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LA GEOECONOMIA E L’ITALIA

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di Savino di Scanno
Secondo l’autorevole Enciclopedia Treccani il termine “Geoeconomia” deve essere attribuito al politologo statunitense Luttwak come disciplina diversa ed autonoma rispetto alla geografia economica, alla economia internazionale, alla geopolitica. Luttwak si ispira agli studi del Professor Krugman con riferimento al testo scritto da quest’ ultimo “Geography and Trade” del 1991.
Si deve intendere come Geoeconomia la materia che studia ed elabora le strategie più efficaci ed efficienti per la crescita della produttività e competizione dei Paesi.
È alla Geoeconomia più che alla Geopolitica la paternità del termine “Sistema Paese” nel contesto degli equilibri internazionali.
Tale contesto contempla la complessità e molteplicità delle dinamiche relative alla produzione industriale, alla ricerca acquisizione e controllo delle fonti energetiche, alle intermediazioni finanziarie internazionali circa il trasferimento tra continenti di beni e servizi comprensivi delle politiche economico fiscali dei dazi doganali, lo sviluppo su territori e profondità marine delle reti di telecomunicazioni e trasporti di energia, delle attività delle aziende statali e società private multinazionali sulla presenza fisica a presidio di territori economicamente sensibili e di interesse strategico.
In dottrina deve essere altresì citato il testo del Professor Paolo Savona e del Generale Carlo Jean “Geoeconomia ” che già nel 1995 avevano dedicato uno studio sulla materia anticipando l’ opera di Jamed Diamond “Armi, Acciaio e Malattie” del 1997 , e l’ opera di David Landes “La Ricchezza e la Povertà delle Nazioni ” del 1998.
Di questi tempi a parte Aspen Institute ed ISPI in Italia, pur in presenza dell’ impossibile in materia di scienziati e professori del “nulla ed inutile eterno” non sembra esserci appassionati del ramo a parte un documento pubblicato nell’ estate 2023 grazie al nostro Ministero degli Esteri e tra gli altri i già citati Aspen Institute ed ISPI.
Bene. A voler leggere “Il Sole 24 Ore” di ieri l’altro si apprende che a causa delle tensioni nel Mar Rosso, Golfo di Aden che interessano le navigazioni sul Canale di Suez fino al Mediterraneo il costo dei noli marittimi in meno di 3 settimane sono raddoppiati superando quota 5.000 dollari per FEU (trattasi dei container da 40 piedi) a cui aggiungere altre voci di costo che variano da un + 500 dollari a + 2.700 dollari per FEU.
Si può facilmente immaginare come la nostra economia reale che vive in modo significativo di import-export internazionale che danno può ricevere. E niente riesce a fare neanche l’imponente flotta occidentale schierata in quell’area a tutela dei propri interessi economici, flotta a cui noi, che dovremmo essere i maggiori interessati, ci dicono partecipiamo con un solo naviglio medio d’altura.
Ma è una questione di Geoeconomia anche l’acquisizione di territori dove si estraggono i famosi materiali definiti “terre rare” come il litio, fondamentale per semiconduttori e batterie, ormai di proprietà dei cinesi da decenni. È un tema di Geoeconomia la presenza cinese e russa in Africa certamente non per raccogliere ortaggi o frutti di stagione. È un problema di Geoeconomia la presenza in Qatar della più importante base aerea militare USA in Medio Oriente giusto la ricchezza di gas naturale oltre che del petrolio di quella parte del mondo.
Ma si potrebbe continuare all’ infinito.
Nelle conclusioni. La Geoeconomia è vitale perché tratta di “fatti” e non di “chiacchiere e distintivo”. Ed i “fatti” necessitano di adeguata Forze Armate e Servizi Segreti Esteri e non missioni di rappresentanza o travet in viaggi premio aziendali.
Non stiamo scrivendo delle follie mentali del metaverso, delle buffonate delle ideologie perverse woke o dello stupidario collettivo dei tik tok. Si scrive di ciò che serve per vivere, lavorare, produrre e per fare questo, come dicono i militari, ci vuole “lo scarpone a terra”.
Ma si sa’ nell’Italietta, dove una donnicciola simpatica, furba, diventata ricca grazie all’ idiozia popolare, che gli ha consentito di raccogliere milioni di “sostenitori” (lo si scrive in italiano perché è tutto da dimostrare il primato della lingua inglese), rileviamo che non si conosce neanche quale è il fiume più lungo della Penisola, sempre se si conosce il significato del termine. Non c’è da meravigliarsi che si diventa poveri e servi di interessi stranieri.
Un ultimo pensiero dedicato al professor Lucio Caracciolo ed ad un suo recente convegno dove si chiedeva se l’Italia fosse o meno un “soggetto geopolitico”. Che il nostro Paese lo sia o meno, chi scrive non può dare una risposta, anche per una questione di stile. Un fatto è certo. L’ Italia è stata senza tema di smentita un soggetto Geoeconomico, e basta ricordare l’IRI a dimostrarlo.

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  • Redazione

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