
Nuovi attacchi contro la politica degli Stati Uniti in Ucraina, la conferma dell’asse con la Cina e il solito excursus storico per tentare di spiegare le ragioni dell’invasione mossa dalla Russia il 24 febbraio del 2022.
Un Vladimir Putin a tutto tondo parla nel corso dell’intervista di circa due ore rilasciata martedì al giornalista e conduttore televisivo statunitense Tucker Carlson, e pubblicata da quest’ultimo sul proprio sito web e su X (Twitter).
Il presidente russo ha espresso dure critiche nei confronti degli Stati Uniti: “Se vogliono veramente la fine della guerra basta che smettano di inviare armi all’Ucraina”, ma anche agli altri alleati di Kiev, fra cui l’ex premier britannico Boris Johnson, accusato di aver fatto saltare il tavolo negoziale che nella primavera del 2022 a Istanbul avrebbe potuto determinare dei cambiamenti alla cosiddetta operazione militare speciale.
Putin ha rivolto accuse anche nei confronti della Central Intelligence Agency (Cia), indicata dal presidente russo come responsabile del “golpe” di piazza Maidan, che nel 2014 culminò nella fuga dall’Ucraina del presidente di allora, Viktor Janukovic, e del sabotaggio dei gasdotti Nord Stream.
Putin non ha poi lesinato un nuovo attestato di amicizia nei confronti della Cina, affermando che “la politica estera” di Pechino “non è aggressiva”, e ha smentito categoricamente che la Russia possa attaccare la Polonia o i Paesi Baltici: la Russia, ha spiegato, combatterà per difendere i suoi interessi fondamentali “fino alla fine”, ma non ha alcun interesse ad espandere il conflitto in Ucraina.
Nel corso della lunga intervista – la prima concessa a un giornalista Usa dall’inizio della guerra in Ucraina – Putin ha sostenuto che i leader occidentali si stanno rendendo conto che infliggere una confitta strategia alla Russia sia impossibile, e si stanno ora interrogando su quale linea adottare.
“Siamo pronti al dialogo”, ha affermato il presidente russo, sostenendo però che a non accettare le premesse del confronto dialettico sia proprio l’Occidente guidato dagli Stati Uniti, incapace a suo dire di presentare interlocutori e garanzie credibili.
Putin ha infatti iniziato l’intervista con un lungo excursus storico, passando dalla nascita dell’Ucraina come Repubblica socialista sovietica sino all’indipendenza ottenuta con la fine dell’Unione sovietica, e tornando a puntare l’indice contro la Nato per aver intrapreso “cinque ondate di espansione verso Est”, a dispetto delle rassicurazioni verbali fornite a Mosca al termine della Guerra fredda.
“Ci fu promesso niente Nato ad Est. Poi ci dissero che non era scritto sulla carta”, ha ricordato Putin, sostenendo che in passato interrogò persino Bill Clinton in merito alla possibile adesione di Mosca all’alleanza, ricevendo però un netto rifiuto.
Con il vertice di Bucarest nel 2008, invece, la Nato aprì alla futura adesione di Giorgia e Ucraina.
Putin ha affermato di essere stato ingannato dagli Stati Uniti anche nel 2014, quando Washington gli avrebbe chiesto di tenere a freno la risposta di Janukovic alle proteste antigovernative in corso in Ucraina. “(Gli Usa) mi dissero che avrebbero trattenuto le opposizioni. Mi dissero: ‘Lasciamo che la situazione evolva verso un accordo politico’”. Il risultato, invece, fu “un golpe” cui seguirono, a detta di Putin, attacchi contro la popolazione dell’Ucraina orientale cui Mosca non poté assistere inerte.
Il presidente russo ha lamentato il fatto che a suo dire, l’Ucraina fosse sul punto di raggiungere un accordo per porre fine agli ostilità durante i colloqui a Istanbul nell’aprile 2022, ma che alla fine i negoziati fallirono a causa delle pressioni su Kiev dell’allora premier britannico Boris Johnson.
“Ora che pensino pure a come invertire la situazione”, ha detto Putin. “Non siamo contrari (al dialogo). La situazione sarebbe divertente se non fosse così triste. Questa mobilitazione senza fine in Ucraina, l’isteria, i problemi interni, prima o poi si tradurranno in un accordo”, ha affermato il presidente, sostenendo che se l’Occidente smettesse di armare Kiev la guerra “finirebbe in poche settimane. Solo a quel punto si potrebbero concordare i termini di un accordo: fino ad allora, perché dovrei chiamare Biden? Di cosa dobbiamo parlare?”.
Putin ha aggiunto che Mosca non ha alcuna intenzione di allargare ulteriormente il conflitto: “Lo faremmo in un solo caso, se se la Polonia attaccasse la Russia. Perché? Perché non abbiamo interessi nella Polonia, nella Lettonia, o altrove. Perché dovremmo farlo? Semplicemente non ci interessa”.
Putin ha rivolto anche una dura critica alla classe dirigente degli Stati Uniti, che a suo dire “non capisce che il mondo sta cambiando”. “Prendiamo i Paesi del Brics: nel 1992 contribuivano al Pil globale con una quota del sei per cento, mentre il 47 per cento arrivava dai Paesi del G7; ora il blocco dei Brics ha superato il G7, con una quota del 31,5 per cento contro il 30”, ha spiegato, aggiungendo che la tendenza “non ha nulla a che vedere” con quanto sta accadendo in Ucraina. “È lo sviluppo dell’economia globale, che non può essere fermato proprio come il sole che sorge ogni mattina: bisogna adattarsi, mentre gli Stati Uniti reagiscono con la forza, con le sanzioni e con i bombardamenti”, ha detto Putin.
Durante l’intervista, Putin non ha escluso un accordo per la liberazione di Evan Gershkovich, il giornalista del “Wall Street Journal” arrestato a marzo dello scorso anno nella città di Ekaterinburg con l’accusa di spionaggio. “Abbiamo fatto tanti gesti di buona volontà in passato, che non hanno avuto un riscontro ugualmente significativo: ora li abbiamo esauriti, ma siamo disposti a risolvere la questione”, ha detto il presidente russo.
Il Cremlino ha riferito che Putin ha accettato di concedere l’intervista a Carlson perché l’approccio dell’ex mezzobusto dell’emittente televisiva “Fox News” non riflette la “parzialità” della copertura solitamente riservata dai media occidentali al conflitto in Ucraina.
Carlson è noto per il suo orientamento conservatore e per la sua vicinanza a Donald Trump, già riaffermatosi come principale avversario del presidente Joe Biden in vista delle prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Non a caso, durante l’intervista, Putin ha affermato di aver avuto un “buon rapporto” proprio con Trump, così come con uno dei predecessori di quest’ultimo alla Casa Bianca, George W. Bush, coi quali Putin ha potuto costruire almeno in parte una “relazione personale”.
Il presidente russo ha risposto anche ad una domanda in merito alla possibilità di ricucire il rapporto tra i due Paesi, nell’eventualità di una nuova amministrazione Usa dopo le elezioni di novembre. “Non si tratta del leader o della sua personalità, ma della mentalità: se il dominio rimarrà l’idea predominante nella società statunitense, non cambierà niente”, ha affermato il presidente russo.
Negli ultimi giorni il Cremlino ha ricevuto molte richieste da parte dei media internazionali per un’intervista con il presidente russo, ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, commentando l’intervista di Carlson. “Abbiamo ricevuto decine di richieste da parte dei media stranieri negli ultimi tre o quattro giorni. Questo include i media di Stati Uniti, Francia, Italia, Austria e Australia, da molti Paesi del mondo, dai più grandi media”, ha detto Peskov.
Secondo il portavoce del Cremlino, “l’Occidente studierà e analizzerà” l’intervista “con molta attenzione”.
Sempre secondo Peskov, inoltre, diversi media statunitensi provano “invidia professionale” nei confronti di Tucker. “Per noi, la cosa più importante è sempre la reazione della nostra popolazione. Ma, naturalmente, l’interesse all’estero è importante, perché Putin esprime la sua visione del mondo, le ragioni della situazione attuale e le prospettive relative a ciò che sta accadendo in politica, sicurezza ed economia”, ha proseguito Peskov. Il rappresentante del Cremlino ha infine precisato che Tucker non ha concordato in anticipo nessuna domanda con l’amministrazione del presidente russo.





