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HOUTHI, LE MINACCIE CONTRO L’ITALIA

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di Sergio Restelli

Le minacce degli Houthi yemeniti nei confronti dell’Italia sono state espresse in seguito all’annuncio del nostro Paese di difendere le navi nel Mar Rosso. Il direttore del dipartimento dei media della presidenza della Repubblica a Sana’a, Zayd al-Gharsi, ha affermato che se l’Italia ostacola la loro azione, non hanno altra scelta che rispondere con rappresaglie. Al-Gharsi ha ricordato il drone abbattuto dalla nave Caio Duilio della Marina militare italiana il 2 marzo, definendo tale azione come un peccato e annunciando che si comporteranno di conseguenza. Nasr al-Din Amer, vicecapo dell’Autorità per i media degli Houthi, ha ribadito che l’Italia è diventata un obiettivo dopo essersi messa a protezione delle navi israeliane e americane. Le navi italiane potrebbero quindi essere messe a rischio nella guerra dei ribelli yemeniti nel Mar Rosso.
La minaccia degli Houthi si è verificata poco dopo uno degli attacchi più gravi compiuti dai ribelli. Gli Stati Uniti e la coalizione guidata da Washington hanno annunciato di aver abbattuto 15 droni nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden. Tuttavia, gli Houthi hanno rivendicato il compimento di due operazioni, tra cui un attacco missilistico contro una nave statunitense nel Golfo di Aden e il lancio di 37 droni contro cacciatorpediniere statunitensi nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden. Le forze armate americane hanno successivamente respinto l’assalto Houthi, abbattendo 28 droni e senza segnalazioni di danni alle navi. Anche il segretario alla Difesa britannico, Grant Shapps, ha annunciato che una fregata britannica ha abbattuto due droni degli Houthi.
Questi attacchi evidenziano l’ampio arsenale degli Houthi e la loro capacità di intensificare le azioni nonostante i raid angloamericani contro le loro basi di lancio. Gli Houthi affermano che continueranno a minacciare la libertà di navigazione finché non cesserà la guerra nella Striscia di Gaza. L’Iran è sospettato di fornire droni, missili e informazioni di intelligence agli Houthi. L’intelligence occidentale ha preso di mira l’imbarcazione Behshad, utilizzata dall’Iran come nave spia e forse utilizzata per indicare agli Houthi gli obiettivi da colpire.

Non attacchiamo l’Italia in quanto tale, ma se intralcia la nostra azione non ci lascia altra scelta». Gli Houthi yemeniti rispondono con le minacce all’impegno italiano a difesa delle navi nel Mar Rosso. Le parole di Zayd al-Gharsi, direttore del dipartimento dei media della presidenza della Repubblica a Sana’a che ieri ha ricordato l’episodio del drone abbattuto lo scorso 2 marzo dalla nave Caio Duilio della Marina militare, suonano come una promessa di rappresaglia: «È un peccato che l’Italia abbia abbattuto un nostro drone. Noi ci comporteremo di conseguenza», ha annunciato dopo aver voluto «ricordare che non abbiamo fatto la guerra all’Italia né agli altri Paesi europei. La nostra lotta è per la difesa dei palestinesi contro l’aggressione sionista su Gaza». A ribadire che il nostro Paese è finito nella lista degli obiettivi della milizia «dopo che si è messo a protezione delle navi israeliane e americane» è stato anche il vicecapo dell’Autorità per i media degli Houthi, Nasr al-Din Amer. Le navi italiane rischiano così di diventare un obiettivo nella guerra della milizia yemenita, che da mesi infiamma il Mar Rosso perché i combattenti yemeniti non hanno alcuna intenzione di fermarsi. «Non abbiamo deciso di prendere di mira le navi dell’Italia, ma il fatto che abbia fermato la nostra operazione è inaccettabile» ha avvertito Amer.

L’ALLARME

La minaccia degli Houthi all’Italia arriva poche ore dopo uno dei più gravi attacchi compiuti dai ribelli dall’inizio dell’escalation. Ieri mattina, il Comando centrale degli Stati Uniti aveva annunciato che le forze armate Usa e della coalizione guidata kda Washington avevano abbattuto 15 droni tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden. Poche ore dopo, a parlare sono stati gli stessi Houthi, che attraverso una nota diffusa del portavoce Yahya Saree, avevano rivendicato il compimento di due distinte operazioni. La prima era stata un attacco missilistico contro la nave statunitense “Propel Fortune” nel Golfo di Aden. La seconda, invece, realizzata con il lancio di 37 droni contro «diversi cacciatorpediniere statunitensi nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden». In serata è arrivata una nuova dichiarazione dei militari Usa, che su X hanno scritto di avere respinto l’assalto Houthi compiuto tra le 4 e le 8.20, ora locale, abbattendo 28 droni e senza che vi fossero segnalazioni di dalnni a navi militari o commerciali.

L’ARSENALE

Nelle stesse ore, a parlare è stato anche il segretario alla Difesa britannico, Grant Shapps, che sui social ha dato notizia che nella notte precedente la fregata Hms Richmond aveva utilizzato i missili Sea Ceptor «per abbattere due droni d’attacco, respingendo con successo un altro attacco illegale degli Houthi sostenuti dall’Iran». La nota di Centcom ha in parte smentito le dichiarazioni del portavoce delle forze filoiraniane. Quantomeno sul raggiungimento degli obiettivi. Ma l’abbattimento di 28 droni conferma la quantità di velivoli lanciati dai miliziani di Ansar Allah in direzione delle imbarcazioni al largo dello Yemen. Un numero molto elevato che indica in modo evidente quanto sia ampio l’arsenale di cui dispongono gli Houthi. E quanto essi siano ancora in grado di alzare il tiro nonostante i raid angloamericani che colpiscono, ormai da molte settimane, le basi di lancio e i missili pronti a essere indirizzati verso le imbarcazioni che navigano tra Golfo di Aden, stretto di Bab el-Mandeb e Mar Rosso. Per la milizia sciita, la sfida alla libertà di navigazione continuerà finché non si sarà fermata la guerra nella Striscia di Gaza. E l’ultima manifestazione di massa nella capitale Sana’a ha confermato la presa ideologica tra la popolazione. Ma dietro queste manovre Houthi c’è anche l’Iran che, oltre a rifornire di droni e di missili i combattenti yemeniti, fornisce anche preziose informazioni di intelligence. Come ha scritto il Financial Times, l’intelligence occidentale ha messo da tempo nel mirino la Behshad, imbarcazione formalmente commerciale ma che Teheran usa come nave spia. Forse per indicare agli Houthi gli obiettivi da colpire.

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  • Redazione

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