Home Opinioni LA FINE DELLA CLASSE MEDIA E’ LA FINE DELLA DEMOCRAZIA?

LA FINE DELLA CLASSE MEDIA E’ LA FINE DELLA DEMOCRAZIA?

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di Savino di Scanno

E’ solo nel XIX secolo che il termine “classe media” assume il ruolo intermedio tra aristocrazia e proletariato. Intesa come classe di professionisti ed imprenditori fonda la sua posizione sull’indipendenza di “ruolo” con connotati di indipendenza economica e di pensiero. E’ quella che avrà il riconoscimento del sinonimo di “borghesia”. E’ la borghesia che farà iscrivere i propri figli ai licei per costruire le basi culturali all’accesso alle professioni come avvocati, notai, medici, ingegneri e per fornire allo Stato la dirigenza come magistrati, burocrazia qualificata, politica. E’ la borghesia illuminata che alimenta i ranghi del clero e della massoneria nel divenire di aspettative di progresso nel periodo dell’ecatombe di ben 2 guerre mondiali.

E’ la classe media che riempie i banchi del Parlamento nazionale nel dopoguerra nella rinascita di una nazione travolta da un conflitto.

Era un borghese persone come Mattei figlio di un maresciallo dei Carabinieri, era un borghese La Pira sindaco di Firenze, come lo erano i maggiori rappresentanti dei partiti politici.

Poi negli ultimi decenni questa classe è entrata in crisi. Molteplici le cause ed ancora più drammatici gli effetti. Le famiglie, nucleo fondamentale della società, sono state distrutte da modelli sociali che ne hanno snaturato ogni funzione, la scuola è divenuta parcheggio di generazioni ove il processo più che educativo è divenuto progressivamente diseducativo. La bramosia del potere, le lotte politiche, la famelicità del denaro ha completato l’opera.

Non è necessario essere sociologi, psicologi od analisti dell'”inutile” per verificare quanto è sotto gli occhi di tutti. Le città metropolitane sono divenute laboratori delle nuove miserie materiali ed umane. La follia dei social, dei tik tok, la infame stupidità della società liquida, del cancel culture, hanno avvelenato gli ultimi pozzi di civiltà.

Nella recente visita in Giappone il nostro Primo Ministro Giorgia Meloni ha dichiarato che la IA ampliando il divario tra ricchezza e povertà rischia di spazzare definitivamente la classe media.

Avremo quindi il ritorno di una aristocrazia, o meglio di una tecnocrazia dominus assoluta delle dinamiche sociali e produttive. Dall’altra parte la vicenda delle marce dei trattori fa ritornare sul palcoscenico della Storia un proletariato agricolo per troppo tempo addormentato.

I conflitti sociali ed economici aumenteranno a causa della mancanza del segmento intermedio che per cultura e capacità era stato il giusto interprete delle evoluzioni sociali.

Scriviamo di politica. La Democrazia è la naturale espressione della classe media o borghese e non è necessario ricordare un certo Carlo Marx che completamente sconosciuto alle élite radical chic designò i principi della lotta di classe anticipando le evoluzioni del socialismo sui binari di quelle che diventeranno le democrazie occidentali. Come non è pleonastico che la classe media la ritroviamo solo in Occidente essendo sconosciuta o mal vista nei regimi totalitari ancora in essere al mondo o dove per motivi demografici ed economici in larga parte del mondo non può svilupparsi.

Siamo ad una nuova svolta della Storia. Le tecnocrazie di Davos, Russia e Cina, l’instabilità del Medio Oriente, le incongruenze delle politiche europeiste, le sfide energetiche impongono nuovi attori e questi vogliono eliminare l’ultimo baluardo della Libertà, la “classe media”.

Bisogna esserne consapevoli, bisogna comprendere che trattasi di nuovi assetti economici, sociali, geopolitici, ma che di fondo sono temi che toccano le libertà individuali di tutti.

Che fare quindi? Si potrebbe dare una risposta di Fede se come lo scrivente si dichiara cattolico apostolico romano, ovvero assumere posizioni stoiche, ma non basta. Sarà necessario avere una nuova visione del futuro, fare tesoro delle esperienze del passato, lavorare duramente nel presente e preparare nuovi scenari attraverso la ridefinizione dei parametri dei comportamenti correnti, nel ristabilire i principi di legalità non subordinati alle lotte intestine tra apparati dello Stato, vergare modelli sociali abietti, ricostruire la socialità nei fatti e non attraverso wazap. Affrontare le sfide con coraggio e determinazione lasciando alla loro sorte chi preferisce perdere i pochi neuroni rimasti alle chat…..

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  • Redazione

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