Home Politica estera HAMAS, CON L’ATTACCO A ISRAELE, HA ROTTAMATO L’ONU

HAMAS, CON L’ATTACCO A ISRAELE, HA ROTTAMATO L’ONU

0

Uno degli effetti della guerra di Gaza, innescata dalla brutale aggressione del 7 ottobre di Hamas a Israele,  è lo sgretolamento dell’Onu e la messa in chiaro della sua inutilità.

Domani il Consiglio di sicurezza dell’Onu si riunirà per esaminare la decisione della Corte internazionale di giustizia (dell’Onu) che ha chiesto a Israele di impedire un “genocidio” a Gaza, ma non ha chiesto il cessate il fuoco.

Il Consiglio di sicurezza si troverà però di fronte alla richiesta di Israele di prendere provvedimenti contro i leader dell’Unwra, dopo che 12 dipendenti dell’agenzia delle Nazioni Unite, sono stati indicati come esecutori, assieme ai militanti di Hamas, della strage del 7 ottobre.

Il ministro degli esteri israeliano Israel Katz ha dichiarato: “Chiediamo all’Onu di assumere azioni immediate contro la leadership dell’Unrwa. Per anni abbiamo messo in guardia: l’Unrwa perpetua il tema dei rifugiati, ostacola la pace e serve come braccio civile di Hamas a Gaza”. Katz ha sottolineato che l’Unrwa “deve pagare un prezzo per le sue azioni. L’Unrwa non è la soluzione”.

Le rivelazioni di Israele sulle responsabilità dell’Unrwa ha avuto come effetto immediato la sospensione dei finanziamenti all’Agenzia dell’Onu sospesi da Usa, Italia, Regno Unito, Canada, Australia, Finlandia e Germania, Finlandia.

Secondo il dossier israeliano fornito al governo degli Stati Uniti e reso noto dal New York Times, su 12 degli degli impiegati licenziati dall’Unrwa (Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel vicino oriente) 10 sono membri di Hamas e uno della Jihad islamica.

Le prime notizie sulla responsabilità dei dipendenti dell’Onu sono state rese note lo stesso giorno del pronunciamento della Corte internazionale di giustizia.

L’Unrwa ha trascinato nella bufera l’Onu, non solo per lo stop ai fondi, ma anche per le reazioni che, nonostante tutto, vengono dal proprio interno. Philippe Lazzarini, responsabile dell’agenzia dell’Onu, ha definito “scioccante” la decisione di alcuni Paesi di sospendere i finanziamenti ed è stato immediatamente invitato a dimettersi dal ministro israeliano Katz.

L’Onu è preso tra due fuochi di fila. Da una parte chi chiede alla Corte e allo stesso Consiglio di sicurezza di bloccare l’intervento su Gaza e dall’altro Israele che svela le connivenze dell’Agenzia Onu con il terrorismo di Hamas.

La riunione del Consiglio di sicurezza, che si terrà domani alle 17, ora italiana, è stata chiesta dall’Algeria “al fine di dare effetto esecutivo alla decisione della Corte internazionale sulle misure provvisorie imposte all’occupazione israeliana”, ma si troverà di fronte una posizione israeliana forte del fatto che l’Onu ormai è, di fatto, parte in causa.

Il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, ha detto a chiare lettere che “Israele farà in modo che l’Unrwa non sia parte del dopoguerra a Gaza” e che lavorerà per ottenere il sostegno bipartisan negli Usa, nell’Ue e in altre nazioni a livello globale a favore della linea politica volta a fermare le attività dell’Unrwa a Gaza. 

Ormai non ha più alcuna importanza il pronunciamento che uscirà del Consiglio di sicurezza, organismo peraltro sterilizzato dai veti, perché con il suo coinvolgimento nell’attacco a Israele l’Onu ha perso la faccia e la credibilità.

Del resto è lo stesso segretario generale Guterres che, pur condannando senza appello i massacri di Hamas, allo stesso tempo ha puntato più volte il dito contro Tel Aviv per la “punizione collettiva” dei palestinesi e il rifiuto del premier Benyamin Netanyahu della soluzione dei due Stati.

Gli Usa hanno sottolineato che l’Unrwa “svolge un ruolo fondamentale nel fornire assistenza salvavita ai palestinesi: il loro lavoro ha salvato vite umane ed è importante che l’agenzia affronti queste accuse e adotti tutte le misure correttive appropriate, inclusa la revisione delle politiche e delle procedure esistenti”, ma questo non ha impedito di sospendere i finanziamenti.

Anche Bruxelles, tramite la Commissione Ue e l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri Josep Borrell, ha espresso “estrema preoccupazione” per le accuse, ribadendo “la sua più ferma condanna degli attacchi dei terroristi di Hamas contro Israele, che non hanno alcuna giustificazione”.

“L’Unrwa ha svolto per molti anni un ruolo fondamentale nel sostenere i rifugiati palestinesi vulnerabili nell’accesso a servizi vitali ed è un partner cruciale della comunità internazionale, compresa l’Ue – si legge nella dichiarazione -. Siamo in contatto con l’Unrwa e ci aspettiamo che fornisca piena trasparenza sulle accuse e prenda misure immediate contro il personale coinvolto”. Israele, da parte sua, si è scagliato nuovamente contro l’agenzia Onu.

Ormai la realtà non è più celabile.

“Sono martiri ed eroi”, è stato messo nella chat non ufficiale di Unrwa che inneggia ad Hamas a proposito di chi ha attaccato Israele e, secondo un nuovo rapporto , l’intelligence israeliana stima che circa il 10% di tutti i dipendenti dell’Unrwa a Gaza abbiano legami con organizzazioni terroristiche, oltre ai 12 dipendenti coinvolti nell’attacco terroristico del 7 ottobre nel sud di Israele.

Il Wall Street Journal ha scritto che le informazioni condivise da Gerusalemme con gli Stati Uniti indicano che dei circa 12.000 dipendenti di Gaza dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, circa 1.200 hanno legami con Hamas o con la Jihad islamica palestinese.

Il rapporto afferma inoltre che circa il 50% dei dipendenti dell’agenzia delle Nazioni Unite a Gaza hanno almeno un parente stretto con legami con i gruppi terroristici.

L’Associated Press ha affermato di aver visto un documento israeliano in cui si afferma che almeno 190 operatori dell’Unrwa erano essi stessi agenti di Hamas o della Jihad islamica.

Secondo il dossier, fornito lunedì al Wall Street Journal dal governo degli Stati Uniti, un consulente scolastico dell’Unrwa di Khan Younis, nel sud di Gaza, era sospettato di aver collaborato con suo figlio per rapire una donna israeliana, mentre un assistente sociale della città di Nuseirat, nel centro di Gaza, era accusato di aver contribuito a rapire un soldato israeliano morto a Gaza.

Secondo il New York Times, un terzo dipendente dell’nrwa avrebbe preso parte “al massacro in un kibbutz dove morirono 97 persone” – apparentemente il Kibbutz Be’eri, devastato il 7 ottobre dall’attacco guidato da Hamas.

Un altro lavoratore sarebbe stato rintracciato sul luogo del festival musicale Supernova vicino a Re’im, dove furono massacrate 360 ​​persone, mentre altri coordinarono la logistica e procurarono armi prima e il 7 ottobre.

Nella lista dei 12 uomini figurano anche un insegnante dell’Unrwa accusato di essersi armato di un razzo anticarro, un altro insegnante accusato di aver filmato un ostaggio e il direttore di un negozio in una scuola dell’Unrwa accusato di aver aperto una sala di guerra per la Jihad islamica.

Parlando al Wall Street Journal, un alto funzionario del governo israeliano ha detto: “Il problema dell’Unrwa non sono solo le mele marce coinvolte nel massacro del 7 ottobre. L’istituzione nel suo insieme è un rifugio per l’ideologia radicale di Hamas”.

Le accuse contro l’Unrwa sono le ultime di una lunga serie di denunce israeliane nei confronti dell’agenzia delle Nazioni Unite, ad esempio quella che permette che l’incitamento anti-israeliano venga insegnato nelle sue centinaia di scuole e che parte del suo personale collabora con Hamas. 

La vicenda, come si può ben vedere, mette in discussione pesantemente la credibilità delle Nazioni Unite, in quanto, le accuse rivolte all’Unrwa sono pesantissime e coinvolgono direttamente la responsabilità dei vertici dell’Onu.

Non solo. La questione avrà delle conseguenze anche all’interno degli Usa.

L’amministrazione Trump, infatti, aveva sospeso i finanziamenti all’agenzia nel 2018, ma il presidente degli Stati Uniti Joe Biden li ha ripristinati.

Inoltre, la scoperta di una connivenza tra Hamas e l’Unrwa apre una questione ben maggiore, che riguarda l’intero intervento dell’Agenzia.

Oggi ci sono 58 campi profughi designati in cui opera l’Unrwa, in Giordania, Libano, Siria, Cisgiordania e Striscia di Gaza. A differenza della maggior parte dei rifugiati di guerra nel mondo, l’agenzia riconosce come rifugiati i discendenti degli sfollati nel 1948 durante la guerra d’indipendenza di Israele, indipendentemente dalle loro circostanze.

Ora è chiaro che anche in questi altri luoghi il sospetto che vi siano reti di connivenza sorgerà e, infatti, a fronte delle affermazioni di un portavoce dell’Unrwa che ha affermato che se i finanziamenti non verranno ripristinati, non sarà possibile continuare le operazioni a Gaza e in tutta la regione oltre la fine di febbraio, la Germania ha risposto che l’Unrwa non è l’unica fonte di aiuti umanitari per i palestinesi e che si possono esplorare altre strade.

Il disastro è enorme e l’Onu ne esce a pezzi.

Si può ben dire che Hamas abbia rottamato l’Onu.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui