Home Politica UNA ROTONDA PER FRANCESCO: INVERSIONE A U CONTRO IL TRANSUMANESIMO

UNA ROTONDA PER FRANCESCO: INVERSIONE A U CONTRO IL TRANSUMANESIMO

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C’è sempre, di questi tempi, una rotonda che ti consente di compiere un’inversione a U e così una rotonda è stata offerta anche a Jorge Mario Bergoglio, il quale, dopo aver firmato senza leggerla la Fiducia supplicans, preparatagli da un altro argentino messo a ricoprire l’incarico che fu di Joseph Ratzinger, ieri, durante l’incontro con il corpo diplomatico ha messo in chiaro che l’utero in affitto e il gender fluid vanno condannati e ha chiesto alla comunità internazionale di provvedere in materia.

Vediamo cosa ha detto il Papa argentino, con un’inversione a U che fa capire che il vento delle periferie si è fatto sentire e che ha detto basta ad una deriva che ormai stava portando (non è detto che non accada) ad uno scisma.

“Purtroppo – ha detto Bergoglio – , i tentativi compiuti negli ultimi decenni di introdurre nuovi diritti, non pienamente consistenti rispetto a quelli originalmente definiti e non sempre accettabili, hanno dato adito a colonizzazioni ideologiche, tra le quali ha un ruolo centrale la teoria del gender, che è pericolosissima perché cancella le differenze nella pretesa di rendere tutti uguali”.

“La via della pace – ha scandito Bergoglio – esige il rispetto della vita, di ogni vita umana, a partire da quella del nascituro nel grembo della madre, che non può essere soppressa, né diventare oggetto di mercimonio. Al riguardo, ritengo deprecabile la pratica della cosiddetta maternità surrogata, che lede gravemente la dignità della donna e del figlio. Essa è fondata sullo sfruttamento di una situazione di necessità materiale della madre. Un bambino è sempre un dono e mai l’oggetto di un contratto”.

“Auspico – è stato l’appello di Bergoglio – pertanto, un impegno della Comunità internazionale per proibire a livello universale tale pratica. In ogni momento della sua esistenza, la vita umana dev’essere preservata e tutelata, mentre constato con rammarico, specialmente in Occidente, il persistente diffondersi di una cultura della morte, che, in nome di una finta pietà, scarta bambini, anziani e malati. La via della pace esige il rispetto dei diritti umani, secondo quella semplice ma chiara formulazione contenuta nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, di cui abbiamo da poco celebrato il 75° anniversario. Si tratta di principi razionalmente evidenti e comunemente accettati”.

E’ del tutto evidente che queste parole vanno ben oltre l’utero in affitto e le teorie gender e colpiscono a fondo la deriva transumanista, che è il sostrato sul quale fioriscono le varie teorie gender, Lgbt+q ecc., l’ideologia woke, la cancel culture, e via discorrendo.

Dire che i nuovi diritti non sempre sono accettabili e che la teoria del gender “è pericolosissima perché cancella le differenze nella pretesa di rendere tutti uguali” è interrompere una deriva, che ha coinvolto anche la Chiesa, e che punta a eliminare le differenza tra maschio e femmina, per un progetto che vuole eliminare la natura e sostituirla con la tecnologia, dove l’umanità non è più un soggetto antropologico, ma tecnologico.

Dire no alla maternità surrogata, all’utero in affitto, e riaffermare che i bambini nascono da una donna significa chiudere la porta non solo a pratiche indecenti, ma dire un secco no a quella più indecente e inumana di tutte: l’utero artificiale.

La fantascienza sta diventando realtà ed è doveroso opporsi ad una deriva transumana e disumana.

Pensiamo ai campi sterminati di Matrix, dove gli uomini “non nascono, vengono coltivati”, o al celebre Il nuovo mondo di Aldous Huxley, in cui gli esseri umani sono prodotti in serie, estrema perversione di una società industriale che ha preso il sopravvento anche sulla nostra biologia.

Nella realtà attuale un utero artificiale è un qualunque dispositivo che riproduca le condizioni in cui un bambino si trova a crescere all’interno dell’utero materno.

I ricercatori del Children’s Hospital di Philadelphia hanno presentato nel 2017 il Biobag: una sacca di plastica molto speciale, in grado di imitare la protezione offerta dalla placenta, colma di una soluzione elettrolitica che mima il liquido amniotico, e dotata di un tubo che viene collegato al feto in via di sviluppo, per replicare le funzioni del cordone ombelicale, filtrando il sangue dalle scorie e dall’anidride carbonica e arricchendolo di nutrienti e ossigeno. Per testarlo, i ricercatori americani hanno utilizzato otto agnellini, inseriti nel dispositivo in un periodo dello sviluppo paragonabile alla 23esima settimana di una gravidanza umana, e lasciati crescere al suo interno per 28 giorni. Al termine dell’esperimento, gli agnelli sono stati estratti dal Biobag e dopo questa nascita artificiale le loro condizioni di salute sono state comparate con quelle di un agnellino di controllo, frutta di una gravidanza tradizionale, senza che emergessero differenze importanti.

I risultati incoraggianti hanno fatto sbilanciare Alan Flake, direttore del Centro per la ricerca fetale al Children’s Hospital di Philadelphia, che all’epoca ha annunciato l’avvio di sperimentazioni cliniche nel giro di 3-5 anni. Per ora però non ci sono state conferme di esperimenti che coinvolgano neonati umani.

Riaffermare che un bambino nasce da una donna significa chiudere la porta al trasumanesimo e prendere, finalmente, le distanze da quel mondo della tecnocrazia finanziaria che guarda al progresso dell’umanità come una trasformazione dell’umano in un transumano, ossia in un essere pianificato, massificato, robotizzato e privato di spirito critico: un essere senza anima e senza capacità di discernimento a disposizione di una ristretta cupola di paranoici che vogliono comandare il mondo.

Dire quello che ha detto Bergoglio agli ambasciatori significa dare un taglio anche a quel fumo di Satana che si è infilato nei sacri palazzi, come aveva profetizzato Paolo VI.

Forse sarebbe ora che lo capissero anche le periferie italiane della Chiesa cattolica, le quali, sulla scia della Cei, sono rimaste le uniche a seguire una deriva che ora pare avere, finalmente, un no deciso ed inequivocabile.

Non va sottovalutata, in questo senso, l’assenza della Curia bergamasca all’incontro di Padre Georg Ganswein in Italia a un anno dalla morte di Benedetto XVI.

Già segretario particolare di papa Ratzinger, l’ex prefetto della Casa pontificia ha trascorso la festa dell’Epifania a Bergamo, nella parrocchia del Sacro Cuore su invito del parroco, don Daniel Boscaglia.

Piena la chiesa per la messa. Folta la partecipazione ad un incontro di riflessione sulla figura di Benedetto XVI. Assente la Curia bergamasca, legata, come quella bresciana, ad un mondo che sostiene il Pd e mal digerisce esternazioni che non siano in linea con l’agenda del cardinal Zuppi.

Padre Georg Ganswein ha parlato di Benedetto XVI come di un uomo la cui vocazione non era la carriera ecclesiastica, ma quella del professore universitario: “Ma una volta arrivato al Soglio – ha detto Georg Ganswein -, affrontando questioni come la pedofilia, aveva un forte senso di responsabilità. Già da cardinale aveva visto che il grosso problema della Chiesa non sono le persecuzioni o gli attacchi da fuori ma la sporcizia che è prodotta all’interno. Questo gli costava molto. Non l’abbiamo mai visto piangere perché era molto controllato e dominava le emozioni ma soffriva”.

Quella di Bergamo è stata un’occasione speciale per ricordare l’ex pontefice, a partire dalle dimissioni e dai dialoghi privati di quei giorni precedenti le dimissioni: “Fu un colpo durissimo. Gli dissi ‘Santo Padre, non può farlo’. Ma mi spiegò che aveva lottato e aveva sofferto, ma non aveva più le forze fisiche e psichiche per esercitare quella responsabilità. Non c’entrano le lobby gay, lo Ior, la pedofilia, Vatileaks – ha proseguito padre Georg – Non è fuggito, non ha detto ‘ne ho le tasche piene’, ma ha rinunciato per amore di Dio e della Chiesa”.

L’incontro di Bergamo si è chiuso con una frase molto significativa da parte del religioso tedesco: “Sento la sua onnipotenza spirituale ma la sua presenza fisica mi manca molto”.

C’è una distanza abissale tra l’onnipotenza spirituale di Benedetto XVI e la banalizzazione della teologia in sociologia da parte del Papa venuto dalla fine del mondo, ma in questo caso, giunto alla rotonda che consente l’inversione a U, forse Bergoglio, giunto sul limes, ha deciso di trasgredire l’agenda per la quale era stato messo sul Soglio di Pietro e tornare alla realtà della natura umana.

Prendiamone atto, in attesa che il suo appello diventi realtà e che la politica faccia il suo mestiere, chiudendo le porte in faccia la trasumanesimo nazista dei ricchi debosciati.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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