
Globalizzazione e supremazia militare sono due facce della stessa medaglia dell’egemonia statunitense che, negli ultimi decenni, dopo la fine dell’unione Sovietica, ha subito la tracotanza della “Grande Scimmia”, la finanza internazionale con testa a Wall Street e con il suo apparato di vassalli (miliardari sedicenti filantropi), valvassori (le tecnocrazie californiane) e valvassini (i politici Dem e socialisti fabiani europei).
Il sogno americano si è trasformato nell’illusione della Grande Scimmia di poter governare il mondo utilizzando la supremazia militare statunitense, di sostituire miliardari sedicenti filantropi e multinazionali agli Stati sovrani e, conseguentemente, di eliminare la democrazia per sostituirla con la tecnocrazia.
In questo progetto andava (e va, poiché non è ancora finito l’attacco alla libertà) eliminata l’identità dell’Occidente, per sostituirla con una ideologia feudale. Strumenti della sostituzione sono la purulenta ideologia woke, la cancel culture, il pensiero unico politicamente corretto.
Strategia della Grande Scimmia è il Grande Reset, prima da conseguire con il Green Deal (l’Affare Verde) e con l’Affare Climatico e ora con il riarmo tracotante e aggressivo che ben poco ha a che fare con la deterrenza.
La deterrenza risponde al vecchio motto latino: se vuoi la pace prepara la guerra. Nel motto latino il concetto dominante è che vuoi la pace e il tuo prepararti alla guerra è un avvertimento agli aggressori: attenti, perché se mi aggredite rischiate di farvi molto male, meglio stare in pace.
Veniamo al cuore del problema. Secondo molti analisti la supremazia militare statunitense non esiste più e l’industria bellica non è in grado di sostenere una grande guerra con potenze alla pari.
Inoltre buona parte del pianeta non vuole essere americano.
L’eccezionalismo americano è decisamente in crisi anche per il veleno corrosivo inoculato dalla Grande Scimmia con l’ideologia purulenta woke che sta disastrando le menti, a partire da quelle degli universitari americani, i quali dovrebbero diventare la classe dirigente del futuro.
La guerra in Ucraina, che doveva fiaccare la Russia, ha messo a nudo le debolezze e le contraddizioni dell’Occidente, area del mondo dove, tra le altre cose, cresce l’insofferenza per l’America in versione Grande Scimmia.
La grande scommessa di questo 2024, sperando sia solo bisesto e non anche funesto, è se in America vinceranno i valvassini Dem della Grande Scimmia o se vincerà la parte sana, non purulenta, del mondo dei produttori (operai, contadini, classe media) e degli intellettuali non ridotti a scimmiotti e capaci ancora di spirito critico e di accedere alle radici identitarie dell’Occidente che è, se ne faccia una ragione Washington, soprattutto Europa.
Se vincerà Donald Trump può essere che si torni alla realtà, alla necessità di un nuovo equilibrio stabile (vedi Accordi di Abramo).
Se vinceranno i valvassini della Grande Scimmia ci muoveremo a grandi passi verso una terza guerra mondiale, unico modo rimasto alla Grande Scimmia per realizzare il Grande Reset.
Se vincerà l’America dei produttori e della realtà si potrà parlare di deterrenza.
E qui si arriva alla questione proposta dal titolo.
L’esame di realtà dice che la guerra in Ucraina è ferma sull’attuale linea del fronte.
L’Occidente, a parte i buffoni che chiacchierano, non ha le capacità belliche per andare oltre. Inoltre l’America, o una gran parte di essa, non intende affrontare direttamente la Russia in uno scontro che potrebbe diventare nucleare.
Gli Stati Uniti , al netto dell’agitarsi della signora Victoria Nuland , suggeritrice di Zelensky, secondo Francesco Casarotto (analista politico, Domino 2/2024) non intendono destrutturare la Federazione russa.
“L’ultima cosa che gli americani desiderano – scrive l’analista di Domino – è un’ulteriore frammentazione della Federazione. Non certo per amore dell’establishment moscovita, quanto per l’horror vacui che gli apparati provano dinnanzi alla sola ipotesi di un crollo dela più vasto paese del globo”.
Congelare la guerra, con una soluzione coreana, è saggezza; è prendere atto che non è possibile andare oltre, con tracotanti proclami di intervento sul terreno di forze armate di Stati aderenti alla Nato e all’Unione Europea.
Questa è follia bellicista ed è tracotanza parolaia.
Quel che si dovrebbe fare è chiudere la partita e attrezzare una forte deterrenza, che oggi non c’è, non consumando arsenali a vanvera, ma ricostituendoli e armando la stessa Ucraina dopo aver congelato la guerra.
Il problema della deterrenza, oggi affidato al solo nucleare, può diventare realistico nel corso di anni, attrezzando gli eserciti e le industrie, senza creare shock nei bilanci degli Stati e senza entrare, come si sta facendo, in un clima di guerra funzionale alla Grande Scimmia e al suo progetto di Grande Reset.
La riproduzione della deterrenza è un progetto di lungo respiro, che comporta integrazione tra gli eserciti, integrazione delle aziende produttrici di armamenti, e soprattutto, credibilità e affidabilità reciproche.
E sono proprio credibilità e affidabilità reciproche tra gli Stati dell’Occidente il vero vulnus alla deterrenza, la breccia dove passano gli interessi altrui, a volte con la connivenza di valvassini e di traditori di bassa moralità posti ai vari gradini della catena di comando.





