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UCRAINA: LA REALTÀ E IL BELLICISMO FUTURISTA DA SALOTTO

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Scrive Lucio Caracciolo nell’editoriale dell’ultimo numero di Limes (2/2024) che” quando l’incendio ti circonda e già lambisce le pareti di casa hai l’obbligo di dire la verità almeno a te stesso e ai tuoi. E di non credere alle balle che racconti per uso esterno o per confondere il nemico, confondendoti. Salvo scoprirti sonnambulo alle soglie della terza guerra mondiale”.

Sì, perché, per usare l’immagine di Caracciolo, se la guerra in Europa diventa guerra europea, allora diventa guerra mondiale e guerra mondiale significa distruzione dell’umanità.

Ed ecco la frase di Caracciolo dalla quale origina il titolo di questo articolo: “Del bellicismo futurista da salotto che apparecchiò la tavola all’intervento della Grande Guerra resta il salotto”.

Il salotto futurista fa propaganda; è cameriere della propaganda e oggi la propaganda bellicista in Europa è propaganda elettorale per le frange americane che vogliono proseguire la guerra, in gran parte nelle file dei Dem. Il salotto, fingendosi paladino della democrazia e della libertà , sta facendo la eco della propaganda di chi, negli Usa in confusione, vorrebbe che la guerra in Ucraina, alla faccia della realtà, proseguisse ad libitum.

“Se slittassimo dalla guerra in Europa alla europea – scrive saggiamente Caracciolo – potremmo solo scegliere se arrenderci subito (a chi?) o scandire il conto alla rovescia dei giorni che ci resterebbero da condividere con gli altri umani”.

Oltre a fare propaganda per Biden & Company: il cattivo Trump vi lascerà soli, dovete armarvi perché il figlio di puttana (copyright di Biden) vi invaderà e farà la guerra al mondo; dobbiamo ridurre a nulla la Russia (la solita idea dei Dem dei quali la Nuland, recentemente licenziata, è stata la punta di diamante), i futuristi da salotto made in Italy, danno, come sempre, man forte all’Eliseo, al quale sono affezionati più che al Bel Paese.

Come ho già scritto, la Francia, in difficoltà nei partenariati europei, fa la voce grossa con Macron sull’Ucraina anche perché a settembre dello scorso anno una delegazione dell’industria della difesa francese si è recata a Kiev per negoziare diversi contratti, anche sotto forma di partnership con la produzione locale.

Si tratta di un cambio di paradigma intrapreso da Parigi.

Parigi aveva considerato programmi importanti in collaborazione solo con alcuni partner europei vicini, come la Gran Bretagna, la Germania o l’Italia e aveva considerato gli altri come clienti. Ora l’Ucraina diventa partner produttivo. 

L’operazione, ovviamente, guarda avanti, ossia al momento nel quale ci sarà il congelamento del fronte e l’Ucraina sarà ricostruita e riarmata. In questo contesto la Francia avrà già la sua partnership attiva. Affari.

La partnership con l’Ucraina tiene conto delle difficoltà incontrate negli ultimi anni riguardo ai programmi di cooperazione con la Germania (abbandono di Tiger 3, CIFS, MAWS e difficoltà con SCAF e MGCS), Gran Bretagna (FCAS, guerra antimine, missili, ecc.) o Italia (Naviris). Difficoltà che hanno convinto Parigi ad offrire un approccio di partnership ai suoi clienti più importanti.

Il pupillo dei Rothschild pensa al business e i camerieri italiani della finanza intonano la Marsigliese.

Da qui il cambiamento di Macron riguardo alla posizione della Francia sul suo sostegno all’Ucraina nei confronti della Russia, nonché alla adesione di Kiev alla NATO e all’Unione Europea.

Dietro le dichiarazioni roboanti di Macron si cela il business, come dimostra appunto la delegazione industriale francese, che riuniva tutte le grandi aziende BITD, come Thales, Nexter, MBDA o Arquus, così come aziende più piccole e start-up, e che si è recata a settembre 2023 a Kiev per negoziare contratti di cooperazione industriale in base alla localizzazione in Ucraina di determinate capacità.

La realtà ce la racconta il bravo e documentato Mirko Mussetti, frequentatore di Parabellum di Mirko Campochiari, il quale, in una breve scheda su Limes, mette in chiaro che l’Ucraina è a corto di uomini e di proiettili, soprattutto di quelli da 155 per l’artiglieria.

La Russia, secondo le stime che riporta Mussetti, può produrre da un milione a 4,5 milioni di pezzi. Gli Usa hanno pianificato la produzione di un milione di pezzi entro la fine del 2025.

L’Ucraina dovrebbe resistere per tutto il 2024 e anche in parte per il 2025, senza uomini e proiettili, in attesa che Usa ed europei si attrezzino.

I documenti sottoscritti da Francia, Italia, Germania e Canada con Kiev sembrano essere, secondo alcuni esperti, niente altro che una bandierina da agitare e, nella sostanza, niente.

Il Rusi, Royal United Services Institute, il più antico think tank del Regno Unito in materia di difesa e sicurezza, sostiene che “l’esercito russo ha iniziato il 2023 con una forza altamente disorganizzata in Ucraina composta da circa 360.000 soldati. All’inizio dell’offensiva ucraina nel giugno 2023, il numero dei soldati era salito a 410.000 e stava diventando più organizzato. Nell’estate del 2023, la Russia ha istituito reggimenti di addestramento lungo il confine e nei territori occupati e, in seguito all’ammutinamento delle forze Wagner, ha cercato di standardizzare le proprie unità, interrompendo la precedente tendenza verso gli eserciti privati. All’inizio del 2024, il Gruppo operativo russo delle forze nei territori occupati comprendeva 470.000 soldati. Sebbene l’aspirazione dell’esercito russo di aumentare le sue dimensioni fino a 1,5 milioni di effettivi non sia stata realizzata, i reclutatori stanno attualmente raggiungendo quasi l’85% degli obiettivi assegnati per reclutare truppe per combattere in Ucraina. Il Cremlino ritiene quindi di poter sostenere l’attuale tasso di logoramento fino al 2025”.

Sempre secondo il Rusi, in “termini di equipaggiamento da combattimento, il Gruppo di forze russo dispone di circa 4.780 pezzi di artiglieria a canna, di cui il 20% semoventi; 1.130 milioni di dollari; 2.060 carri armati; e 7.080 altri veicoli corazzati da combattimento, costituiti principalmente da MT-LB, BMP e BTR. Questi continuano ad essere supportati da 290 elicotteri, di cui 110 elicotteri d’attacco, e 310 jet veloci. Questi set di equipaggiamenti sono limitati nel modo in cui possono essere impiegati a causa della carenza di munizioni, in particolare per elementi chiave come i sistemi missilistici a lancio multiplo da 220 mm (MLRS) e la disponibilità fluttuante di munizioni da 152 mm”. 

“Ciononostante – sostiene il Rusi -, le forze aerospaziali russe (VKS) possono continuare ad aumentare il tasso di sortite e a fornire munizioni a distanza. La valutazione complessiva è che, mentre è improbabile che la qualità delle forze russe aumenti finché le forze armate ucraine riescono a mantenere un livello significativo di logoramento in tutta la forza, i russi saranno in grado di mantenere un ritmo costante di attacchi per tutto il 2024”.

In termini di capacità dell’industria russa di supportare le operazioni in corso, la Russia, secondo il Rusi, ha mobilitato in modo significativo l’industria della difesa, aumentando i turni ed espandendo le linee di produzione negli impianti esistenti, nonché riportando in funzione impianti precedentemente messi fuori servizio. Ciò ha portato ad un aumento significativo della produzione. Ad esempio, la Russia fornisce alle sue forze circa 1.500 carri armati all’anno insieme a circa 3.000 veicoli corazzati da combattimento di vario tipo. Allo stesso modo è aumentata la produzione missilistica russa. All’inizio del 2023, ad esempio, la produzione russa di missili balistici Iskandr 9M723 era di sei al mese, con scorte missilistiche disponibili di 50 munizioni. All’inizio del 2024, non solo la Russia aveva utilizzato un numero significativo di questi missili ogni mese a partire dall’estate del 2023, ma aveva aumentato le sue scorte a quasi 200 missili balistici Iskandr 9M723 e missili da crociera 9M727. Un quadro simile può essere osservato anche per altri tipi di missili core come il Kh-101”.

Va tuttavia detto che dei carri armati e degli altri veicoli corazzati da combattimento, ad esempio, circa l’80% non sono di nuova produzione, ma sono invece rinnovati e modernizzati da scorte di guerra russe. 

“Il numero di sistemi tenuti in deposito significa che, sebbene la Russia possa mantenere una produzione costante fino al 2024, inizierà a scoprire che i veicoli richiedono una ristrutturazione più profonda fino al 2025, ed entro il 2026 avrà esaurito la maggior parte delle scorte disponibili. Man mano che il numero di veicoli ricondizionati diminuisce, la capacità industriale può dedicarsi alla realizzazione di nuove piattaforme, ma ciò significherà necessariamente una diminuzione significativa dei veicoli consegnati alle forze armate”.

Sempre secondo Rusi, forse la limitazione più grave per la Russia, tuttavia, è la produzione di munizioni. Al fine di realizzare la sua aspirazione di ottenere significativi guadagni territoriali nel 2025, il Ministero della Difesa russo (MoD) ha valutato la necessità industriale di produrre o approvvigionarsi di circa 4 milioni di proiettili di artiglieria da 152 mm e 1,6 milioni di proiettili da 122 mm nel 2024.

Per compensare ulteriormente le carenze, la Russia ha firmato contratti di fornitura e produzione con Bielorussia, Iran, Corea del Nord e Siria, con quest’ultima in grado di fornire solo bossoli forgiati anziché proiettili completi. Anche se l’iniezione di circa 2 milioni di proiettili da 122 mm dalla Corea del Nord aiuterà la Russia nel 2024, non compenserà una significativa carenza di munizioni da 152 mm disponibili nel 2025. La produzione complessiva di artiglieria russa probabilmente si stabilizzerà a 3 milioni di proiettili all’anno di tutte le tipologie.

In conclusione, per il Rusi la teoria della vittoria russa è plausibile se i partner internazionali dell’Ucraina non riescono a dotare adeguatamente le forze armate ucraine. Tuttavia, se i partner dell’Ucraina continueranno a fornire munizioni sufficienti e supporto addestrativo alle forze armate ucraine per consentire l’attenuazione degli attacchi russi nel 2024, allora è improbabile che la Russia ottenga guadagni significativi nel 2025. Se la Russia non ha la prospettiva di guadagni nel 2025, data la sua incapacità per migliorare la qualità della forza per le operazioni offensive, ne consegue che farà fatica a costringere Kiev a capitolare entro il 2026.

Oltre il 2026, il logoramento dei sistemi inizierà a degradare materialmente la potenza di combattimento russa, mentre l’industria russa potrebbe essere sufficientemente danneggiata a quel punto, rendendo Le prospettive della Russia diminuiscono nel tempo. 

L’adozione di un approccio che mira a garantire la resistenza dell’Ucraina fino al 2025 non solo mina la teoria della vittoria del Cremlino, ma fornisce anche tempo sufficiente per stabilire un processo razionale di mobilitazione e addestramento per le forze armate ucraine in modo che possano iniziare a superare qualitativamente le forze russe, anche se queste ultime continuare ad aumentare in termini di dimensioni complessive. Ciò è fondamentale per creare opportunità per continuare a minacciare la posizione della Russia e quindi costringere la Russia non solo a cercare negoziati, ma a negoziare effettivamente la fine della guerra a condizioni favorevoli all’Ucraina. Ora non è il momento di conformarsi alla visione del Cremlino sulla traiettoria della guerra.

In estrema sintesi, il ragionamento degli inglesi è di sapere bene che la Russia fino al 2026 ha una prevalenza, ma se si arriva al 2026 la Russia potrebbe essere costretta a negoziare su basi a lei non favorevoli.

Ovviamente tutto il ragionamento regge sui se. Se l’industria occidentale riesce a fornire i proiettili, se gli alleati riescono a dare le armi e i finanziamenti. Se le forze ucraine riescono a reggere.

C’è un se, grande come una casa, che il Rusi non mette in campo: gli uomini.

Mettiamolo sul tavolo: se l’Ucraina avrà uomini sufficienti per reggere il fronte per due anni.

E l’Occidente avrà le risorse per reggere altri due anni senza che si inneschino pesanti situazioni di crisi?

L’Occidente si rende conto che, ad esempio, la crisi del Mar Rosso, che mette a rischio l’intera economia europea, è intrecciata con la vicenda ucraina?

Inoltre, l’Occidente a che gioca gioca?

Secondo il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, fino al 95% dei componenti critici di produzione straniera trovati nelle armi russe distrutte in Ucraina provengono da Paesi occidentali”.

Non si tratta di azioni governative, ma piuttosto di aziende private, e le esportazioni che entrano in Russia non sono necessariamente beni militari ma anche prodotti a duplice uso o civili e persino elettrodomestici.

Si tratta dei famosi prodotti dual use.

“L’Ucraina avrebbe bisogno di meno assistenza e perderebbe meno vite umane se tutti i piani oscuri e le scappatoie per eludere le sanzioni venissero individuati e chiusi completamente – ha aggiunto Kuleba -. L’Occidente dispone delle migliori informazioni finanziarie, degli esperti e degli organismi specializzati in grado di individuare tali schemi e smantellarli”.

Risposta: business is business, e lo dovrebbero sapere anche i bellicisti futuristi da salotto.    

Se andiamo su Rid, Rivista Italiana Difesa, cosa leggiamo?

Leggiamo che lo scorso 11 marzo, il Pentagono ha presentato i dettagli relativi alla richiesta di bilancio per l’anno fiscale 2025, il cui valore ammonta a 849,8 miliardi di dollari  (che non comprende, però, i fondi supplementari per Ucraina, Taiwan e Israele).

Nel 2023, il budget si era attestato a 851 miliardi, mentre quello del 2024, pari a 886 miliardi, deve ancora essere approvato per via della mancanza di accordo al Congresso sui fondi supplementari e su come rispettare il Fiscal Responsibility Act (FRA) per la gestione dell’enorme debito pubblico. L’obiettivo principale della richiesta per il FY 2025 è quello di mantenere, a fronte di uno scenario sempre più conflittuale e caratterizzato da una crescita sostenuta delle spese militari a livello globale, un alto livello di prontezza, di difesa e di deterrenza.

Per quanto riguarda l’acquisizione di mezzi e di sistemi, nonché la ricerca e lo sviluppo, la richiesta prevede uno stanziamento di 167 miliardi per i primi e 143 miliardi per la seconda. L’obiettivo è quello di adeguare la struttura della Difesa americana a standard di difesa e di deterrenza sempre più elevati. A tal fine, la richiesta include 50 miliardi volti all’ammodernamento delle capacità nucleari, oltre 28 miliardi per la difesa contraerei e antimissilistica, nonché 33 miliardi di dollari destinati alle attività di sviluppo di capacità nel dominio spaziale.

È interessante sottolineare, dice RID, che, per quanto riguarda gli investimenti, dal FY 2024 al FY 2025 si registreranno anche alcuni tagli. Per ciò che concerne gli F-35 in dotazione a USAF, Marines e US Navy, l’ordine previsto per il prossimo anno sarà di 68 esemplari, per un totale di 12,4 miliardi di dollari, contro gli 83 dello scorso anno, la cui acquisizione si è attestata sui 13,6 miliardi. Relativamente alla componente ad ala rotante dell’Esercito, invece, la proposta di budget prevede l’acquisizione di 24 UH-60M/V BLACK HAWK, una riduzione rispetto ai 50 del 2024. Anche la US Navy ha registrato alcuni tagli. La proposta di budget prevede la costruzione di 6 unità ma, stando a quanto dichiarato dalla Marina nel corso della conferenza stampa tenutasi l’11 marzo relativa alla richiesta di bilancio, la Forza Armata mira a ritirare dal servizio 10 navi nel corso dell’anno fiscale 2025, un numero maggiore rispetto alle acquisizioni previste.

Relativamente alle iniziative di carattere internazionale, invece, il bilancio per il 2025 indirizza circa 10 miliardi di dollari all’iniziativa per la deterrenza nel Pacifico (Pacific Deterrence Initiative) e 3,9 miliardi per il Programma EDI, la European Deterrence Initiative, istituita nel 2014.

La richiesta di bilancio, comunque, deve attendere l’approvazione del Congresso, ancora impegnato a confrontarsi relativamente al bilancio del 2024 (che sarebbe dovuto entrare in vigore lo scorso 1° ottobre) e soprattutto, all’allocazione dei fondi supplementari dedicati, tra le altre cose, all’Ucraina e a Israele, soggetti a non poche frizioni e scontri.

L’Ucraina può aspettarsi grandi aiuti? Difficile da pensare.

Ecco che, allora, l’esame di realtà, impone, senza scomodare i bellicisti futuristi da salotto, di congelare il conflitto ucraino e di spegnere uno dei tanti fuochi accesi in questi ultimi anni, per dare spazio, nei tempi e nei modi dovuti, alla diplomazia, sempre nella consapevolezza che la parola data, anche se non scritta, deve valere. La credibilità è il fattore essenziale per arrivare ad un nuovo equilibrio mondiale.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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