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NO A PIANI DI GUERRA NEL CUORE DELL’EUROPA

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Quando l’ideologia piega la realtà lo fa perseguendo l’obbiettivo di svuotare il sistema incentrato sulle regole democratiche e evitando ogni forma di partecipazione dal basso.

Un’operazione trasformista che passa attraverso il passaggio obbligato di uno stato di emergenza: lavoro che in questi tempi vede impegnati congiuntamente parte significativa del mondo della finanza internazionale, un marcato gruppo “di ottimati europei cooptati nelle istituzioni “ e un mondo della comunicazione che vive in maggioranza prevalentemente al servizio di un mondo presidiato quasi militarmente dai budget miliardari del mondo della pubblicità. Il giornalismo, quello vero, che si nutre di verifiche delle notizie è praticamente relegato purtroppo molto ai margini della vita reale .

Ieri si spingeva l’economia europea sulla delocalizzazione delle imprese verso la Cina di Xi Jinping e in contemporanea si poneva al centro una politica ambientale irrazionale, se non addirittura folle, perché emarginava strategicamente settori strategici del mondo produttivo, creando disagi artificiali alla vita dei cittadini .

Oggi, nel giro di pochi mesi, lo scenario cambia repentinamente. Il mondo occidentale spendeva il 25% del Pil in welfare e oggi l’obbiettivo che si vuole praticare in concreto è spostare significative percentuali dal welfare dirottando risorse verso investimenti sulla produzioni di armi e su temi che appartengono al mondo delle guerre in corso.

In nome dell’ecologia si sono fatte scelte demagogiche insensate che al momento delle verifiche si sono riscontrate fallimentari, pregne esclusivamente di incentivi all’introduzioni “di tasse di sistema “ – leggere bene le bollette della luce e del gas per comprendere bene ciò che è avvenuto compreso il canone Rai in bolletta della luce – per affermare un green tanto caro alla verticalizzazione pianificata al comando della burocrazia asfittica di Bruxelles.

Oggi, più che pensare ad attuare verifiche attraverso un serio “esame di realtà “, le stesse persone che hanno smantellato l’apparato industriale, mutilato il welfare , regalato 11 milioni di pensioni agli ucraini per sostenere un azione economica alla guerra in corso, tradiscono le proprie radici e la propria cultura avendo affossato la filosofia della partecipazione che garantiva stabilità produttiva attraverso l’impronta storica della socialdemocrazia definita nello storico congresso di Bad Godesberg .

Leggendo quel che sta avvenendo nel mondo dell’auto, in particolare modo nel mondo ex Fiat, forse c’è chi improvvidamente pensa di trasformare l’auto in carri armati Leopard ?

Certi incontri istituzionali anomali nella forma sono effettivamente in questo contesto angoscianti .

Dopo il green demagogico, la grande burocrazia europea oggi tenta di rifilarci una lunga era del “war deal” maniacale e insensato ,mentre sarebbe più saggio e utile ricercare un tavolo di trattative che sappia impostare un criterio duraturo di relazioni multilaterali in Europa è non solo in Europa.

Va pur ricordato che il dittatore era tale anche quando dava alla leader Angela Merkel il gas quasi gratis per insediarla a General Contractor nella gestione degli anni di sviluppo della Germania che hanno consentito di fare il gradasso sui conti della Grecia e di altri paesi tra cui l’Italia .

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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