Home Politica estera COLPO DI SCENA: LICENZIATA LA SIGNORA DELLA GUERRA

COLPO DI SCENA: LICENZIATA LA SIGNORA DELLA GUERRA

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di Giorgio Cattaneo

Tutto in poche ore, vertiginosamente. Prima i generali tedeschi sorpresi a complottare su come colpire la Russia con missili a lungo raggio (imbarazzando il cancelliere Scholz, completamente scavalcato), poi la stilettata di Lavrov che evoca la necessità di “denazificare” la Germania, dove intanto si parla di leva militare semi-obbligatoria sul modello svedese in chiave anti-russa. E infine la bomba politica, di segno opposto: l’annuncio dell’imminente congedo di Victoria Nuland, ribattezzata Lady Golpe visto il suo ruolo durante il violento “regime change” del 2014 a Kiev, da cui le immediate e sanguinose tensioni nel Donbass.
Un fulmine a ciel sereno, l’addio della Nuland: di fatto, sottolinea Francesco Toscano su “Visione Tv”, il “partito della guerra” sembra perdere il suo esponente più spregiudicato e pericoloso, capace di impensabili provocazioni sull’orlo di una possibile escalation atomica. L’uscita di scena della Nuland (vero nome, Nudelman), preceduta dallo scandalo tedesco dei missili “proibiti”, sembra esser stata oscuramente “battezzata”, poche ore prima, dal clamoroso affondamento dell’ultramoderno pattugliatore russo Sergej Kotov, gioiellino della Flotta del Mar Nero. Curiosa regia del destino: un modo per festeggiare il sorprendente addio della Signora della Guerra?
Come da copione, il suo diretto superiore – il segretario di Stato, Antony Blinken – spende altisonanti parole di elogio per l’illustre dimissionaria, come se ne piangesse la perdita. Procedure protocollari, da leggere probabilmente a rovescio: se gli Usa si liberano della Nuland, spietata esecutrice del peggior copione bellico di stampo neocon, significa che qualcosa di fondamentale sta per accadere, sul fronte orientale? Il caso-Germania, di cui forse è proprio la Nuland a pagare il prezzo, potrebbe sbloccare la situazione? Ergo: è lecito sperare nell’incubazione di manovre che possano sfociare finalmente in un accordo negoziale?
La sensazione, in questo caos, è che – dietro le quinte – si stia svolgendo una battaglia politica durissima tra chi vorrebbe la pace e chi invece la guerra infinita. Il guaio – annotava Lucio Caracciolo in questi giorni – è che l’Italia si è sconsideratamente votata al fallimento, essendosi legata mani e piedi al carrozzone di un conflitto senza speranze, già perso sul campo. E se Giorgia Meloni offre il Belpaese come servizievole dépendance della Casa Bianca, il vero problema – sempre secondo il direttore di “Limes” – è che sono gli Usa a non sapere esattamente che pesci pigliare.
Nel frattempo, il ciclone Trump (mattatore nelle primarie) prenota un replay della disfida con l’imbarazzante Biden, palesemente inadeguato al ruolo. Giochi già fatti, dietro le quinte? Qualora tornasse presidente – osserva Magaldi – Trump si terrebbe comunque lontano dai toni infuocati del 2016. come pure che la politica Usa è nelle mani di un’unica cabina di regia, di cui proprio Blinken sarebbe uno dei maggiori frontman. Lui, l’uomo che oggi accoglie le dimissioni della Nuland: ben lieto che la “falchessa” tolga il disturbo? È forse in arrivo qualche vera colomba, capace di eliminare almeno il fantasma della guerra nucleare dal menù delle presidenziali americane?
 
 

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  • Redazione

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