teoria dei “meriti e dei bisogni”, che a giusta ragione può ritenersi l’antesignana esperienza italiana alla Terza via. In anticipo di almeno vent’anni rispetto al New Labour e al governo di Tony Blair in Inghilterra.

Sarà il governo Craxi, a domare l’inflazione e ad impartire una forte crescita economica, consentendo all’Italia di entrare nel G8 scavalcando la Gran Bretagna. Tale line adi Craxi, troverà anche il sostegno all’interno del PCI con Giorgio Amendola, che per tale ragione resterà isolato e abbandonato dai suoi fedelissimi Napolitano e Macaluso di fronte alla drastica scomunica di Enrico Berlinguer. La grande epurazione nel segno della alternativa berlingueriana va da Giorgio Amendola a Bettino Craxi. E tre saranno gli eventi o meglio le campagne usate contro l’Italia del dopoguerra e contro i partiti che l’hanno democratizzata e ammodernata: antifascismo, il ’68 e Mani pulite”.

Nel segno della cosiddetta “Resistenza tradita” si indica il fascismo come pericolo incombente e immanente dando vita a Comitati antifascisti permanenti senza “nessun nemico a sinistra”. Il sessantotto, inteso come ensamble politico, che si definisce libertario, “nascondendo le radici di prepotenza, di cultura della violenza, di quel piano inclinato che ha portato dall’estremismo alla violenza e dalla violenza al terrorismo”. Infine, Mani pulite, con l’annientamento di tutti i partiti democratici, che criminalizza l’anticomunismo democratico, giungendo finanche alla falsificazione storica rappresentata dalla vulgata secondo cui i comunisti sono nati sotto i cavoli e hanno vissuto sulla luna. Tali soggetti saranno chiamati da Craxi “extraterrestri”. Quale risultato hanno prodotto, con i tanti errori, i postcomunisti e i postdemocristiani di sinistra?  Sono due autentici capolavori: il PD, un partito nato male, e il governo di destra guidato da Giorgio Meloni, epilogo di una falsa rivoluzione.

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  • Redazione

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