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UNA RIFLESSIONE SU VICO

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di Sergio Restelli

Giambattista Vico, seppe rendere grazia alla disgrazia, di mediocre statura, abito del corpo adusto, naso aquilino, occhi penetranti in cui fiammeggia la sua mente acuta, acume critico e intelligenza filosofica: precursore dell’ermeneutica, dell’antropologia culturale, di una visione ciclica della storia alternativa al progressismo illuminista, si pone così l’accento sul coraggio intellettuale del filosofo nell’aver anticipato paradigmi poi sviluppati solo molti decenni dopo. Antesignano della cultura mediterranea in antitesi a quella nordica, si coglie così appieno il nucleo identitario del pensatore napoletano; pensava in un modo tutto suo, da credente e da fine ragionatore insieme, da poeta e da filosofo, in mezzo a eruditi e dotti atei e razionalisti, precursore della temperie illuminista che avrebbe scosso il mondo nei decenni a venire.

Quest’uomo, afflitto da problemi economici, spesso umiliato e deriso, bistrattato dagli intellettuali della sua epoca, riuscì a dare finalmente un’organica sistemazione al suo pensiero nella SCIENZA NUOVA, percepisce il tessuto segreto che sostanzia il mondo, intuisce il suo dispiegarsi nelle vicende umane secondo un ritmo ternario, come quello di un valzer in cui si giri continuamente in tondo e si rimanga sostanzialmente in un percorso immutabile, già stabilito ed eterno, il cui ritmo ternario è dato da SENSO, FANTASIA e RAGIONE, che danno luogo ad età umane che lui definisce degli DEI, degli EROI e degli UOMINI. Il ritmo ternario della esperienza umana è composto da tre elementi fondamentali: senso, fantasia e ragione.

Questi tre aspetti combinati danno origine a tre diverse fasi dell’umanità: quella degli dei, degli eroi e degli uomini. Nella fase degli dei, il senso prevale e domina, portando a una comprensione del mondo attraverso la percezione sensoriale e una connessione più istintiva con la realtà. Durante questa fase, la fantasia svolge un ruolo importante nello sviluppo dei miti, delle leggende e delle credenze religiose. Nella fase degli eroi, la fantasia inizia ad emergere in modo più prominente, affiancata dalla ragione. Gli eroi, che incarnano concetti come il coraggio, la forza e la saggezza, diventano figure mitiche con capacità sovrumane e tragiche storie di vita. Infine, nella fase degli uomini, la ragione matura e diventa preminente.

Questo stadio è caratterizzato da un approccio più razionale e logico al mondo, con l’utilizzo di regole e leggi per guidare la società. La fantasia e il senso continuano a giocare un ruolo, ma sono modulati dall’influenza della ragione. In sintesi, Vico riconosce l’importanza di tre elementi cruciali nella comprensione e nell’evoluzione umana: senso, fantasia e ragione. Questi elementi si combinano per creare differenti fasi dell’umanità, ognuna con le sue caratteristiche distintive, un precursore dell’ermeneutica, dell’antropologia culturale, di una visione ciclica della storia alternativa al progressismo illuminista, evidenziando come già allora fossero delle vere e proprie rivoluzioni concettuali. Un uomo secco e appartato, apparentemente pedante e non proprio amato nel suo tempo, perché pensava in un modo tutto suo, da credente e da fine ragionatore insieme, da poeta e da filosofo, in mezzo a eruditi e dotti atei e razionalisti, precursori della temperie illuminista che avrebbe scosso il mondo nei decenni a venire.

Quest’uomo, afflitto da problemi economici, spesso umiliato e deriso, bistrattato dagli intellettuali della sua epoca. “‘O professore”, come rievoca un suo studente, era piccolo e dimesso, “come nu’ ciucciariello mortificato” quando entrava in classe, ma poi cominciava a parlare e, da “brutto e vecchino” si illuminava e diventava bello e raggiante, si trasformava”. Era la sua MENTE EROICA che traspariva dagli occhi “inquieti, guizzanti, come spiritati”. La vita familiare e domestica del professore si dibatteva tra problemi materiali grandi e piccoli, che a volte lo avrebbero spinto ad umiliarsi presso i potenti del tempo, chiedendo aiuto e cariche, come quella di “Historiografo regio” ottenuta in tarda età da Carlo di Borbone.

Ma pur tra i bisogni e i lutti, gli strepiti casalinghi e le amarezze professionali, il suo pensiero si immerge nelle pieghe e nei risvolti della Storia, della poesia, della filosofia e della religione, con il chiaro intento di calare L’IDEALE nel REALE e poi a ritroso rintracciare nel REALE le costanti eterne, consustanziali in ciascun essere umano come in ogni società fin dai tempi più remoti: religioni, nozze, funerali, leggi e potere garantiti dalla forza, tradizioni e credenze simili ai quattro angoli del globo. Fin dalle prime prolusioni di inizio anno accademico, dal “De antiquissima italorum sapientia”, Vico percepisce il tessuto segreto che sostanzia il mondo. Intuisce il suo dispiegarsi nelle vicende umane secondo un ritmo ternario, come quello di un valzer in cui si giri continuamente in tondo e si rimanga sostanzialmente in un percorso immutabile, già stabilito ed eterno. Il ritmo ternario è dato da SENSO, FANTASIA e RAGIONE, che danno luogo ad età umane che lui definisce degli DEI, degli EROI e degli UOMINI.

Quando riuscì a dare finalmente un’organica sistemazione al suo pensiero nella SCIENZA NUOVA, il professore sentì di aver compiuto la sua missione, e disse di averne acquisito una consapevolezza in qualche modo eroica, che gli toglieva qualsiasi timore della morte. Revisionò la sua opera maggiore fino alla fine, dopo aver pagato la prima edizione a sue spese. Ma il mondo accademico del suo tempo era troppo poco in sintonia rispetto al suo idealismo cattolico, e lo ignorò, quando non lo derise, chiamandolo dispregiativamente “Scartesio”, perché si opponeva al razionalismo in voga. Perciò il suo disegno, il suo valzer, rimasero a lungo incompresi e inascoltati, come un ordigno inesploso,

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