Angelo Giubileo, un valente collaboratore del Nuovo Giornale Nazionale, mi ha segnalato un articolo dell’8 marzo, su La Stampa, di Massimo Cacciari, nel quale ad un certo punto il filosofo scrive, citando un “grande liberale”, che “a volte è necessario entrare in guerra e combattere, ma nient’affatto «farsi l’animo della guerra»”.
Questo è il punto che distingue oggi chi affronta la guerra in Ucraina nella sua cruda e crudele realtà e chi si sta avvolgendo nelle fantasie belliche, perché soggiace a un disegno inteso a farci entrare nell’animo di guerra.
Ora, dopo due anni di guerra per procura, dove sono morti gli ucraini, mentre l’Occidente ha svuotato gli arsenali della vecchia ferraglia (anche sovietica), ha fatto promesse non in grado di mantenere e ha consigliato dottrine di guerra Nato che presuppongono la copertura aerea a un Paese che non ha uno straccio di aereo da combattimento, è giunta l’ora di tirare le somme e decidere se vogliamo avvolgerci nelle fantasie o se facciamo un esame di realtà.
Il Papa ha detto la sua dicendo una verità, ossia che la guerra Kiev l’ha persa e ha probabilmente usato una immagine non adatta alla necessità, che non è quella della resa (gli Usa devono salvare la faccia), ma di una svolta che comporti un cessate il fuoco, un congelamento del fronte e l’apertura di una trattativa che non deve necessariamente concludersi in tempi brevi e che potrebbe anche acquisire il raffreddamento delle attuali tensioni in un lasso di tempo lungo. Lungo quanto basta a rimettere a posto alcuni parametri di un gioco complesso del quale l’Ucraina è solo un tassello.
Tenere accesi troppo fuochi non conviene alla maggior potenza dell’Occidente e, diciamolo chiaro, se non conviene agli Usa gli europei non hanno altro da fare che allinearsi.
Mettere sullo stesso piano la guerra in Ucraina con la seconda guerra mondiale, Putin con Hitler, è propaganda. Le forze in campo sono altre, gli strumenti di deterrenza sono altri, e non c’è alcun pericolo che la Russia possa invadere l’Europa per il semplice motivo che, anche se ne avesse le intenzioni (e pare non averle), non ne avrebbe la forza.
La guerra in Ucraina ha dimostrato sicuramente una cosa: la Russia non ha il potenziale bellico per andare oltre a quanto sta facendo, ossia una guerra di frizione in Donbass e gli Usa (Europa compresa) non sono attrezzati per una guerra simmetrica con una nazione di uguale potenza. Da troppo tempo le guerre asimmetriche (Afghanistan, Iraq, ecc. ) hanno parametrato l’industria bellica americana su quelle coordinate. In quanto ad armamenti l’Europa è un nano che sbraita.
Possiamo pensare che si debba accondiscendere alla totale distruzione del popolo ucraino, da immolare sull’altare della difesa di un improbabile attacco russo, oppure giungere alla considerazione che è ora di trattare.
La questione vede opinioni assai diverse, come dimostra il dibattito che si è tenuto a “Otto e mezzo” su La7.
Paolo Mieli, giornalista e storico di sinistra, da sempre vicino agli inglesi, ha detto che “il Papa dice quello che molti pensano” e che “gli Stati Uniti hanno i loro problemi, la Russia sta prevalendo e l’Europa fa fatica a trovare a trovare un punto di intesa”.
Esame di realtà ottimale. Però Mieli, ad un certo punto, nelle vesti dello storico, allievo di De Felice, afferma: “Insomma, se vuoi una mia opinione mi considero fortunato che il suo predecessore, Pio XII, non abbia detto le stesse parole nel 1940”.
Per Paolo Mieli Putin è come Hitler e il 2024 è come il 1940.
“Nel giugno del ‘40 l’Europa continentale, tranne l’Inghilterra – dice Mieli – , era totalmente nelle mani di fascisti e dei nazisti. Per fortuna, quel pontefice esecrato adesso per essere stato troppo silenzioso con Hitler, non disse «Ragazzi, alziamo bandiera bianca e negoziamo»”.
“La Francia – aggiunge Mieli – lo fece, negoziò e gli diedero il regime di Vichy”.
Regge il parallelo tra il 2024 e il 1940, tra Putin e Hitler, tra l’oggi e la seconda guerra mondiale?
Non sono uno storico, ma ho l’impressione che certi paralleli siano forzati e propagandistici.
Con il solito aplomb che non concede nulla alla propaganda, Lucio Caracciolo, direttore di Limes, interrogato in proposito nella stessa trasmissione, afferma, a commento del paragone di Mieli: “Io tendo francamente un po’ a diffidarne perché ognuno recupera quello che del passato gli interessa recuperare, però c’è un aspetto che mi pare piuttosto rilevante delle famose dichiarazioni di Francesco. Lui dice una cosa contraddittoria: arrendetevi e negoziate. Le due cose non stanno insieme, se ti arrendi, non puoi negoziare”.
“E’ vero – aggiunge Caracciolo – che noi in Italia abbiamo sviluppato un’interpretazione un po’ evolutiva di che cosa sia un armistizio. L’8 settembre noi abbiamo detto che era armistizio e in realtà era una resa incondizionata”.
“Se tu Ucraina ti arrendi – sottolinea Caracciolo -, non hai più nulla da dire. Semplicemente sei alle condizioni che ti mette Putin. Se invece, come credo, è possibile negoziare, ma secondo me bisogna farlo presto perché fra un anno se continua così agli ucraini non resta molto, allora forse riusciamo a salvare il salvabile”.
Possiamo fare le pulci a quello che ha detto Papa Francesco riguardo alla bandiera bianca, ma un dato è certo: la guerra in Ucraina è persa e prima che si debba assistere al collasso delle forze armate ucraine è meglio giungere ad un cessate il fuoco, al congelamento del conflitto e a un trattativa.
Evocare Hitler, la seconda guerra mondiale, e via discorrendo, è propaganda.
Vediamo cosa accade al fronte.
Gianandrea Gaiani, su Analisi Difesa, scriveva lunedi 11 scorso: “Ritirate e ingenti perdite di truppe e mezzi: questo il bilancio per le forze di Kiev nelle ultime settimane di guerra e soprattutto dopo la caduta della roccaforte di Avdiivka (dove le forze di Kiev avrebbero lasciato al nemico ingenti quantità di armi, veicoli e munizioni), che ha determinato la caduta di altri villaggi più a ovest”.
“Solo a ovest di Avdiivka – aggiungeva Gaiani -, dove sembra concentrarsi il maggiore sforzo russo e gli ucraini non sono riusciti a costituire credibili linee difensive, la guarnigione ucraina di Tonenkoye nella parte occidentale si trova quasi circondata. A Orlovka i russi hanno preso quasi tutto il centro abitato, come a Berdych. Situazione drammatica ammessa dai comandi ucraini che hanno fatto affluire urgentemente 5-7 nuove brigate (che secondo fonti russe sono composte in buona parte da stranieri) col compito di impedire il completo collasso della linea di difesa a ovest di Orlovka e Berdychi, così come nella regione di Ocheretino”.
I russi avanzano anche a ovest di Bakhmut nella zona di Bogdanovka, più a sud nei settori di Rabotino e Uledar e più a nord a Kupyansk, mentre le forze ucraine erigono fortificazioni e linee difensive nella regione di Dnepropetrovsk, dove evidentemente temono uno sfondamento russo verso il Dnepr.
In ogni caso, come sul fronte terrestre il calo di truppe addestrate, munizioni e mezzi operativi impone agli ucraini ripiegamenti continui, nei cieli il rapido calo delle capacità operative della difesa area lascia crescenti porzioni di territorio alla mercé dei raid russi compiuti con droni e missili.
La copertura aerea è inesistente e i famosi F16 arriveranno, se va bene, in luglio in numero di sei.
L’antiaerea è in panne e la Russia ha il controllo dei cieli.
Difficoltà anche per i mezzi terrestri occidentali in dotazione alle truppe di Kiev.
Il 3 marzo è stato distrutto un altro carro armato americano Abrams vicino ad Avdiivka.
Si tratta del terzo Abrams distrutto dai russi in poche settimane dei 31 ceduti da Washington a Kiev.
Secondo un articolo della SüdDeutsche Zeitung i carri armati Leopard 2 nella versione A6 andati distrutti sono almeno 26 su 38 forniti, mentre altri sarebbero inutilizzabili a causa di guasti e difficoltà di manutenzione dovuti a mancanza di pezzi di ricambio.
Scrive sempre Analisi Difesa: “Carenze riscontrabili anche nella gestione delle artiglierie occidentali: secondo un articolo di Foreign Policy alle forze armate ucraine non viene permesso di riparare gli obici M777 americani quando ad esempio bisogna sostituire le canne a causa dell’usura. Non è stata infatti concessa loro la licenza per potere effettuare delle riparazioni e il personale tecnico americano non ha il permesso di recarsi in Ucraina”.
Veniamo alle analisi di ISW (Institute for the study of war), think tank con sede a Washington .
Vediamo cosa scrive in merito alla situazione ucraina e al Dib (defense industrial base), ossia la base industriale della difesa, o la base industriale e tecnologica della difesa: sono i beni industriali di un governo che sono di importanza diretta o indiretta per la produzione di equipaggiamento per le forze armate di un paese.
“Un osservatore militare ucraino – afferma ISW – ha offerto valutazioni delle capacità russe di generazione della forza e di base industriale di difesa (DIB) coerenti con le precedenti valutazioni di ISW. L’osservatore militare ucraino Kostyantyn Mashovets ha dichiarato che il comando militare russo mira a creare una “riserva strategica” per le operazioni offensive nella primavera-estate 2024, ma non prevede di dotare queste unità e formazioni appena formate delle quantità dottrinalmente richieste di armi ed equipaggiamento dovute agli attuali vincoli di produzione del DIB russo”.
“Mashovets – continua ISW – ha dichiarato che il comando militare russo prevede di equipaggiare la 27a divisione di fucilieri a motore – che la Russia starebbe creando sulla base dell’attuale 21a brigata di fucilieri a motore del distretto militare centrale – solo con l’87% delle risorse dottrinalmente necessarie. quantità di armi ed equipaggiamenti entro il secondo e quarto trimestre del 2024 e implica che il comando militare russo abbia un obiettivo simile per altre nuove formazioni e unità. Mashovets ha valutato che è improbabile che le forze russe saranno in grado di raggiungere questo obiettivo di equipaggiamento entro il quarto trimestre del 2024, dato che molti reggimenti, brigate e divisioni russe attualmente operanti in Ucraina hanno solo circa il 30% della quantità di armi e attrezzature dottrinalmente richiesta. Diversi funzionari e analisti militari occidentali e ucraini hanno notato che i numeri di produzione di carri armati riportati dalla Russia riflettono in gran parte carri armati restaurati e moderni prelevati dallo stoccaggio piuttosto che dalla nuova produzione”.
Ed eccoci arrivati al punto fondamentale dell’analisi del think tank con sede a Washington.
“La valutazione di Mashovets – afferma l’Institute for the study of war – è coerente con quella dell’ISW secondo cui il DIB russo è in grado di sostenere l’attuale ritmo delle operazioni della Russia, anche se probabilmente non è in grado di supportare pienamente una potenziale operazione operativa o offensiva a livello strategico utilizzando una riserva strategica di manodopera entro il 2024. Riferisce che il DIB russo l’esercito sta dando priorità alla creazione di nuove unità e formazioni sotto equipaggiate sono coerenti con la valutazione dell’ISW secondo cui la Russia sta dando priorità alla quantità di manodopera e materiale rispetto alla qualità delle sue forze. ISW continua a valutare che la Russia avrebbe l’opportunità di espandere il suo DIB e accumulare risorse se manterrà l’iniziativa a livello di teatro per tutto il 2024, consentendo così alla Russia di stabilire le condizioni per una futura operazione offensiva utilizzando una maggiore riserva di manodopera e attrezzature”.
“Mashovets – continua ISW – ha dichiarato che il comando militare russo intende formare il grosso della 27a divisione di fucili a motore dal neonato 433° reggimento di fucili a motore (secondo quanto riferito composto da elementi degradati del 21° reggimento separato di fucili a motore), 506° reggimento di fucili a motore e 589° reggimento di fucili a motore Reggimento. Mashovets ha dichiarato che la Russia sta attualmente formando i suoi 433°, 506° e 589° reggimenti di fucilieri motorizzati presso il campo di addestramento di Totskoye nell’oblast di Orenburg e nel campo di addestramento “Trekhizbenovsky” nell’oblast di Lugansk occupato e prevede di avere queste unità pronte per il combattimento entro la fine della primavera o l’inizio estate 2024. È probabile che questi reggimenti appena formati siano destinati a dispiegarsi rapidamente in Ucraina per compensare le perdite in prima linea ed è improbabile che siano dotati di reclute di alta qualità o che operino con la massima forza dottrinale. Sebbene la Russia probabilmente non abbia la capacità di fornire personale ed equipaggiare queste nuove unità vicino alla forza finale prevista nel breve termine, il comando militare russo ha quasi certamente intenzioni a lungo termine di equipaggiare completamente queste e unità simili. Mashovets ha osservato che il comando militare russo è già stato costretto a riconsiderare la formazione di un certo numero di unità a causa delle “discrepanze” tra le ambizioni e le realtà della generazione di forze della Russia e che la capacità della Russia di schierare le sue riserve strategiche nella pratica è probabilmente limitata “fino a un certo punto.” Il comando militare russo sembra dare priorità ai benefici a breve termine, come i limitati guadagni territoriali, rispetto alla sostenibilità a lungo termine e alle imprese operativamente significative su larga scala in Ucraina nel contesto degli sforzi di riforma e ricostituzione in corso in Russia. L’ISW continua a valutare che l’uso da parte del comando militare russo delle modifiche in corso alla struttura delle forze per portare in combattimento le formazioni appena create e sottodimensionate in combattimento in Ucraina limiterà probabilmente l’efficacia immediata di queste unità sul campo di battaglia, ma è sufficiente per mantenere l’attuale ritmo delle operazioni. La principale variabile che probabilmente determinerà il ritmo con cui le forze russe, parzialmente rifornite, potranno avanzare quest’estate è la disponibilità di materiale per l’Ucraina, che a sua volta dipende fortemente dalla continua fornitura di assistenza militare da parte degli Stati Uniti”.

Cartina delle avanzate russe nelle ultime settimane (Analidi Difesa)

La Russia, stando a queste analisi Usa, ha la forza di rettificare il fronte, come sta facendo, con piccole avanzate che sono tese a stabilizzare le difese delle parti conquistate o a definire confini il più possibili naturali (fiumi, colline, ecc.) ma non ha alcuna possibilità di avere un potenziale offensivo tale da minacciare l’Europa (e nemmeno di sfondare in Ucraina).
In un mondo come quello di oggi, dove tutti sanno tutto di tutti, può anche scappare qualche dettaglio, ma i reali potenziali di tutti gli attori in campo non sono difficilmente recuperabili.
Evocare la seconda guerra mondiale, Hitler e quant’altro la propaganda bellicista riesce a tirar fuori dai cassetti della storia è solo fare un cattivo servizio alla realtà.
Che l’Europa debba riarmarsi è sicuramente una necessità strategica, soprattutto in chiave di deterrenza, ma pensare che la Russia possa invadere l’Europa o qualche Paese Nato è pura propaganda, in quanto le intelligence occidentali sanno bene che non ne ha la potenzialità.
Torniamo al filosofo il quale dice che “a volte è necessario entrare in guerra e combattere, ma nient’affatto «farsi l’animo della guerra»”.
Farsi l’animo della guerra porta a non vedere la realtà. E la realtà oggi dice che la guerra in Ucraina va congelata al più presto.




