di Angelo Ciccarella
Finzione e realtà oggi coincidono sempre più. I fatti, diventano interpretabili. Televisione e giornali non ci raccontano ciò che avviene, ma menzogne plausibili. Dash lava più bianco, lo dice la pubblicità… allora deve essere vero.
Il pluripremiato film di Christofer Nolan piacerà al non proprio mite, come semba, Crosetto e a tutti i guerrafondai con la pelle degli altri. “Oppenheimer” è un lungometraggio ambiguo, che sdogana a livello di psicologia di massa il nucleare.
La bomba atomica diventa così, nonostante dubbi esistenziali e mille sfumature, un dato di fatto dal quale non si può prescindere. Oggi la guerra nucleare entra a gamba tesa nel dibattito politico, sembra non far paura, anzi, la signora alla guida dell’Europa la ritiene necessaria.
Nolan è grande regista (Inception, la trilogia di Batman, Tenet, i migliori), ma pare essere diventato ultimamente lo strumento estetico di una certa vulgata. Altri produttori hanno fatto la stessa operazione su Netflix e Disney Channel, prima della pandemia, presentando decine di serie TV che trattavano di virus, vaccini, quarantene, utilizzando lo stesso linguaggio operativo poi avvenuto nella realtà.
Questo paradigma è servito e serve a far accettare i cambiamenti di ogni genere nella nostra società, facendo metabolizzare le nuove sciagure come fatti imprescindibili ed ineluttabili.
Hollywood è una eccezionale macchina di propaganda, spesso negli anni ha ricevuto vistosi finanziamenti dal Pentagono per plasmare certi film di guerra in cui prima i crucchi poi i giapponesi, passando per i cattivissimi sovietici al tempo della guerra fredda e per finire con gli islamici rei di ogni terrore, diventavano di volta in volta la bestia nera dell’Occidente, o per favorire certi modelli, ma un tempo c’era anche spazio per la critica sociale.
Nel 1971, infatti, vinse l’oscar come miglior film straniero il capolavoro di Elio Petri “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, opera indipendente e rivoluzionaria. Erano altri tempi, sicuramente c’era più libertà espressiva.




