
di giuseppe Augieri
Repetita iuvant
Dunque il dubbio su cosa fare con Putin. Con la risposta che sembra vagare in un aria di indeterminatezza tra la trattativa e l’intervento militare più diretto e più esplicito di quello attuale.
Una indeterminatezza che grida al pericolo. Guardando alcune dichiarazioni, si darebbe per abbastanza scontato che dovremo pensare a noi stessi. Riarmiamoci, non affidiamoci alla NATO, gli USA non garantiscono ….. . Ci vuole il tempo perché l’Europa si attrezzi per la “deterrenza”. Ma allora la decisione è: trattare? Perché in caso contrario, che significato avrebbe riarmarci e parlare di tempi che vadano oltre quello di un amen? O non lo capiamo?
Altre iniziative contraddicono questa ipotesi. Sembra che l’unica decisione presa sia il non decidere. Si continua ad attendere nella speranza che….. Attendere cioè una vergogna senza limiti: facciamolo spiegare dai familiari dei soldati – tutti, russi ed ucraini – che stanno morendo e dei civili ucraini che stanno vivendo un’apocalisse e stanno crepando.
Ma sotto sotto bolle qualcos’altro. Risultato: come dice Sandro Roazzi «la Germania si prepara allo scontro, la Francia minaccia avventure in Ucraina, Bruxelles vaneggia con la sua capa». Aggiungerei: l’Inghilterra si frega le mani per aver ripreso un ruolo che ultimamente le era sfuggito. In ordine sparso e cioè inconsistenti ed anzi inesistenti.
Parliamo chiaro. Le dichiarazioni, ma soprattutto le indiscrezioni, dicono che si sta preparando un terreno minato, anche di contatto fisico, che potrebbe far accadere qualcosa: un incidente (o una provocazione) che darebbe luogo ad una risposta russa. Peccato che non si tenga conto – o sbaglio? – che nessuno potrebbe meravigliarsi se, a questo punto, la Russia – attaccata – utilizzasse la sua deterrenza nucleare. L’escalation sarebbe immediata. Ecco il Putin brutto e cattivo ci vuole invadere: visto che avevamo ragione? Un, due, tre, stella. E tutti morti: o quasi.
Non scherziamo con il fuoco. Se qualcuno pensa che si possa ripetere quello che ha preceduto l’invasione ucraina – i giochi del potere e della finanza, stavolta accompagnati da quelli militari – nel silenzio generale credo prenda un abbaglio. Ripeto l’invito: giochiamo a carte scoperte.





