Home Politica estera IL DIBATTITO INTERNO IN ISRAELE

IL DIBATTITO INTERNO IN ISRAELE

0

di Sergio Restelli

La lotta in corso tra la “nuova Israele” laica e sionista di Lapid, Yair Golan, Gadi Eisenkot, Benny Gantz, e l’Israele messianica dell’estrema destra è un tema di grande importanza nel contesto politico attuale.

Mentre il governo attuale, guidato da Netanyahu, sta perdendo consensi secondo i sondaggi, la sfida per il governo di Lapid e dei suoi alleati sarà quella di svincolarsi dalla traiettoria “messianica” imposta dai coloni con cui si è alleato. Questo ha intrappolato Israele in una situazione politica e morale sempre più complicata.Una delle difficoltà principali è la guerra contro Hamas, che Netanyahu intende prolungare. Tuttavia, se non si affronta anche il futuro di Gaza e dei suoi abitanti, diventa impossibile definire un obiettivo concreto della guerra stessa.

Questa difficoltà politica ha radici più profonde e deriva dalla priorità data alla conquista di tutta la Terra biblica, compresa Gaza, rispetto alla sicurezza e alla salvezza del popolo ebraico. Ma la sicurezza del popolo può essere garantita solo attraverso un compromesso con l’altro popolo che abita la Terra.Inoltre, l’elaborazione del trauma dell’attacco militare significativo che Israele ha subito rappresenta un altro ostacolo importante.

Questo attacco è stato molto più letale rispetto alle incursioni dei fedain di Al-Fatah negli anni ’60. L’elaborazione di questo trauma ha due aspetti cruciali: la concezione del nemico e la concezione stessa della pace.La rappresentazione di Hamas come un gruppo di terroristi irrazionali e sanguinari da eliminare con la forza delle bombe è una grave sottovalutazione.

Hamas rappresenta una parte significativa del popolo palestinese, anche a causa delle azioni compiute da Israele. Non è solo un gruppo di jihadisti, ma un vero e proprio Stato all’interno di uno Stato. Quindi, eliminare i suoi leader non basta. Yahya Sinwar, il leader attuale di Hamas, ha dimostrato forza di volontà e carisma, nonostante abbia trascorso 22 anni in prigione in Israele. La concezione del nemico esistenziale e irrazionale porta alla concezione stessa della pace. Per contrastare questa visione di “guerra infinita” della destra israeliana, è necessario presentare un’alternativa altrettanto potente che convinca la maggioranza del popolo israeliano.

Attualmente, la “nuova Israele” si basa sulla liberazione degli ostaggi per contrastare questa deriva messianica. Ma questo potrebbe non essere sufficiente per l’era post-Netanyahu. La pace si raggiunge non quando si è in pace con l’altro, ma quando diventa inutile combattere ancora. La pace è un atto politico egoistico, non un gesto altruistico. Non richiede né perdono né benevolenza.

È necessario costruire un consenso interno e basarsi su basi realistiche anziché su ideali irrealistici o moralistici. Inoltre, è importante considerare il nemico come rappresentativo, non necessariamente moralmente degno, come nel caso di Hamas che lo è, soprattutto nel mondo arabo, a differenza dell’ISIS. Se si riesce a ripartire da qui forse una uscita si trova.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui