
di Marianna Montrone
Un progetto per l’Africa, nato dall’idea di frenare l’avanzamento del deserto in Africa. Dal Senegal al Gibuti: 8.000 km di lunghezza e 15 km di larghezza; una cintura arborea che l’Unione Africana sta realizzando al fine di contrastare l’avanzamento del deserto. La linea alberata passerà attraverso undici Nazioni per ridurre la povertà di quelle regioni e il degrado ambientale.
Gli obiettivi prevedono il ripristino di 100 milioni di ettari di terreno, la cattura e lo stoccaggio di 250 milioni di tonnellate di CO2 attraverso la vegetazione. Come pure la creazione di dieci milioni di posti di lavoro nelle aree rurali, puntando, altresì, sulla agricoltura rigenerativa e la riduzione della migrazione di massa verso l’Europa.
La zona interessata, che va dal Mar Rosso all’Oceano Atlantico a ovest, è stretta tra il deserto del Sahara e la Savana. L’idea della grande muraglia vegetale fu proposta uncialmente nel 2005 dall’Ex Presidente Nigeriano Olusegun Obasanjo. Attualmente è sostenuta dall’Onu e finanziata dalla Banca mondiale ed altre organizzazioni locali.
Il Progetto Faraonico riguarda uno dei luoghi più poveri del pianeta che attualmente sta subendo le maggiori conseguenze del cambiamento climatico: siccità persistente, mancanza di cibo, conflitti derivati dalla diminuzione delle risorse naturali e come cennato il persistere della migrazione in massa verso l’Europa.
Per non parlare dello stress idrico (carenza di acqua in certe terre), che riguarda 1/3 della popolazione mondiale, come pure a fatto che dal 2000, le zone aride del globo sono aumentate del 30%.





