Home Politica PER DIFENDERE DEMOCRAZIA E LIBERTÀ È NECESSARIO ESSERE DEMOCRATICI

PER DIFENDERE DEMOCRAZIA E LIBERTÀ È NECESSARIO ESSERE DEMOCRATICI

0

La morte di Navalny ha riproposto e ripropone, con evidente drammaticità, la questione della libertà di pensiero e di manifestazione dello stesso e la sostanziale differenza tra una democrazia e un’autocrazia.

Una democrazia, per essere tale, presuppone l’esercizio del polemos, l’esistenza delle diversità e dei contrasti liberamente espressi all’interno di un patto di reciproco riconoscimento e rispetto, normato da leggi fondamentali come una carta costituzionale.

Per essere credibili nel difendere libertà e democrazia è necessario, anzi, imprescindibile, essere autenticamente democratici.

Che la Cina e la Russia, così come altre nazioni, siano rette da autocrazie è noto e per questo, dal punto di vista dei democratici, è giusto esercitare la critica, ma la critica ha valore se è espressa da chi la libertà e la democrazia non le proclama solo a parole, ma le esercita con coerenza.

Che coerenza c’è nell’imporre, con tutti i metodi più subdoli e con una psy op ossessiva il pensiero politicamente corretto? Che differenza c’è tra il pensiero politicamente corretto e quello imposto dai regimi autoritari? La differenza, per ora, è che non si finisce in una casa di pena artica, ma alla gogna mediatica e all’esclusione.

Che differenza c’è tra Navalny e Assange? Julian Paul Assange, all’anagrafe Julian Paul Hawkins, è un giornalista, programmatore e attivista australiano, cofondatore e caporedattore dell’organizzazione divulgativa WikiLeaks.

A metà della prossima settimana Assange conoscerà il suo futuro. Futuro che è nelle mani di un giudice inglese. Futuro di un uomo che ha combattuto contro “l’imperativo di mantenere i segreti” in nome dell’imperativo “di farli conoscere”. Futuro di un giornalista di inchiesta come Navalny. Solo che Navalny denunciava le porcherie russe e Assange quelle occidentali.

Assange ha perso il suo ultimo appello legale ed è “pericolosamente vicino” all’estradizione negli Stati Uniti, secondo quanto dichiarano la sua famiglia e gli osservatori della sua lunga battaglia. Il 20 e 21 prossimi si riunirà infatti l’alta Corte di giustizia britannica, per decidere in merito all’istanza presentata dai legali di Assange. Un’altra sconfitta significherebbe la consegna immediata, senza ulteriori possibilità, alle autorità statunitensi e una condanna da scontare a 175 anni di carcere. Gli Usa danno, in questa vicenda, una splendida immagine democratica.

Nonostante l’ottimismo del legale del giornalista, si fanno sempre più concreti timori che il fondatore di WikyLeaks possa trascorrere il resto della sua vita in una prigione di massima sicurezza, punito per la pubblicazione di migliaia di documenti militari e diplomatici classificati. Nel 2010 sul sito WikiLeaks da lui creato sono stati pubblicati circa 600mila documenti riguardanti le guerre in Iraq e Afghanistan, compresi video che rivelavano veri e propri crimini di guerra compiuti dall’esercito americano.

Se Putin non deve mandare in un gulag un giornalista d’inchiesta che rivela le porcherie russe, l’Occidente, che si dice democratico, non deve mandare in prigione un giornalista d’inchiesta che rivela le porcherie americane in Iraq e Afghanistan, due guerre avviate senza alcun motivo e sulla base di menzogne, con conseguenze gravissime per gli equilibri mondiali.

Se Assange finisce in un carcere Usa si massima sicurezza l’equazione è semplice: Biden= Putin.

Veniamo alla Cina.

Scrive Federico Bertasi (Domino 1/2024): “Oltre 200 milioni di telecamere (il quadruplo di quelle presenti negli Stati Uniti) e droni di ricognizione monitorano in tempo reale i movimenti della popolazione cinese, mentre sistemi di riconoscimento facciale e biometrico associano volti, iridi, voci e impronte alle immagini ottenute. In molte città la scansione del volto è indispensabile per entrare in complessi residenziali e negozi, con la polizia dotata di occhiali smart attraverso cui ricavare identità e fedina penale delle persone osservate. La realtà si tinge di orwelliano quando nelle strade vengono proiettati su pannelli elettronici nomi e volti dei pedoni che hanno commesso reati o posseggono debiti verso le banche”.

Non v’è dubbio che siamo di fronte ad un regime oppressivo, ma che dire delle imitazioni tentate in Occidente con i vari sistemi (green pass, moneta elettronica, e via discorrendo) per esercitare un progressivo controllo dei cittadini?

In Cina il sistema si avvale dell’intelligenza artificiale che è gestita dal partito comunista. In Occidente l’intelligenza artificiale è in mano di privati e multinazionali.

In Cine e in Russia l’esercizio di un potere antidemocratico è nelle mani delle élite al potere e in Occidente? Che cosa è la tecnocrazia che presume di dover governare i cittadini non in base al consenso elettorale dato ai governanti dai governati, ma alla cooptazione dei competenti, così definiti in base alla loro subordinazione alla finanza e alle multinazionali? E’ forse democrazia? La risposta, evidentemente, è no.

L’Occidente, in questi ultimi trent’anni di predominio delle élite democratiche in America e dei socialisti fabiani in Europa è passato dalla democrazia, dalla difesa delle libertà e dalla costruzione del welfare, all’imposizione ideologica di politiche oppressive e liberticide, all’impoverimento dei ceti popolari, alla censura di chi non è d’accordo con il cosiddetto pensiero unico politicamente corretto, al dominio di tecnocrazie che nessuno ha eletto.

La vicenda pandemica ha rivelato l’esercizio di tentativi pesanti di controllo delle masse e di dominio psicologico delle stesse.

Contrastare le autocrazie è giusto e doveroso, ma per farlo è necessario essere autenticamente democratici e libertari e oggi l’Occidente, in termini di democrazie e di libertà, è fortemente deficitario. E’ necessario, pertanto, per essere credibili, demolire i tentativi autocratici mascherati in atto in Occidente e smetterla di essere ipocriti, perché un Assange vale un Navalny, senza sconti.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui