Far tacere Border Nights: lo scandalo della censura
La mannaia della censura non si abbatte mai a caso: colpisce le fonti di informazione ritenute più fastidiose. Un vero e proprio stillicidio, in questi ultimi anni: a soccombere è chi alza il tiro – a torto o a ragione – su argomenti-tabù: dall’analisi sulle complesse responsabilità all’origine della guerra nel Donbass fino all’indiscriminato bombardamento di Gaza, che miete migliaia di vittime tra i civili inermi. Un’inviolabile area-pericolo, per gli informatori indipendenti, è quella delle notizie sulle reazioni avverse denunciate in seguito all’inoculazione dei sieri genici presentati come vaccini C-19. A farne le spese è oggi il canale “Border Nights”: addirittura “demonetizzato” da YouTube dopo aver pubblicato scomode interviste di argomento sanitario.
Il malcostume del bavaglio – cui le major ricorrono ormai in modo sfrontato, sicure dell’impunità di cui godono – solleva pesanti dubbi sulla reale fisionomia dell’attuale società occidentale, che pure insiste nel pretendersi più libera e democratica di altre. Era dai tempi delle dittature novecentesche che non si vedeva un tale accanimento sistematico contro la libertà di parola: l’ostinata volontà censoria, che tradisce l’intrinseca debolezza di un certo potere (evidentemente allarmato dalla circolazione delle “verità clandestine”), può ricordare i tempi non esattamente felici dell’assolutismo monarchico, l’epoca del Papa-Re.
Non si tratta di difendere a priori la validità delle tesi esposte, ma innanzitutto il diritto di esporle (nel pieno rispetto delle leggi) senza incorrere in sanzioni privatistiche che, di liberale e democratico, non hanno proprio nulla. Triste corollario: il perdurante silenzio del mainstream media. Giornali e Tv non si limitano a tacere molte notizie fastidiose per l’establishment; si guardano bene dal segnalare altre notizie, quali appunto i continui atti di censura ai danni delle tante voci indipendenti. Un atteggiamento che può suonare umiliante, per l’intera categoria: perché non esprimere la minima solidarietà, umana e professionale, a chi si batte da anni – con mezzi irrisori – per garantire al pubblico l’accesso a informazioni altrimenti non disponibili?
Esistono precedenti illustri, come la cancellazione permanente e definitiva del canale YouTube di “ByoBlu”, battistrada dell’informazione indipendente sul web in Italia. Analogo il caso più recente di “VisioneTv”, letteralmente espulsa da Facebook (con un’aggravante: quell’emittente è collegata a un partito politico, Democrazia Sovrana Popolare). Ancora diverso, volendo, il caso di “Border Nights”: la penalizzazione finanziaria mira chiaramente a ostacolare materialmente il lavoro del suo creatore, Fabio Frabetti, giornalista professionista, in prima linea da molti anni sul fronte delle notizie più difficili da veicolare.
Se il clima emergenziale esploso nel 2020 ha dato fiato a svariate voci di protesta, pronte a denunciare la “dittatura sanitaria” in atto, alcuni canali social – come “Border Nights”, appunto – hanno alle spalle una storia giornalistica assai più lunga, più che decennale. Spesso, “Border Nights” ha fatto notizia: come quando, nel 2018 (attraverso Gianfranco Carpeoro), ha svelato le trame, anche francesi, ordite per impedire a Marcello Foa di diventare presidente della Rai. Una denuncia clamorosa, che potrebbe anche aver contribuito a scoraggiare le forze ostili alla nomina di Foa.
Non si contano i contributi offerti da “Border Nights” per aprire gli occhi su realtà poco visibili: dal mondo delle superlogge sovranazionali (Gioele Magaldi) all’oscuro fenomeno dei delitti rituali (Paolo Franceschetti). Quello di “Border Nights” non è mai un giornalismo “gridato”: non c’è spazio per insulti, toni esasperati, illazioni iperboliche. Ogni settimana, Frabetti trasmette una seguitissima diretta con un caposcuola come Massimo Mazzucco, per analizzare l’attualità. E il rapporto Stato-cittadino viene impietosamente monitorato in un altro appuntamento periodico, quello con l’avvocato Alessandro Fusillo.
La sensazione è che su “Border Nights” possa trovare liberamente spazio chiunque abbia qualcosa di importante da dire: protagonisti della cronaca, autori di saggi storici, economisti. C’è posto persino per la visione gnosticheggiante di “Aurum” e le analisi geopolitiche di Fausto Carotenuto, già consulente dell’intelligence, ora interprete di un punto di vista “steineriano” sulla filosofia che guiderebbe i maggiori eventi. Di recente, è risultato prezioso il contributo offerto da Dmitrij Koreshkov sui rapporti sotterranei che collegano il Cremlino all’Occidente.
Oggi, la tagliola della “demonetizzazione” – imposta da privati – mette in pericolo la sopravvivenza di questo patrimonio, che è pubblico. Anni fa, in un convengo parlamentare, Frabetti diede un consiglio agli aspiranti reporter: meglio crearsi un canale proprio, piuttosto che sperare di riuscire a fare vero giornalismo nelle testate mainstream. Ora, anche quella strada sembra complicarsi. Evidente, intanto, la necessità di supportare “Border Nights” con singole donazioni, per consentirle di sopravvivere. Ma soprattutto: perché la politica continua a tacere, sullo scandalo della censura che colpisce gli informatori indipendenti?